Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

“Scelta la strada giusta ma sarà una maratona Italia fuori dalla crisi solo tra cinque anni”

«Sono misure interessanti che vanno nella direzione giusta. Però per abbassare il cambio dell’euro servirà tempo, e ancora di più per rilanciare l’economia. Questa è una maratona, non una gara di velocità. E la parte più dura ancora non è finita: l’economia europea deve prepararsi ad altri tre anni di crescita lentissima, attorno l’1%, e per l’Italia con ogni probabilità ci vorrà ancora di più, anche cinque anni». Nouriel Roubini analizza una per una le misure del pacchetto annunciate da Draghi insieme con il capo economista europeo del suo think tank Rge, Brunello Rosa. «Se il giudizio complessivo non è negativo, aspettarsi risultati eclatanti condurrà solo a disillusioni».

Manca il “bazooka” del quantitative easing, l’acquisto generalizzato di titoli soprattutto pubblici . Perché? Se ne sentirà la mancanza?
«Probabilmente Draghi sta aspettando a lanciare la carta finale del quantitative easing per essere sicuro che sia efficace. Diciamo che i provvedimenti annunciati preparano la strada a questa misura: prima bisogna ripristinare la trasmissione di fondi dalle banche all’economia reale. Non dimenticate che al di là del quantitative easing non c’è quasi più nulla per riequilibrare le valute e imprimere la scossa decisiva all’economia. Se fallisce il quantitative easing non resta che tentare un accordo politico a livello di G-20. Se quello è il bazooka, questa è un’occupazione con i carri armati: si tratta di coinvolgere i governi e le banche centrali in una serie di misure coordinate sui tassi e le valute che riportino i rapporti di cambio a livelli accettabili. Un’operazione ardua, che non può avvenire prima di 18-24 mesi».
A parte quello che non è stato fatto, parliamo di quello che è stato invece annunciato in concreto?
«È positivo il ribasso dei tassi, anche se il mercato l’aveva già scontato. Ora dipende da cosa farà la Fed: in America il quantitative easing finirà in autunno perché non si può continuare a drogare l’economia in eterno, e l’anno prossimo è quello del previsto rialzo dei tassi. Allora il dollaro dovrebbe finalmente rafforzarsi. Ma siamo nel campo delle ipotesi. La Fed si baserà sull’inflazione: se sarà troppo bassa rinvierà il rialzo e gli squilibri globali continueranno ».
Sul terreno dei prezzi, quale sarà l’effetto delle misure della Bce contro la deflazione, il meccanismo diabolico che abbatte l’inflazione ma con essa i valori e i consumi?
«Bisogna andare al di là del dato tecnico: è difficile inculcare nella coscienza collettiva la nozione che i prezzi non scenderanno per sempre. E poi il problema deflazione non è attuale in buona parte dell’Europa. Alcuni piani d’investimento non sono stati posticipati, la discesa dei prezzi al consumonon è generale. Ma c’è un altro dettaglio positivo: nel 2011 la Bce acquistò in emergenza 220 miliardi di titoli dei Paesi periferici, Italia compresa, presenti nei bilanci delle banche che li stavano liquidando facendo alzare i tassi. Per interrompere questo meccanismo, la Bce rilevò i titoli con l’accordo che la liquidità rientrasse rapidamente nella Bce stessa. Ieri Draghi ha abbuonato quest’obbligo: restano nel sistema, ormai a disposizione dell’economia, 140 miliardi ».
E sulle altre misure?
«Anche qui ci sono dei dubbi. Prendiamo i nuovi Ltro, i finanziamenti agevolati alle banche: bisogna stabilire criteri più penalizzanti per gli istituti che, una volta ricevuti i soldi, non li girano all’economia reale. Stando alle bozze in circolazione, è previsto un tasso uguale per tutte le banche, intorno allo 0,25%. Se poi avranno prestato alle industrie potranno restituire i fondi dopo 4 anni, se non lo avranno fatto e saranno tornate all’antica pratica di comprarci titoli per rimpinguare il bilancio, dopo solo due. Troppo poco. Vanno introdotte penalità maggiori per chi non canalizza i soldi sul sistema produttivo. Da qui a settembre la Bce deve correggere questo punto e introdurre controlli efficaci. Sempre in questo quadro, anche sulla definizione di “nuovi finanziamenti” alle aziende ci sono margini di indefinitezza: c’è il pericolo che le banche utilizzino le nuove risorse solo per risolvere delle posizioni scoperte».
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Con una valutazione pari a tre volte i ricavi, ossia di 1,5 miliardi di euro, Cedacri sta per essere...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ecco uno squarcio sui ritardi del piano italiano per accedere ai 209 miliardi del Next Generation Eu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alla fine il governo ha deciso di sposare la linea del Comitato tecnico scientifico: scuole di ogni ...

Oggi sulla stampa