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Scappatoia contro l’evasione Iva

Non scatta il reato di evasione Iva se in dichiarazione il contribuente ha indicato un credito di imposta che fa scendere sotto la soglia di punibilità il debito con l’Erario. Ciò anche se la dichiarazione è stata presentata oltre il termine e l’Agenzia ha disconosciuto il credito.

Lo ha affermato la Corte di cassazione che, con la sentenza n. 40361 del 15 ottobre 2012, ha annullato con rinvio un sequestro disposto a carico di un contribuente di Brindisi accusato di aver evaso l’Iva per oltre 70 mila euro.

Ciò perchè, il reato di omesso versamento dell’Iva di cui al cit. art. 10-ter, dlgs 10 marzo 2000, n. 74, si consuma nel momento in cui scade il termine previsto dalla legge per il versamento dell’acconto relativo al periodo di imposta successivo, non essendo sufficiente un qualsiasi ritardo nei versamento rispetto alle scadenze previste. Quindi è necessario che l’omissione del versamento dell’Iva dovuta in base alla dichiarazione si protragga fino al 27 dicembre dell’anno successivo al periodo di imposta di riferimento.

Ma in questo caso, al di là del fatto che l’amministrazione finanziaria aveva disconosciuto il debito, la dichiarazione indicava un credito Iva che non poteva essere trascurato.

In altre parole ha fatto male il Tribunale di Brindisi a confermare il sequestro su denaro, mobili, auto e immobili dell’imprenditore per un valore di pari a 70 mila euro.

Questo perchè i giudici di merito non hanno attestato che dalla dichiarazione Iva risulterebbe invece un debito e non già un credito per l’indagato che ha depositato gli atti al Palazzaccio. È stato solo affermato che l’Agenzia delle entrate ha disconosciuto il credito Iva. Nella relazione allegata al ricorso per cassazione è anche ipotizzata la ragione per cui il credito Iva sarebbe stato disconosciuto dall’amministrazione finanziaria: ciò dipenderebbe dalla circostanza che la dichiarazione per l’anno 2007 era stata presentata in data 24 maggio 2008, ossia tardivamente. Si è posta quindi la questione, di natura tributaria, se la tardività della dichiarazione Iva faccia decadere, o no, il contribuente dal diritto alla detrazione dell’imposta.

Un falso problema, questo. Ciò perchè il reato previsto dall’art. 10-ter dlgs n. 74 del 2000 presuppone che il debito Iva risulti dalla stessa dichiarazione del contribuente. «Ove invece da tale dichiarazione non risulti alcun debito – e nella specie risulterebbe anzi un credito della società di cui è rappresentante legale l’indagato – non è integrata la condotta di cui all’art. 10-ter».

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