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Scandalo Saipem in Algeria, cadono i vertici

Lo scandalo in Algeria di Sonatrach coinvolge Saipem. Con l’accusa di corruzione internazionale la società del gruppo Eni risulta indagata dalla procura di Milano per reati avvenuti «entro il 2009», come spiega in una nota lo stesso cda, che si è riunito ieri sera. Più nel dettaglio, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, nel mirino dei pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro sarebbe finita una commissione che oscilla fra 180 e i 200 milioni di dollari pagata nel 2007 in Algeria alla Sonatrach, a fronte di 2 contratti per la costruzione del gasdotto Gk3, per un importo complessivo di circa 580 milioni di dollari. Per gli inquirenti una commissione così alta potrebbe nascondere una tangente per l’ottenimento di autorizzazioni e via libera ai lavori.
Ad oggi risulta indagato il direttore dell’area Operating officer della Business unit engineering and construction, Pietro Varone, che ha già ricevuto un avviso di garanzia e per il quale i vertici Saipem hanno deliberato una sospensione cautelare dall’incarico. Risultano indagati anche un altro dirigente della società (anche lui sospeso dall’incarico) e un ex dipendente.
A causa dell’inchiesta ieri, dopo il cda, si sono dimessi l’ad di Saipem Pietro Franco Tali (sostituito subito da Umberto Vergine) e il direttore finanziario di Eni Alessandro Bernini, che all’epoca dei fatti svolgeva lo stesso ruolo in Saipem.
Per la società italiana che si occupa di fornire servizi di ingegneria, la Sonatrach è stato un interlocutore importante, con il quale ha siglato anche il contratto per il gasdotto Galsi, che porterà il gas dall’Algeria alla Sardegna. Il progetto Gk3 è uno dei più importanti per la Sonatrach, finalizzato al trasporto per canalizzazione di gas naturale. Su questa vicenda in Algeria è già stata aperta un’inchiesta dalle autorità locali nel 2010, e che poche settimane fa ha portato alle dimissioni del presidente del gruppo algerino Mohamed Meziane, più altri 15 dirigenti accusati di corruzione e malversazione. La vicenda vede coinvolti in particolare il vicepresidente della Sonatrach, Benamar Zennasni, in stato di detenzione, più un altro vicepresidente, Belkacem Boumedienne, l’ex direttore della banca Cpa (credito popolare algerino) Hachemi Meghaoui e suo figlio, un imprenditore e i due figli di Meziane.
Secondo la stampa algerina, alcune società straniere, tra cui la Saipem (ieri in calo del 4,33% a Piazza Affari), sarebbero coinvolte nelle indagini attualmente nelle mani del tribunale di Algeri. Nel mirino degli inquirenti sarebbero finite anche una società tedesca e una americana.
Oltre alla procura italiana, ora si dovrà aspettare anche le mosse Oltreoceano. Negli Usa infatti la legge Fcpa (Foreign Corrupt Practices Act) permette alle autorità americane di vigilanza di aprire inchieste in ogni parte del mondo per indagare sulle aziende che pagano tangenti, perché secondo la giurisdizione Usa la corruzione nel settore petrolifero è considerata lesiva degli interessi delle società americane. Il rischio è il pagamento di onerose sanzioni, dietro la minaccia del ritiro delle licenze negli Usa. Saipem ha già dovuto pagare qualche anno fa agli Stati Uniti 240 milioni di dollari per una vicenda simile in Nigeria.
Anche Eni adesso è intenzionata a fare luce sulla vicenda. La stessa indagine giudiziaria sembra mettere in luce che le attività in Algeria siano state portate avanti senza avvertire la capogruppo.

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