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Scelta sugli interessi bancari

Sugli interessi bancari la palla passa ai correntisti. Sono chiamati a scegliere se acconsentire o no all’addebito in conto degli interessi passivi maturati nell’anno. E la scelta è molto delicata: gli interessi addebitati diventano capitale e produrranno interessi. Cioè si verificherà l’anatocismo. È il nuovo regime dell’articolo 120 del Testo unico bancario (dlgs 385/1993), modificato dall’articolo 17-bis del decreto legge 18/ 2016, che partirà dal 1° ottobre 2016.

I correntisti avranno due mesi di tempo dalla comunicazione che riceveranno dalla propria banca per esprimere la loro volontà, in caso rifiutassero l’addebito in conto degli interessi.

La decorrenza è stabilita dalla delibera del Comitato interministeriale per il credito e il risparmio (Cicr) del 3 agosto 2016 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 212 del 10 settembre 2016), che all’articolo 5 scrive l’agenda dell’operazione.

Sono ai nastri di partenza, dunque, le novità che, almeno in un caso, hanno l’effetto di ripristinare gli interessi sugli interessi. Tuttavia i correntisti hanno qualche margine di manovra, se vogliono scongiurare questo effetto.

L’impostazione del decreto legge 18/2016 e della conseguente delibera del Cicr separa gli interessi dal capitale e stabilisce, in generale, il divieto di interessi su interessi. Tanto è vero che gli interessi devono essere conteggiati a parte e che il correntista potrebbe pagare questo conto a parte.

Tuttavia sia il decreto legge sia la delibera Cicr prevedono che il cliente possa autorizzare, anche preventivamente, l’addebito degli interessi sul conto al momento in cui questi divengono esigibili. In questo caso la somma addebitata è considerata sorte capitale e, quindi, produrrà ulteriori interessi.

Attenzione, però, perché su questa clausola deve essere acquisito il consenso espresso del cliente (articolo 5 del decreto Cicr in commento).

Questo significa che, in assenza di adesione del correntista, gli interessi non potranno essere addebitati in conto. Non solo. La normativa permette al cliente di revocare l’autorizzazione in ogni momento, con effetti per il futuro.

Certamente l’addebito in conto può evitare al correntista incombenze particolari, ma rimane a lui la scelta tra i diversi regimi.

Altro aspetto di particolare rilevanza è la destinazione privilegiata degli accrediti sul conto al pagamento sugli interessi: su tratta di una destinazione, in base al contratto, della liquidità pervenuta con un evidente favor per le banche.

C’è, però, anche da dire che ci sono elementi a favore del cliente.

Innanzitutto c’è la dichiarazione del principio generale per cui gli interessi debitori maturati non possono produrre interessi, salvo quelli di mora.

Inoltre il cliente ha diritto a un preavviso di almeno un mese prima di pagare e comunque gli interessi diventano esigibili dal 1° marzo dell’anno.

Su un piano di par condicio, anche se solo formale, è da considerare la regola per cui, nei rapporti di conto corrente o di conto di pagamento, la legge assicura la stessa periodicità, comunque non inferiore a un anno, nel conteggio degli interessi creditori e debitori. Gli interessi, infatti, sono conteggiati il 31 dicembre di ciascun anno.

Antonio Ciccia Messina

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