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Scatta la corsa dei fondi per Aspi Cdp convoca i soci

Nei primi giorni della settimana prossima lo schema dell’operazione sarà sul tavolo dell’incontro organizzato da Cassa Depositi e Prestiti con i propri soci e del cda. L’obiettivo è mostrare la ratio del progetto. Un piano che, sulla carta, richiederebbe a Cdp un impegno netto iniziale di circa 2,6 miliardi di euro. Attualmente infatti l’operazione ruota attorno ad alcuni numeri chiave: il primo è l’aumento di capitale da 3,9 miliardi che porterebbe l’ente al 33% di Aspi, il secondo è la vendita sul secondario a investitori istituzionali selezionati del 22% di Autostrade a un prezzo di circa 2 miliardi. Le quote verrebbero poi conferite in un veicolo controllato da Cdp con il 60% e con la presenza di altri investitori al 40%. La holding avrebbe una componente di debito limitata al 25% e a conti fatti per Cassa di tratterebbe di un esborso netto di circa 2,6 miliardi considerato che Aspi rimborserebbe un finanziamento in essere da 400 milioni (dei 3,9 miliardi 900 milioni circa sarebbero a leva). La holding, è l’obiettivo, dovrebbe venir costituita per ottobre ma già a settembre si potrebbe realizzar il primo concreto passo per il riassetto.

Se questo è lo schema, piuttosto chiaro, dell’operazione, mancano ancora due elementi da definire nel dettaglio: i valori, perché quelli fin qui discussi mancano di un’asseverazione che li renda incontestabili (ma per questo saranno presto al lavoro banche d’affari e consulenti); e i compagni di viaggio di Cassa.

Su questo punto sono diverse le manifestazioni di interesse già pervenute sul tavolo di Cdp. E non potrebbe essere altrimenti. L’occasione sembra essere quella giusta: il riassetto avviene a valle di una profonda revisione del contesto, il che implica che il quadro è atteso stabile per un periodo di tempo piuttosto lungo, e un prezzo di ingresso certamente interessante. Ciò abbinato a una revisione regolatoria che comunque riconosce una redditività sugli investimenti prossima al 7% rispetto al precedente 11% giustifica ulteriormente l’attenzione degli investitori rispetto alla manovra in atto. Cdp, avrebbe però già in mente l’identikit di quelli che potrebbero essere i partner ideali. L’idea è che si costruisca una compagine azionaria non troppo ampia, quindi si ragiona attorno a un numero di soci compreso tra tre e cinque, preferibilmente con passaporto italiano e questo perché essendo l’asset in questione un’attività regolamentata dallo Stato si punterebbe a privilegiare investitori istituzionali del paese. D’altra parte c’è anche un trema di governance, non indifferente da considerare, gli investitori sono destinati ad entrare in un veicolo non quotato, governato da Cassa e quindi con limitati poteri di indirizzo su temi chiave come potrebbe essere l’eventuale cedola. Nessuna preclusione, in ogni caso, per i grandi soggetti stranieri, anzi. A riguardo, come già anticipato da ilsole24ore.com, uno dei soggetti chiave potrebbe essere Blackstone che si sarebbe reso disponibile a mettere sul piatto diverse centinaia di milioni di euro e che avrebbe già un veicolo infrastrutturale dedicato. Allo stesso tempo, sarebbe in pista sul dossier già da diverso tempo F2i. La sgr guidata da Renato Ravanelli stava già valutando la predisposizione di un fondo pronto a intervenire sul dossier con il supporto di Casse, Fondazioni e diversi enti previdenziali, oltre che assicurazioni. Allo stato il fondo starebbe ancora ragionando sui numeri dell’operazione, ma molti dei soggetti contattati nelle scorse settimane per avviare la nuova iniziativa avrebbero ribadito la loro disponibilità. Poste Vita, peraltro, potrebbe decidere di giocare anche direttamente in partita. Si vedrà. Anche perché sul dossier si sarebbero affacciati anche alcuni fondi sovrani, la cui logica di investimento sarebbe quella intrinseca all’operazione in sé: ottica di lungo periodo e volontà di dare stabilità all’assetto azionario. In palio c’è una quota che, come detto, nel suo complesso vale circa 2 miliardi di euro circa. E la prospettiva è di impegnarsi a realizzare un piano di investimenti che a fine concessione sarà di 14,5 miliardi.

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