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Scatto dell’export a marzo: +9,2%

Tre miliardi in più. Nessun “tesoretto” scoperto in corso d’opera, piuttosto una dote di valenza ancora maggiore, indice sintetico della nostra competitività internazionale di periodo.
L’export di marzo registrato dall’Istat regala alle aziende una crescita robusta e omogenea, aiutata da alcune componenti non ricorrenti, che tuttavia spiegano solo in parte il balzo del 9,2% su base annua. In termini percentuali si tratta del miglior dato da ottobre 2012, con una spinta certamente più forte in arrivo dai mercati extra-Ue (+13,2%) ma robusta e diffusa anche in Europa. La presenza di una giornata lavorativa in più “regala” su base annua un punto e mezzo alle statistiche, che beneficiano anche delle vendite non ricorrenti di alcuni mezzi navali negli Stati Uniti, dove la forza del dollaro in generale ha rilanciato a doppia cifra le vendite delle nostre aziende.
Spiegazioni una-tantum che tuttavia non esauriscono l’analisi, perché in gioco qui non ci sono solo i valori medi unitari (in crescita nel mese del 2,8%) ma soprattutto i volumi, balzati di sei punti.
Vendiamo di più, dunque, e la crescita è visibile anche in termini mensili destagionalizzati (+1,8%), terzo mese positivo degli ultimi quattro.
Agli ottimi dati extra-Ue già pubblicati, con una corsa del 44% per gli Stati Uniti, grazie alla crescita del dollaro e ad alcune vendite straordinarie di navi, si aggiunge ora la buona performance europea, con la confortante ripresa di Germania e Francia. I nostri due maggiori mercati di sbocco invertono la rotta dopo un bimestre in rosso e spingono le vendite europee di made in Italy a crescere del 6,1%. Frutto di una ripresa corale, dove non c’è un solo paese in frenata, con i migliori risultati per Spagna, Polonia e Regno Unito. In termini geografici, le preoccupazioni sono per ora limitate a Cina e Russia. La prima con acquisti 2015 in discesa di oltre quattro punti (e marzo al palo), la seconda con un tracollo del 29,3% tra gennaio e marzo, costato alle casse delle aziende 667 milioni di mancate entrate. Debolezze assorbite dalla crescita realizzata altrove e infatti in un solo mese l’incasso per le nostre aziende lievita di oltre tre miliardi, spinto in particolare dal settore auto, in crescita del 28% nel mese e nell’intero trimestre, con una corsa che soltanto verso Washington vale, tra gennaio e marzo, un miliardo di fatturato, più del doppio rispetto allo stesso periodo del 2014. Per una volta però l’aumento della manifattura è corale, con rialzi a doppia cifra anche per alimentare, elettronica ed apparati elettrici. Ma con performance brillanti che si allargano ad abbigliamento, mobili, gomma-plastica, metalli e macchinari: ad eccezione della riesportazione di prodotti petroliferi raffinati, nell’area dell’industria non vi è un solo comparto negativo. Al netto dell’energia, ancora in calo, i risultati per la manifattura sono infatti superiori alla media nazionale, con una crescita su base annua del 9,8%, ben distribuita tra i macro-settori.
«Il risultato americano – ha detto il vice ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda – premia la nostra decisione di concentrare su alcuni mercati strategici le risorse promozionali del piano straordinario per il made in Italy. Si conferma la validità della nostra scommessa anche su alcuni settori di punta del made in Italy, come l’agroalimentare, la moda, l’automazione – meccanica e i mezzi di trasporto».
Ottimo, e per certi versi più importante, anche il dato dell’import, che registra al netto dell’energia un balzo del 13,7% su base annua. Il che rende meno rotondo il progresso dell’avanzo commerciale, un prezzo a ben vedere più che accettabile se il trend indica una robusta crescita degli acquisti sia nei beni strumentali che nei prodotti di consumo. Segnale cioè (in atto ormai da qualche mese) di una ripresa del ciclo di investimenti da parte delle imprese e di una ritrovata forza della domanda dal lato delle famiglie. Il saldo commerciale a marzo supera così i 4 miliardi ma la corsa dell’import ne riduce ad appena 218 milioni il guadagno sullo scorso anno. Come detto, va bene così.

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