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Scambio dati sul tax ruling

Lo scambio automatico di informazioni abbraccia anche i ruling. Dal 1° gennaio 2017 gli stati membri dell’Ue condivideranno i dati riguardanti gli accordi preventivi che le imprese multinazionali possono stipulare con il fisco per fissare in anticipo il trattamento tributario applicabile al proprio business.

Resteranno esclusi solo gli accordi sottoscritti da pmi con fatturati fino a 40 milioni di euro. L’intesa politica è stata trovata ieri nel meeting dei ministri dell’economia e delle finanze tenutosi in Lussemburgo, proprio nello stato dove circa un anno fa scoppiò lo vicenda «Luxleaks» che ha portato alla luce ruling eccessivamente favorevoli alle grandi imprese.

Finora lo scambio di dati sui ruling tra stati poteva avvenire solo su base facoltativa, quando la tax authority di un paese riteneva «potenzialmente rilevante» l’informazione per i «colleghi» di un altro stato. Benché tecnicamente possibile, nella pratica tale cooperazione era pressoché nulla. L’amministrazione finanziaria di un paese membro, pertanto, restava molto spesso all’oscuro del fatto che una certa impresa avesse stipulato un accordo fiscale in un altro stato membro. Accordo che potenzialmente sottraeva base imponibile a livello domestico. L’assenza di trasparenza veniva così sfruttata dalle «big» per canalizzare i profitti laddove le imposte erano minori, o per via di una corporate tax più favorevole o per effetto di accordi con l’erario.

La nuova direttiva Ue, che dovrà essere recepita dagli stati entro la fine del 2016, rimuove invece ogni discrezionalità nello scambio di informazioni sui ruling. La trasmissione dei dati sarà obbligatoria, dovrà avvenire ogni sei mesi e sarà retroattiva, in quanto interesserà anche i ruling sottoscritti negli ultimi cinque anni. Quest’ultima previsione è stata una delle più dibattute in sede Ecofin, dato che Bruxelles spingeva per estendere la finestra agli ultimi 10 anni.

Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, ha parlato di «grande balzo in avanti nei nostri sforzi per far progredire il coordinamento e l’armonizzazione fiscale. Oggi c’è una pletora di norme nazionali che consente ad alcune imprese di prevalere a discapito di altre. Questa competizione sleale è un anatema verso il principio di libera concorrenza che è la base del mercato interno». Pierre Moscovici, commissario Ue per gli affari economici e finanziari, sottolinea che l’accordo di ieri «è un altro forte segnale che gli stati membri sono pronti e allineati per raggiungere il nostro obiettivo comune di una più equa ed effettiva tassazione». Per il ministro italiano dell’economia, Pier Carlo Padoan, «l’accordo pone le basi per un forte recupero di evasione e di lotta all’elusione».

Si ricorda che nel giugno 2014 era stata proprio Bruxelles ad aprire alcune procedure per verificare tre casi di ruling individuali sottoscritti da note aziende con le amministrazioni finanziarie nazionali (Apple in Irlanda, Starbucks in Olanda e Fiat Finance and Trade in Lussemburgo), al fine di accertare se gli accordi di transfer pricing validati dalle autorità costituissero o meno aiuti di stato. Analoga iniziativa era stata avviata dalla Commissione Ue nell’ottobre 2014 a proposito del ruling di Amazon in Lussemburgo.

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