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Per scampare il rischio revoca Atlantia offre lo sconto manleva

Atlantia prova a mettere sul piatto una proposta che in qualche modo aggiri il nodo della manleva per tentare di riaprire il dialogo con Cassa Depositi e Prestiti. Mentre il governo minaccia di procedere con la revoca della concessione in capo alla controllata Autostrade per l’Italia in mancanza di un’intesa con Cdp, la holding gioca le ultime carte che ha a disposizione: difendersi dall’accusa di non rispettare i patti con due lettere distinte da inviare all’esecutivo, e cercare di riannodare il filo della trattativa con l’ente. Rispetto a quest’ultimo punto, sebbene in assenza di contatti tra il vertice della compagnia e le prime file di Cdp, l’idea sarebbe quella di valutare la possibilità di concedere alla controparte una sorta di risk assestment, ossia un’analisi preventiva dei rischi indiretti connessi al crollo del Ponte Morandi da scontare al prezzo dell’offerta. Insomma niente manleva ma la possibilità di pagare meno del previsto l’asset. Opportunità ovviamente che vale per Cassa come per tutti i soggetti che hanno manifestato interesse da che è stata aperta la data room, ossia marzo scorso. Sarà sufficiente per riaprire il dialogo?

In ambienti vicini a Cassa si fa notare come sia molto complicato stimare ora i potenziali danni delle cause civili che verranno promosse in futuro, allo stesso modo si aggiunge come nulla di tutto ciò sia mai stato proposto da Atlantia che, come ultimo atto formale, ha inviato a Cdp una lettera lo scorso venerdì nella quale sostanzialmente rispediva al mittente gli inviti arrivati dall’ente riguardo i nodi della trattativa. Se lo “sconto manleva” possa dunque rappresentare la soluzione all’impasse lo si saprà solo dopo un nuovo contatto tra il vertice della holding e quello di Cassa che dovrebbe avvenire nelle prossime ore.

Nel mentre, come detto, il consiglio di amministrazione di Atlantia e quello di Aspi convocati per oggi, come riferito da Radiocor, manderanno due distinte missive con destinatari Palazzo Chigi, il Ministero dell’Economia e delle Finanze e il Ministero delle Infrastrutture. Autostrade metterà nero su bianco le proprie controproposte rispetto al contenuto dell’atto transattivo e del piano economico finanziario, con particolare focus sull’articolo 10 dell’atto, quello che vincola il buon esito della nuova convenzione alla finalizzazione positiva della trattativa con Cdp. Diversamente Atlantia cercherà di convincere il governo di aver rispettato i patti. La controllata Autostrade, si fa notare, ha presentato un piano economico finanziario che stanzia 3,4 miliardi di euro di risorse compensative, ha accolto il sistema tariffario ART, che riduce il tasso di rendimento degli investimenti, e ha confermato un piano da 14,5 miliardi di euro. La controllante, da parte sua, ha avviato le procedure per uscire dal capitale di Aspi dopo due mesi di trattative con Cassa senza esito, durante i quali il tema manleva si è rivelato un ostacolo insormontabile per la distanza di posizioni con Cdp. E la revoca? Nell’atto transattivo inviato il 2 settembre dal Mit, all’articolo 5 è scritto che «non sussistono le condizioni per formulare nei confronti del concessionario ulteriori contestazioni di inadempimento». Insomma l’escutivo ha messo nero su bianco che la questione poteva ritenersi chiusa, riguardo la revoca. Tuttavia è anche vero che un atto transattivo è “valido” nel momento in cui le parti lo firmano e quell’accordo non porta alcuna sigla in calce.

Insomma, la matassa appare ancora una volta difficile da sbrogliare. Di certo, il governo sembra determinato a intervenire in maniera netta in mancanza di segnali che facciano ben sperare. Dal canto suo anche Atlantia è pronta a giocare le proprie carte. L’unico rischio è che in questo muro contro muro Autostrade e la sua rete finiscano sommerse dai debiti.

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