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Scattano i controlli europei sulle banche. Gli ispettori di Bankitalia in 15 istituti

ROMA — Parte la fase due degli esami della Bce sulle banche europee. Dopo l’analisi dei portafogli, sono scattate le verifiche sul campo con la raccolta, istituto per istituto, di dati e cifre da trasmettere a Francoforte per il completamento dell’analisi degli attivi di bilancio. In Italia gli ispettori di via Nazionale saranno quindi nelle sedi dei 15 gruppi coinvolti nella verifica della Bce che si estende sui 121 istituti di credito più significativi dell’Eurozona. Questa seconda operazione si chiuderà entro l’estate ma i risultati saranno resi noti ufficialmente solo a ottobre, assieme a quelli degli stress-test , condotti dalla Bce assieme all’Eba, l’autorità di vigilanza europea, che inizieranno invece in maggio.
Per le grandi banche italiane quindi aumenta l’impegno per fare fronte agli esami che la Bce ha intrapreso in vista dell’avvio, il 4 novembre, della nuova vigilanza unica europea che continuerà comunque ad appoggiarsi all’azione della Banca d’Italia, che ha recentemente riorganizzato la sua struttura in quest’ottica, e delle autorità di controllo degli altri Paesi. Il sistema italiano, che sta proseguendo i rafforzamenti patrimoniali (5 delle 15 maggiori banche – Mps, Popolare di Milano, Banco Popolare, Carige e Popolare di Vicenza- si preparano a un aumento di capitale per un totale di 7 miliardi di euro nelle prossime settimane) – si presenta , come hanno più volte assicurato il governo e la Banca d’Italia, con le carte in regola. In vista della delicata e importante scadenza però non mancano tensioni. Come quelle che prefigura l’articolo del Financial Times di ieri dal titolo «Tempo di modernizzare». Il prestigioso quotidiano britannico definisce «fragile» e «da riformare» il sistema bancario italiano, puntando il dito soprattutto sugli istituti locali, di minore dimensione. Le banche italiane «hanno perso il 20% del loro valore da gennaio 2011, a fronte delle europee che ne hanno perso solo il 5%» aggiunge Ft riprendendo le critiche e i dubbi che circolavano fino a qualche mese fa e che sembravano essere spariti sulla scia anche degli interventi esplicativi, svolti presso gli investitori in giro per il mondo dagli esponenti della Banca d’Italia, delle stesse banche e del governo. Resta il problema dell’alto livello delle sofferenze e dei crediti difficili prodotti dalla lunga recessione a fronte dei quali peraltro sono state rafforzate le difese, ma che richiederà – come ha detto recentemente il governatore Ignazio Visco – una profonda e trasparente operazione di pulizia dei bilanci.
Parte proprio dal fenomeno dei crediti difficili, l’esame critico della Commissione europea sul sistema bancario italiano «caratterizzato da debolezze strutturali». La bassa profittabilità, l’elevato rischio di credito, gli alti costi di finanziamento dovuti alla frammentazione del mercato finanziario dell’Eurozona e l’applicazione delle regole sui requisiti di capitale «contribuiranno probabilmente a prolungare la restrizione creditizia nel breve termine ostacolando la ripresa dell’economia» aggiunge la Commissione Ue nel rapporto sugli squilibri macro-economici che attacca in particolare il modello organizzativo delle banche cooperative e la «persistente e opaca influenza delle fondazioni».

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