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Scaroni: “Snam si vende a chi vuole il governo”

di Enrico Franceschini

LONDRA – Sorridente, rilassato, in maniche di camicia, Paolo Scaroni comunica ottimismo ancora prima di aprire bocca. Seduto davanti ai giornalisti al termine della lunga giornata londinese in cui ha illustrato agli analisti del settore il piano strategico 2011-2014, l´amministratore delegato dell´Eni promette di dedicare i prossimi tre anni – se sarà rieletto nell´incarico – a «rafforzare ancora di più la crescita» dell´azienda, prevede un calo del prezzo del petrolio fino a 70 dollari a barile, minimizza almeno per il momento le conseguenze del conflitto in Libia sui propri bilanci e annuncia la possibilità di vedere la Snam rete gas, «Se ci sarà un compratore disposto a pagare un premio per il suo valore e se il governo italiano darà il benestare».
In cifre, ecco cosa l´Eni vede nella sfera di cristallo per il prossimo triennio: elevata crescita della produzione di idrocarburi, fino a un 3 per cento medio annuo di aumento; crescita delle vendite di gas in Italia e nei mercati target europei, con un più 5 per cento annuo; 53 miliardi di investimenti nei grandi progetti in Iraq, Venezuela e Angola per raggiungere i 2 milioni di barili petrolio estratti al giorno. Nuovi target di riduzione dei costi di 200 milioni di euro da qui al 2014; solidità finanziaria e sostenibilità del dividendo (un euro ad azione nel 2011) con uno scenario di 70 dollari al barile. Un quadro ampiamente positivo, che a giudicare dalla reazione degli analisti sembra avere rassicurato la comunità finanziaria della City. La notizia che suona più inedita riguarda una possibile cessione della quota Eni nella Snam rete gas: «Non siamo obbligati a farlo, ma potremmo a due condizioni – dice Scaroni – se qualcuno ce lo paga con un premio rispetto al valore di mercato e se troviamo un acquirente accettabile per il governo italiano, che deve approvare l´eventuale vendita». Sull´ipotesi di un calo del prezzo del petrolio, l´ad dell´Eni la spiega così: «Il prezzo attuale è pompato, per almeno 15 dollari, dall´instabilità in Nord Africa. Ma potrebbe calare anche di più, e vi ricordo in proposito che i prezzi del petrolio a volte scendono, non salgono soltanto, tant´è che appena 14 mesi or sono era a 33 dollari al barile». E circa un rinnovo dell´incarico, Scaroni si limita a dire: «Se verrò rinominato, non farò le cose in modo molto differente, l´Eni è l´unica grande compagnia integrata, di petrolio e gas, che sta crescendo anche senza acquisizioni, e io dedicherei i prossimi tre anni a farla crescere affinché la sua espansione prosegua per tutto il decennio».
La Libia attira naturalmente molte domande. Il calo della produzione provocato dal conflitto, da 270 mila a 100 mila barili al giorno, che stanno rapidamente scendendo fino a zero, «è più che compensato dall´aumento del prezzo del petrolio causato dai rivolgimenti in Nord Africa», osserva Scaroni, tanto più che gli investimenti programmati in Libia per i prossimi anni sono limitati. «La nostra priorità va alla sicurezza del personale che si trova lì» sottolinea. E a chi gli chiede perché l´Eni continua a fornire elettricità "a Gheddafi", replica: «L´elettricità non è per Gheddafi, è per il popolo libico».

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