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Schnabel “La Bce pronta a rafforzare la sua azione Con il Mes nessuna austerità”

BERLINO — In questa prima intervista italiana, Isabel Schnabel, membro del comitato esecutivo della Bce, spiega perché la Bce non ascolterà al Corte costituzionale tedesca, e fa appello a una maggiore solidarietà europea per evitare abissi tra i Paesi. Il Recovery fund dovrà dare anche aiuti e non solo prestiti. Mentre il Mes non porterà austerità, né troika, precisa la banchiera centrale tedesca.
Per la Corte di Karlsruhe il programma di acquisti di titoli governativi della Bce (Pspp), è parzialmente incostituzionale.
Questa decisione mette a rischio l’azione della Bce?
«La Bce è un’istituzione europea, il che significa che la Corte di Giustizia Ue ha la giurisdizione esclusiva sulla Bce e le sue azioni.
Ha deciso nel 2018 che il Pspp è legale. Come sottolineato dalla presidente della Bce, siamo imperterriti nella nostra volontà e abilità di agire. Continueremo a condurre il Pspp, così come le nostre altre misure di politica monetaria, in linea con il nostro mandato. Il messaggio sembra anche essere stato ben capito dai mercati».
Non è pericoloso se una corte nazionale dichiara un verdetto dell’Alta corte europea “ultra vires” o illegittima?
«Non sta a me giudicare gli aspetti legali del verdetto, ma le sue implicazioni vanno chiaramente al di là della Bce. La primazia della legge europea è fondamentale per il funzionamento dell’Ue».
La Bce prevede che l’eurozona, nello scenario peggiore, crolli del 12%. Perché la Bce non ha già agito all’ultima riunione sul Pepp?
«Sì, di fatto stiamo affrontando una crisi molto profonda, che si aggiunge a una crisi umanitaria che ha colpito l’Italia in modo particolarmente grave. La Bce ha risposto in modo energico e rapido per mitigare gli effetti economici e finanziari della crisi. Abbiamo adottato un pacchetto di misure molto ampio, inclusi acquisti aggiuntivi al programma App e il nuovo Pepp. Il quale ci dà un’ampia flessibilità per decidere gli acquisti nel tempo, per classi di asset e giurisdizioni. Stiamo usando questa flessibilità per essere certi che la politica monetaria sia trasmessa a tutti i Paesi dell’euro. E siamo pronti ad aggiustare ampiezza e durata del programma, se necessario».
Rispetto agli Usa la Bce e la Ue stanno facendo troppo poco e troppo tardi?
«Le misure della Bce rappresentano un pacchetto potente. Abbiamo agito in modo rapido e deciso anche perché avevamo già una cassetta degli attrezzi ampia e flessibile a disposizione. Potremmo rapidamente potenziare le misure, ad esempio espandendo i nostri acquisti di cambiali finanziarie, o aggiustando i programmi per le banche. C’è stato anche un buon progresso nell’Ue. Il pacchetto europeo in discussione è un primo passo importante. Ma la maggior parte degli osservatori concorda che serve di più. Il Recovery fund sarà un elemento centrale in queste discussioni. Spero che un consenso per una risposta fiscale efficace al livello europeo possa essere raggiunto, per rispondere adeguatamente alla sfida che stiamo affrontando oggi».
In Germania si discute molto dei rischi legati a tassi di interesse negativi. La Bce ne ha osservato gli effetti. Quali sono le conclusioni?
«I tassi di interesse non sono nel pieno controllo delle banche centrali: è un fatto spesso ignorato nel dibattito pubblico. Esistono trend essenziali macroeconomici che hanno causato una graduale ma persistente caduta in quelli che definiamo i tassi di interesse “reali”.
La politica monetaria non può invertire queste tendenze ampie e macroeconomiche. Ma l’effetto, comunque, è che per stimolare l’economia, i tassi negativi sono necessari. Aumentare i tassi di interesse avrebbe un effetto disastroso sull’economia».
C’è un accusa alla Bce espressa anche da Karlsruhe: fa politica economica e non monetaria.
«Da un punto di vista accademico, la distinzione tra politica monetaria ed economica è difficile. Ma i loro obiettivi sono chiaramente diversi.
E posso assicurarle che la Bce pondera sempre molto attentamente che le sue misure siano adeguate, necessarie e proporzionate».
Mi lasci citare Christine Lagarde: la Bce “è qui per chiudere gli spread”?
«La Bce deve assicurarsi che la sua politica monetaria raggiunga ogni parte dell’area dell’euro. Una divergenza tra gli spread è spesso segno di frammentazione, e la frammentazione danneggia l’efficacia della trasmissione della politica monetaria. Siamo impegnati a contrastare una frammentazione del genere con misure appropriate. E il Pepp è lo strumento giusto, in questo senso.
Previene circoli viziosi e svendite nel mercato dei bond sovrani».
Alcuni pensano che vista la differenza nell’ampiezza degli stimoli nazionali il divario tra Paesi si aggraverà dopo la crisi.
«Concordo che il punto che lei solleva sia importante. C’è il rischio di un aumento dei divari economici, per due ragioni. La prima è che lo shock economico ha colpito tutti i Paesi, ma alcuni più fortemente.
L’Italia è certamente un Paese particolarmente colpito, sia in termini di sofferenze umane sia nelle conseguenze economiche causate dalla pandemia. In secondo luogo, la capacità fiscale di singoli Stati membri di rispondere alla crisi è enormemente diversa. Sarebbe dannoso se i Paesi più colpiti spendessero le somme più piccole per affrontare la crisi. Un risultato del genere deve essere evitato. Ecco perché un’adeguata risposta europea è così importante. Gli intrecci economici forti all’interno dell’area dell’euro implicano che il benessere di un Paese sia importante per tutti gli altri. Quindi non è solo una questione di solidarietà, ma del proprio interesse. Siamo tutti nella stessa barca. Se c’è una falla, l’intera barca affonda. Non dobbiamo permettere che ciò accada – e il modo migliore per farlo è attraverso sforzi coordinati al livello europeo».
Sul Recovery fund la discussione si riduce al fatto se debba concedere prestiti o trasferimenti. E Paesi come l’Italia insistono sui trasferimenti.
«C’è un chiaro rischio di eccessi di debito, dopo la crisi. E non solo nel settore pubblico: anche in quello privato. La maggior parte delle iniziative politiche a favore del settore privato implicano soprattutto prestiti o garanzie. Ma è un approccio che rischia di minare gli incentivi agli investimenti, in futuro. Quindi non è chiaro se rispondere alla crisi solo con prestiti sia la giusta soluzione. Quanto al settore pubblico, avremo bisogno di un misto di prestiti e trasferimenti, per affrontare le conseguenze economiche della crisi. E il miglior modo di ridurre il debito dopo la pandemia è quello di rafforzare la crescita. È questo il motivo per cui il Recovery fund è così importante.
Deve essere garantito che questo fondo sostenga investimenti per rafforzare la crescita economica, in futuro».
Alcuni populisti in Italia sostengono che se chiederemo accesso all’Esm, prima o poi avremo in casa la troika.
«La proposta attuale prevede che oggi un eventuale accesso all’Esm non porterebbe, un domani, a programmi di aggiustamento economici. Capisco perfettamente che ci sia il timore dell’austerità. Di sicuro non è ciò di cui abbiamo bisogno, nel quadro attuale. Ciò è stato assolutamente compreso dai leader europei».
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