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Schäuble frena sull’unione bancaria

A qualche settimana dalla presentazione da parte della Commissione europea di un progetto di ente dedicato alla risoluzione delle banche in crisi, i 27 non mancano l’occasione per tentare di influenzare l’esecutivo comunitario. Ieri la Germania ha ribadito la necessità di un cambiamento dei trattati nel caso della nascita di una autorità unica. Di diverso avviso, la Banca centrale europea che ieri ha sottolineato l’urgenza di un assetto omogeneo e centralizzato.
A ridosso della riunione mensile dell’Eurogruppo, il ministro tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble ha spiegato che un’autorità unica di risoluzione delle banche violerebbe i trattati europei. In un articolo sul Financial Times, Schäuble ha spiegato che in attesa di una modifica dei testi l’Europa dovrebbe dotarsi di uno schema basato su “una rete” di autorità nazionali di risoluzione delle banche.
L’unione bancaria è composta da vari tasselli: la vigilanza unica, regole omogenee di risoluzione delle banche, un fondo di risoluzione degli istituti di credito, un comune schema di garanzia dei depositi. I 27 hanno trovato un accordo che prevede il passaggio della sorveglianza creditizia dagli Stati membri alla Bce e stanno negoziando regole comuni per la gestione di eventuali crisi bancarie. Dietro alla presa di posizione della Germania sul futuro fondo di risoluzione ci sono considerazioni finanziarie e politiche. C’è certamente il timore di accettare un sistema nel quale il Paese più ricco pagherebbe per gli errori degli altri. Più in generale, Schäuble teme che un’autorità unica di risoluzione delle banche, dotata del denaro necessario per salvare una banca, aprirebbe la porta a una mutualizzazione dei debiti, vietata dai Trattati secondo molti giuristi europei.
«I servizi giuridici del Consiglio e della Commissione hanno posizioni simili – spiega un negoziatore europeo -: dal loro punto di vista la nascita di un’autorità unica non comporterebbe una mutualizzazione dei debiti, solo una condivisione dei rischi». Il nodo è legale, ma in un’ottica tedesca è delicatissimo. Il timore di Schäuble è che un accordo europeo troppo ambiguo possa provocare ricorsi alla Corte costituzionale tedesca, imbarazzanti in un anno elettorale.
Interessante l’opinione della Bce, che vuole avere una controparte all’altezza – federale, non nazionale – quando si tratterrà di salvare una banca: l’unione bancaria deve essere basata su «un comune regime di risoluzione e un comune fondo di risoluzione», ha avvertito Jörg Asmussen a Die Welt. Il membro (tedesco) del comitato esecutivo ha poi aggiunto: «L’intero pacchetto deve nascere in contemporanea alla vigilanza unica». Le divergenze tra i Paesi sono simili a quelle emerse sugli Eurobonds.
Il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha cercato di buttare acqua sul fuoco: «Credo che i tedeschi stiano mettendo sul tavolo questioni comprensibili, che bisognerà risolvere. Ma non vedo perché ciò dovrebbe fermarci nel fare progressi sull’unione bancaria».

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