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Schiaffo alla Merkel bocciata sui migranti

BERLINO. Angela Merkel ha già messo le mani avanti nei giorni scorsi. È abituata ad «attraversare tempeste», ha detto, ostentando un’aria tranquilla. Ma il risultato uscito ieri dalle urne di tre Land non è una tempesta, è un uragano. Cinque anni fa i populisti di destra dell’Afd neanche esistevano, ieri hanno convinto un elettore su quattro in Sassonia- Anhalt a votarli e hanno conquistato percentuali a due cifre — tra il 12 e il 15% — anche in due regioni occidentali, Baden- Württemberg e Renania-Palatinato, tradizionalmente meno sensibili ai richiami della destra. Altissima anche l’affluenza, a dimostrazione che il tema dei profughi, che ha prevalso nella campagna elettorale, ha attirato molti tedeschi alle urne. E tra i simpatizzanti conquistati dall’Afd, secondo prime analisi dei flussi, oltre a una quota importante di ex Cdu, sembra ci sia una fetta enorme di astensionismo. In serata la leader del partito, Frauke Petry, ha respinto i tentativi di definirlo un voto di protesta: «Peschiamo in tutto lo spettro della società, la verità è che le tradizionali Volksparteien hanno perso». Certo è che il comandamento del vecchio leone della Csu bavarese, Franz-Josef Strauss, che sosteneva che gli sforzi dei conservatori dovessero andare nella direzione di non far mai nascere nulla a destra della Cdu/Csu, sembra sepolto.
La sconfitta è bruciante anche per i due partiti di governo, Cdu e Spd. Certo, c’è stato una sorta di “bonus del governatore” che ha risparmiato i presidenti in carica delle “Volksparteien” dai tracolli generali delle loro forze politiche. Ma in cinque anni i socialdemocratici hanno perso metà dei voti in Baden-Württemberg e nel Sassonia-Anhalt, e riescono a conquistare più voti soltanto in Renania-Palatinato, grazie al carisma di una governatrice uscente come Malu Dreyer che ha preso il 37%. Destino simile, anche se non così tragico, per la Cdu. Perde tra i tre e i dodici punti ovunque, ma resta primo partito in Sassonia-Anhalt e salva il governatore Reiner Haseloff. Nel terzo Land la popolarità di Winfried Kretschmann ha fatto schizzare i Verdi a sette punti dalle ultime elezioni, al 31% — un record. In un recente sondaggio il primo governatore dei Grünen della storia ha incassato l’83% di popolarità in una delle regioni più conservatrici del Paese. Ma negli altri due Land gli ambientalisti tedeschi subiscono pesanti perdite, in Renania-Palatinato crollano di dieci punti.
Due dei tre governatori in carica, peraltro, erano a favore della politica delle “porte aperte” dei profughi di Angela Merkel. Peccato che non fossero del suo partito. I tre candidati della Cdu avevano presi tutti le distanze dalla cancelliera e un interessante sondaggio degli ultimi giorni sostiene che metà dell’elettorato Cdu di queste regioni giudicava la loro posizione un “atto di slealtà” nei confronti della capa del loro partito. Difficile indovinare cos’abbiano votato. E non è neanche così univoco, dunque, il voto incassato dai cristianodemocratici: è a favore o contro la linea di Angela Merkel? In ogni caso, il fatto che i suoi candidati abbiano perso in due regioni su tre è un’altra notizia funesta. La debolezza dei partiti tradizionali e la forza dei “parìa” Afd — con cui chiunque si rifiuta di governare — rende anche più difficili i pronostici sulle future coalizioni. Fioccano scenari a tre, che renderanno più instabili i governi. Oggi non è un giorno come un altro, per Angela Merkel, non potrà far finta di niente. Né potranno girarsi dall’altra parte, come stanno disperatamente cercando di fare i vertici della Spd. Per il vicecancelliere Sigmar Gabriel è una sconfitta storica, difficile che ora una candidatura per la cancelleria.

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