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Scannapieco al timone di Cdp

Tre anni dopo essere stato respinto all’ultimora dal M5S dalla nomina alla guida della Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco è stato nominato amministratore delegato della ricca società pubblica. La cassaforte amministra 275 miliardi di euro del risparmio postale, un debito verso gli italiani. Un dettaglio che a volte i politici dimenticano, quando pensano di impiegare la potenza di fuoco della Cassa per operazioni di dubbia economicità o salvataggi. Operazioni che, nonostante alcuni caveat nello statuto e negli accordi con le fondazioni bancarie, in passato sono state fatte.

Evitare queste tentazioni sarà una delle sfide per il nuovo timoniere. L’economista romano, nato nel 1967, che ha collaborato con Mario Draghi quando l’attuale premier era direttore generale del Tesoro negli anni Novanta, è il primo dei sei nomi indicati dal ministero dell’Economia per l’assemblea della Cdp, che ieri pomeriggio ha nominato il nuovo cda per tre anni. Tra i nuovi consiglieri c’è il generale Giorgio Toschi, già comandante generale della Guardia di finanza dal 29 aprile 2016 (nominato dal governo Renzi) al 25 maggio 2019.

Il Mef possiede l’82,77% del capitale di Cdp. Le Fondazioni bancarie, con il 15,93%, hanno confermato i tre rappresentanti uscenti: Giovanni Gorno Tempini presidente, Matteo Melley e Alessandra Ruzzu consiglieri, in una lista unica sostenuta anche dal socio pubblico.

Scannapieco sostituisce Fabrizio Palermo, il quale da vicedirettore generale di Cdp il 27 luglio 2018 fece il doppio salto ad a.d., con il sostegno del M5S, nel primo governo Conte. Dopo qualche mese fu nominato anche direttore generale. A Palermo resta l’incarico di consigliere di Fincantieri, controllata da Cdp, che scade fra un anno.

Con questa decisione si completa il primo round delle nomine nelle grandi Spa pubbliche decise dal governo Draghi. Manca la Rai. È prevalsa la linea del cambiamento dei vertici indicati tre anni fa dal governo M5S-Lega, eccetto Gorno Tempini che viene scelto dalle fondazioni. Il M5S ha perso le due caselle di a.d.: oltre a Palermo è stato sostituito Gianfranco Battisti alle Ferrovie dello Stato. Al suo posto Luigi Ferraris, sostenuto da ambienti del Pd. Il presidente uscente di Fs, Gianluigi Vittorio Castelli, è stato sostituito da Nicoletta Giadrossi.

Scannapieco lascia l’incarico di vicepresidente della Banca europea degli investimenti in Lussemburgo, dove era arrivato nel 2007. Prima aveva lavorato al ministero del Tesoro, da cui la nomea di «Draghi-boy», componente del Consiglio degli esperti dal 1997 al 2002, quindi dirigente generale per la finanza e le privatizzazioni.

Gorno Tempini è presidente di Cdp dal 24 ottobre 2019, subentrato in corsa al prodiano Massimo Tononi, dimessosi per divergenze con Palermo. Gorno è stato anche a.d. della Cdp, dal 2010 al 2015, nominato dall’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti. È presidente delle controllate Cdp Reti e Cdp Equity. Inoltre è presidente di Fila, consigliere di Avio e, dal 31 marzo scorso, di Telecom Italia.

Tra gli altri nomi indicati dal Mef ci sono due conferme, Fabiana Massa Felsani e Fabrizia Lapecorella, e, oltre al generale Toschi, due novità: Anna Girello Garbi, commercialista con studio ad Alba, ex sindaco di banca Mps fino al 2017, Livia Amidani Aliberti, commercialista.

L’assemblea di Cdp ha approvato il bilancio di esercizio 2020 e ha deliberato la distribuzione di un dividendo complessivo di 2,22 miliardi. Nel comunicato il Mef «intende esprimere un sentito ringraziamento» all’a.d. Palermo e ai consiglieri uscenti «per il prezioso lavoro svolto e il rilevante apporto al raggiungimento degli importanti risultati ottenuti in questi anni».

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