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Scambio dati sul patent box

Lo scambio dei dati tra amministrazioni fiscali si allarga a patent box e accordi preventivi sui nuovi investimenti. Inizia una nuova era di collaborazione tra le Amministrazioni Fiscali europee; uno dopo l’altro, i tasselli stanno andando al loro posto e, dopo il recepimento della normativa relativa al Country by Country Reporting, la scorsa settimana il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legislativo che dà attuazione allo scambio automatico dei dati relativi ai ruling preventivi. Un provvedimento che pone la parola fine agli accordi opachi per ottenere vantaggi fiscali (si veda ItaliaOggi del 11/3/2017).

Nell’ambito del progetto Beps (Base erosion and profit shifting) di contrasto all’elusione fiscale dell’Ocse entrambe le misure hanno lo scopo, di contrastare l’evasione fiscale internazionale promuovendo una maggiore trasparenza tra le Amministrazioni fiscale tramite uno scambio rafforzato di informazioni che, da una parte, hanno a oggetto le informazioni relative a gruppi multinazionali con fatturato superiore ai 750 milioni di euro e, dall’altra, si riferiscono agli accordi che sono sottoscritti dalle multinazionali con le Amministrazioni.

In passato, i ruling preventivi sono finiti sotto la lente della Commissione europea sia per la loro scarsa trasparenza sia per la loro attitudine ad essere utilizzati come strumenti per ottenere indebiti vantaggi fiscali alle multinazionali; le società, infatti, avevano messo a punto meccanismi per utilizzare i ruling fiscali preventivi e gli accordi preventivi sui prezzi di trasferimento ai fini di una pianificazione fiscale «aggressiva» che ha portato ad una notevole erosione della base imponibile dei paesi europei. Si pensi all’inchiesta giornalistica LuxLeaks, condotta in cooperazione da 80 giornalisti di 26 Paesi, che basata su informazioni riservate relative ad una speciale normativa fiscale creata in Lussemburgo ha portato alla scoperta di 548 accordi segreti sottoscritti da 343 aziende in forza dei quali le società hanno goduto di regimi fiscali agevolati facendo perdere miliardi di entrate tributarie ai governi nazionali dei singoli paesi in cui le multinazionali operavano.

Il decreto in esame ha recepito la direttiva 2015/2376/Ue, recante la modifica della precedente direttiva 2011/16/Ue (c.d. DAC 1), che è stata emanata con lo scopo di superare il meccanismo di scambio spontaneo di informazioni sui ruling a favore dello scambio automatico (obbligatorio) dei ruling al fine di garantire trasparenza e un più efficace contrasto all’erosione della base imponibile a livello comunitario ricollegandosi così all’Action 5 del Progetto Ocse «Beps». Come anticipato da ItaliaOggi del 16 dicembre 2016 il decreto, approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri lo scorso 10 marzo, ha ricompreso tra gli accordi che dovranno essere scambiati automaticamente quelli relativi agli accordi preventivi per le imprese con attività internazionale e gli accordi preventivi inerenti all’utilizzo di software coperto da copyright, da brevetti industriali, da marchi, da disegni e modelli, nonché da processi, formule e informazioni relativi a esperienze acquisite nel campo industriale, commerciale o scientifico ed aventi ad oggetto una operazione transfrontaliera. Tra i ruling preventivi transfrontalieri, rilevanti ai fini dello scambio automatico, sono inoltre ricompresi anche i pareri resi su istanze di interpello riguardanti l’interpretazione o l’applicazione di norme, anche di origine convenzionale, concernenti il trattamento fiscale di una operazione transfrontaliera. Un aspetto estremamente rilevante è rappresentato dalla possibilità per le Amministrazioni finanziarie di inviare e richiedere informazioni supplementari, compreso il testo integrale del ruling preventivo transfrontaliero o dell’accordo preventivo sui prezzi di trasferimento, in conformità a quanto previsto dall’articolo 4 del dlgs n. 29/2014 in materia di scambio di informazioni.

Maria Teresa Carabelli e Francesco Spurio

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