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Scandalo Carige, Berneschi in carcere

Le telefonate in realtà le ha fatte Umberta Rotondo, moglie di Giovanni Berneschi, ex presidente di Carige dal 22 maggio scorso agli arresti domiciliari. Due telefonate a un mediatore finanziario non ancora identificato dalla Gdf ma dotato di un’utenza italiana. Il punto è che nelle intercettazioni dell’utenza di casa Berneschi la voce del banchiere si sente chiarissima in sottofondo mentre dà istruzioni alla consorte con lo spiccato accento genovese che lo caratterizza.
Questo è bastato ai militari del Nucleo di polizia tributaria del capoluogo ligure per considerare violata la consegna del silenzio imposta a chi sia agli arresti domiciliari dall’articolo 284 del codice di procedura penale che, quando necessario fa sì che il giudice imponga limiti o «divieti alla facoltà dell’imputato di comunicare con persone diverse da quelle che con lui coabitano o che lo assistono».
Così la giornata di Berneschi, iniziata poco dopo le 11 del mattino con l’interrogatorio di garanzia presso il palazzo di giustizia di Genova di fronte al giudice delle indagini preliminari Adriana Petri, si è conclusa con l’ingresso, verso le 18 di ieri, nel carcere di Pontedecimo dove il banchiere è stato rinchiuso in isolamento e dove è rinchiusa anche la nuora di Berneschi Francesca Amisano, anch’essa indagata insieme all’ex ad di Carige Vita Nuova Ferdinando Menconi, al commercialista Andrea Vallebuona all’immobiliarista Ernesto Cavallini, all’imprenditore Sandro Maria Calloni e all’uomo di fiducia svizzero Davide Ernderlin, tutti indagati per gli stessi reati: avere utlizzato fondi della compagnia assicurativa del gruppo per fare affari in proprio grazie alla copertura fiduciaria di una rete di protezione e di complicità esterne.
Dunque Berneschi, benché agli arresti domiciliari avrebbe proseguito a impartire istruzioni a soggetti terzi per compiere operazioni finanziarie. E per di più in un codice che i militari avevano già avuto modo di decrittare. Un atteggiamento quantomeno incauto per un indagato per associazione a delinquere, ostacolo alle funzioni di vigilanza, falso in bilancio, truffa e riciclaggio, nell’ambito dell’inchiesta coordinata dall’aggiunto Nicola Piacente e dal pm Silvio Franz. E ieri, puntualmente, una nuova perquisizione domiciliare è stata disposta dalla procura nell’abitazione del banchiere. La giornata – come già accennato – era iniziata con l’interrogatorio di fronte al Gip. Un interrogatorio nel quale Berneschi ha deciso di non avvalersi della facoltà di non rispondere. Anzi ha risposto a tutte le domande del giudice, come ha riferito il suo avvocato Maurizio Anglesio, del foro di Torino . «Berneschi – ha detto Anglesio – ha fornito tutte le indicazioni richieste e ha fornito elementi utili alla procura per chiarire la sua posizione. Abbiamo poi dato la disponibilità ai pm per un incontro – ha concluso Anglesio – ma non è stata ancora fissata una data». In aula erano presenti anche i pm Silvio Franz e Nicola Piacente, che però non hanno fatto domande all’ex presidente di Carige limitandosi ad ascoltare le sue risposte alle contestazioni del gip.
Intanto il procuratore capo di Genova Michele Di Lecce ha commentato le indiscrezioni sulla presenza di uomini vicini a Berneschi in Tribunale che lo avrebbero informato sullo stato di avanzamento delle indagini nei suoi confronti. «Le talpe – ha detto Di Lecce – se ci sono, non sono a Genova. Le talpe vere o presunte che siano -ha ribadito il procuratore capo- non riguardano la Procura di Genova. Se interventi in questo senso ci sono stati riguardano altri uffici giudiziari e sono relativi ad altre indagini. Su questa inchiesta – ha concluso Di Lecce – facciamo indagini da 7 mesi senza interferenze di nessuno». Le carte relative a questo stralcio d’inchiesta comunque dovrebbero essere inviate a Torino nei prossimi giorni.

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