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Schengen, via alla riforma: sarà battaglia

Ripristinare la libera circolazione all’interno dell’Unione. La Commissione Ue ha presentato una strategia per rafforzare le frontiere esterne dell’area Schengen ed evitare il prolungarsi dei controlli all’interno dell’area introdotti da diversi Paesi dal 2015, in seguito agli attentati terroristici, e accentuati dalla pandemia. Francia, Germania, Svezia, Danimarca, Austria e Olanda hanno ancora i controlli alle frontiere.

«Le chiusure generalizzate non coordinate non dovrebbero compromettere uno dei più grandi successi dell’integrazione europea», ha spiegato il vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas, che ha presentato la proposta con la commissaria agli Affari Interni Ylva Johansson. «Una Schengen più forte deve essere ancorata a una gestione efficace delle frontiere esterne dell’Ue, una maggiore cooperazione di polizia e gestione della migrazione, una migliore preparazione e governance con un meccanismo di valutazione rivisto, un allargamento ai Paesi pronti per l’adesione», ha twittato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. Riforma di Schengen e questione migratoria sono due dossier molto delicati, che l’Italia preferirebbe mantenere cautamente separati finché non sarà trovata un’intesa complessiva bilanciata tra responsabilità e solidarietà. Come spiegano fonti diplomatiche europee il legame tra Schengen e migrazione piace molto ai Paesi nordici, oltre che a Francia e Germania, che si trovano a fronteggiare i movimenti secondari di migranti. I negoziati sul nuovo patto per la migrazione e l’asilo stanno andando a rilento. Le frontiere si possono anche blindare ma i salvataggi in mare — viene osservato — sono operazioni umanitarie obbligatorie previste dalle convenzioni internazionali. La responsabilità della gestione dei migranti irregolari non può essere lasciata sulle spalle dell’Italia, per questo il tentativo è di raggiungere un accordo complessivo.

Bruxelles propone di agire su tre livelli. Quello dei confini esterni dell’Ue: rafforzando i controlli alle frontiere utilizzando il corpo permanente della guardia di frontiera e costiera in fase di dispiegamento (dovrebbe raggiungere le 10 mila unità entro il 2027), e rendendo interoperabili i sistemi informativi per la registrazione degli ingressi e delle uscite entro il 2023. La Commissione invita inoltre i colegislatori (Consiglio e Parlamento Ue) ad adottare rapidamente la proposta sullo screening delle persone che attraversano i confini senza autorizzazione, contenuta nel nuovo patto sulla migrazione e l’asilo. C’è poi il livello interno, dove deve aumentare la collaborazione tra gli Stati e le polizie nazionali con la messa in comune di informazioni. Infine la governance: viene proposta la revisione del meccanismo di valutazione annuale (quest’anno oggetto di monitoraggio sarà l’Italia) per «garantire che eventuali carenze siano individuate e risolte rapidamente».

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