Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Scatta l’autoriciclaggio anche senza bancarotta

Scatta l’autoriciclaggio per il consulente contabile dell’imprenditore anche se all’indagato non è contestato il reato presupposto di bancarotta fraudolenta impropria: ben si può configurare il suo concorso nel reato ex articolo 648-ter 1 cp laddove il professionista non segnala l’operazione sospetta all’Ufficio italiano cambi e sussistono gravi indizi secondo cui è consapevole della provenienza illecita del denaro. È quanto emerge dalla sentenza 42561/17, pubblicata il 18 settembre dalla seconda sezione penale della Cassazione.

Denaro sporco

Il ricorso del pm presso il Tribunale risulta accolto contro le conclusioni del sostituto procuratore generale presso la Suprema corte: il Riesame sbaglia ad annullare gli arresti domiciliari a carico dell’indagato perché valuta in modo non globale ma parcellizzato i gravi indizi di colpevolezza.
L’indiziato non è solo una testa di legno in una della società coinvolte nell’inchiesta, ma ha particolari competenze tributarie. È l’uomo che cura la contabilità e i bilanci delle società attraverso i cui conti – secondo le accuse – il denaro sporco proveniente dalla bancarotta sarebbe confluito in un’attività turistica (nella quale lo stesso consulente ha interesse: detiene la maggioranza delle quote sociali). Pesa, dunque, la mancata segnalazione all’Uif del doppio transito, nella stessa data, di oltre 270 mila euro da un fondo ai conti intestati a una e poi all’altra delle società riconducibili all’imprenditore: il giro di denaro pare serva a ostacolare l’emersione della provenienza illecita del denaro.

Rapporti opachi

Il Riesame non considera che l’omessa segnalazione ex articolo 41 del decreto legislativo 231/07 può essere interpretata solo nel senso che il consulente intenda favorire l’imprenditore. E d’altronde non fornisce alcuna spiegazione sulla ragione dell’inadempimento a carico del professionista. Che per di più nella società di riferimento non è un «uomo di paglia» qualunque: ha le password per gestire i conti bancari. Non si capisce allora perché la mancata contestazione della bancarotta anche al contabile dovrebbe far cadere l’accusa di auto riciclaggio: lo stesso giudice ammette l’esistenza di «rapporti opachi» fra il professionista e l’imprenditore. Parola al giudice del rinvio.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

La nuova autorità nasce il mese prossimo con l'obiettivo di colpire i traffici illeciti. Leggi ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Alle imprese italiane che hanno fatto ricorso alle moratorie previste dall’articolo 56 del decret...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una spinta, sia pure indiretta, a una più complessiva riforma della riscossione (cui peraltro il G...

Oggi sulla stampa