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Scatto dei prestiti alle imprese

Dieci miliardi in più. Nel mese di marzo le imprese italiane hanno ottenuto dalle banche nuovi finanziamenti per 41,6 miliardi di euro, in crescita di quasi un terzo rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Un dato significativo, perché rafforza un trend in atto da qualche tempo, con ben sei mesi positivi tra gli ultimi sette registrati dalle statistiche di Bankitalia. Numeri che non cancellano il dato di fondo, cioè la riduzione dello stock dei prestiti alle imprese, proseguita anche a marzo con una frenata del 2,2%. Ma se la massa dei finanziamenti in scadenza, dunque estinti, continua a superare le nuove “accensioni” di credito, è a queste ultime che si deve guardare per capire se la ripresa è in atto. E i dati dei flussi sembrano confermarlo, pur tenendo conto dell’ampia variabilità mensile. Marzo, infatti, in termini di massa di credito erogata (41,6 miliardi), si pone in valore assoluto al top da luglio 2012 mentre se guardiamo alla distanza rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, una crescita superiore in valore assoluto si era verificata solo nel lontano luglio del 2008, prima della crisi. Un periodo che dal punto di vista del credito resta comunque distante anni luce, se pensiamo che in quell’anno i nuovi finanziamenti ottenuti dalle imprese furono pari a 682 miliardi di euro, scesi costantemente in ciascuno dei sei anni successivi per arrivare ai 395 miliardi dello scorso anno. Ed ecco perché una ripresa dei flussi è quanto mai benvenuta, con la possibilità concreta che il 2015 possa in effetti invertire il trend degli ultimi anni. Le premesse ci sono, perché nei primi tre mesi il saldo attivo accumulato rispetto allo stesso periodo del 2014 è già pari a 12,6 miliardi di euro. Trend che inizia a diventare solido e che in effetti trova spazio nelle bozze interne della relazione annuale che il Governatore di Bankitalia terrà a fine mese. Lo scatto di marzo è da imputare principalmente ai prestiti di taglia maggiore, quelli superiori al milione di euro, e dunque non si può escludere l’impatto di qualche singola operazione straordinaria. E tuttavia, anche guardando alle erogazioni minori, si nota una ripresa a doppia cifra, un rialzo del 19% che vale 2,5 miliardi di euro in più. Prestiti in risalita che si possono spiegare sia con la parziale ripresa dell’attività industriale che con il minor costo allo sportello per le imprese. Marzo, mese di avvio ufficiale delle operazioni di riacquisto di titoli da parte della Bce, vede infatti un’ulteriore discesa dei tassi di interesse, più forte in Italia di quanto non accada ad esempio in Germania. Il tasso medio sulle nuove operazioni di finanziamento si riduce al 2,27%, oltre un punto percentuale in meno rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. In termini assoluti, i 41,6 miliardi di euro presi a prestito a marzo dalle imprese italiane costano ora su base annua 490 milioni di euro in meno rispetto all’impegno richiesto 12 mesi prima. In decisa frenata è anche lo spread con la Germania, così come del resto accaduto per i titoli sovrani. Un anno fa per i prestiti di piccola taglia, inferiori al milione di euro, il “sovraprezzo” pagato dai nostri imprenditori rispetto a Berlino era pari a 114 punti base, ora scesi a 46. Risultati ancora migliori se si limita l’analisi al finanziamento a breve termine (scadenza inferiore ai 12 mesi) per le Pmi, dove il gap italiano si riduce a 36 punti base nel confronto con la Germania, a soli dieci punti rispetto alla media Ue.
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