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Scatta la riscrittura del Recovery Plan Meno burocrazia e più lavoro

Dopo la crisi, scatta la “riscrittura” del Recovery Plan da parte del Parlamento. Il documento di 167 pagine da 223,9 miliardi varato dal governo nei giorni scorsi comincia il suo iter alla Camera e al Senato. Non sarà un passaggio formale anche perché, come ha ricordato il premier Conte durante il discorso per la fiducia, il Recovery Plan dopo l’esame da parte delle Camere, tornerà a Palazzo Chigi per raccogliere le proposte di modifica e poi sarà rispedito in Parlamento per una ulteriore approvazione definitiva.
L’esame del provvedimento parte tra oggi e domani dalla Commissione Bilancio della Camera, farà il giro di tutte le Commissioni interessate, come per la Finanziaria, poi tornerà alla Bilancio per una sintesi. Nel frattempo scatteranno le audizioni di parti sociali, categorie interessate e istituzioni economiche. A quel punto il compito di riferire in aula sarà affidato a due “relatori” che porteranno all’approvazione la “risoluzione”.
Certamente la struttura del Recovery Plan, seppure finita nel tritacarne della crisi, non sarà sconvolta anche perché il Parlamento ha già indicato delle priorità nell’autunno dello scorso anno che sono state sostanzialmente recepite. Ma una parziale riscrittura è possibile a partire dal richiamo al “rafforzamento” del commissario europeo Gentiloni nei giorni scorsi, dagli inviti ad un minor impatto della burocrazia, al tema famiglia, a quelli su lavoro e impresa emersi da sindacati e Confindustria. Inoltre fonti del governo sottolineano l’importanza delle proposte delle opposizioni.
Mentre si lavora al Recovery torna al centro dell’attività parlamentare lo scostamento di bilancio, il quinto dall’inizio della crisi: 32 miliardi approvati ieri dal Senato, dopo la suspense di martedì in occasione della fiducia, quasi alla unanimità (523 sì e 3 no) Le risorse serviranno per finanziare il decreto “Ristori” che sarà pronto la prossima settimana. Ieri il ministro dell’Economia Gualtieri ha illustrato le linee guida del provvedimento, ribadendo che sarà l’ultimo della serie: ci sarà la proroga della Cig e quella del blocco dei licenziamenti ma sarà “selettiva” cioè relativa ai comparti in crisi. Quanto alle imprese e le partite Iva l’operazione ristoro, ha confermato Gualtieri, non si baserà più sui 160 codici Ateco e sui colori delle Regioni, ma investirà tutte le imprese che hanno registrato una perdita di fatturato durante il 2020 (e non più sul solo mese di aprile, soluzione che ha prodotto “ingiustizie” su chi ha registrato perdite stagionali). Le “soglie” per accedere ai benefici estesi a tutti coloro che hanno registrato perdite, ha osservato tuttavia il ministro, in altri Paesi sono «molto alte», ad esempio in Francia si considerano perdite dal 50 al 75 per cento. Confermati da Gualtieri anche gli aiuti alle zone montane colpite dal blocco delle vacanze sulla neve. «Il superamento dei codici Ateco e dei colori è convincente», ha osservato Gianni Dal Moro (Pd). «Voteremo scostamento e Ristori, abbiamo 100 giorni per salvare il Paese», ha detto Renato Brunetta (Fi).
Gualtieri ha osservato che il Pil italiano è sceso del 9 per cento (dato confermato anche dall’Upb) e che le previsioni di molti organismi internazionali erano assai più pessimistiche oggi vanno verso la correzione. Il ministro ha anche aggiunto di ritenere che il risultato di crescita di quest’anno «non sarà molto inferiore a quello della Nadef » (cioè il 6 per cento).
A sorpresa dai dati della Commissione Giovannini si è verificata una riduzione dell’evasione in Italia: nel 2018 è scesa rispetto al ‘17 a quota 104,6 miliardi (il 2,9 per cento in meno).
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