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«Scandalo Libor preoccupante»

Ieri a Washington è stata una giornata epocale dove il Senato americano ha messo sotto “torchio” con un fuoco di fila di domande il presidente della Federal Reserve Ben Bernanke per lo scandalo della manipolazione del Libor, il tasso che viene usato anche negli Stati Uniti d’America per una moltitudine di contratti e mutui alle famiglie.
Un sistema «strutturalmente difettoso», ha dovuto ammettere Bernanke davanti ai politici – messo alle strette dai senatori democratici e repubblicani per una volta in versione bipartisan – che ha avuto come effetto quello di «indebolire la fiducia dei mercati».
Affermazioni pesanti quelle del presidente della Fed, che ha sottolineato come l’allora presidente della Fed di New York, Timothy Geithner, oggi segretario al Tesoro di Barack Obama, aveva informato le autorità competenti e l’Associazione bancaria britannica nel maggio 2008.
Bernanke ha aggiunto che le autorità americane avevano ritenuto che nel 2008, in piena crisi finanziaria, gli operatori della piazza londinese «avessero abbassato il tasso per apparire più forti sul mercato» ma non avevano avuto minimamente il sospetto di manipolazioni costanti per «fare profitti». In ogni caso ora «la risposta della Fed sarà tempestiva».
Uno dei senatori ha chiesto ripetutatamente a Bernanke se «il tasso Libor di oggi sia affidabile», ottenendo risposte evasive miste a suggerimenti di cambiare la procedura oggi in vigore.
Bernanke, ammettendo di non sapere se anche le banche americane sono colpevoli della manipolazione del Libor, come molti osservatori ritengono possibile, ha ritenuto lo scandalo «molto preoccupante», un problema che deve essere affrontato e risolto, riformando il meccanismo che determina il Libor stesso. «L’influenza della Fed sul Libor è limitata» – ha aggiunto Bernanke mettendo in evidenza che la Fed non ha la capacità di modificare la struttura del Libor. Il costo della manipolazione del Libor non è ancora chiaro. La Fed sosterrà gli investigatori nel processo del Libor.

Il Libor è un indice che regola un mercato globale di mutui da 10mila miliardi di dollari e contratti di tassi su derivati su 10 valute da 350mila miliardi dollari, dice la CFTC, l’agenzia di vigilanza sui future e derivati americani, presieduta da Gary Gensler. Sono in molti a ritenere che il caso inglese sia solo la punta dell’iceberg.
Uno scandalo così esteso non è possibile – dicono gli analisti – che sia opera di una sola banca perché il meccanismo di rilevamento del Libor prevede che le 4 posizioni più alte e le 4 più basse siano escluse dal conteggio della media. Per questo gli investigatori stanno passando al setaccio l’operato delle altre banche partecipanti tra cui giganti del credito come Royal Bank of Scotland, UBS, Lloyds Banking e Deutsche Bank sempre a caccia di presunti taroccamenti del Libor.
Investigatori che si stanno muovendo anche negli Usa dove i procuratori distrettuali di New York, Connecticut, Massachusetts, Florida e Maryland stanno indagando se i fondi pensione abbiano subìto perdite come risultato della manipolazione del Libor. Il Libor è l’ultimo di una serie di scandali in America. La JP Morgan Chase, la più grande banca degli Stati Uniti ha dovuto ammettere recentemente una perdita di 5,8 miliardi di dollari per aver scommesso sui derivati. Secondo la banca tre trader della filiale di Londra avrebbero cercato di nascondere le perdite sui loro investimenti.
Intanto ieri il fondatore del fondo Peregrine ha ammesso in una lettera d’addio ritrovata dopo il tentato suicidio di aver dirottato parte dei soldi dei clienti per ricapitalizzare una sua finanziaria e pagare delle commissioni.
Infine come non ricordare lo scandalo del mega patteggiamento da 780 milioni di dollari che aveva coinvolto la banca svizzera Ubs, che aveva aiutato alcuni facoltosi clienti statunitensi ad evadere le tasse e ad occultare i propri patrimoni in conti offshore.

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