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Scambio dati fiscali Italia-Usa

Una ritenuta del 30% sui pagamenti di fonte Usa come cedole, dividendi, interessi, stipendi o rendite nel caso in cui gli intermediari finanziari (banche trust, fondi, assicurazioni) non comunichino i nomi e le movimentazioni dei clienti Usa intestatari di un conto presso il loro istituto. È questo il principale effetto della normativa statunitense Fatca (Foreign account tax compliance act) sullo scambio automatico di informazioni che oggi riceverà il terzo e definitivo via libera.

Oggi, infatti, Fabrizio Saccomanni, ministro dell’economia e John R. Phillips, ambasciatore degli Stati Uniti in Italia firmeranno l’accordo sullo scambio automatico delle informazioni tra i due paesi. Il tassello odierno si aggiunge alle intese siglate rispettivamente nel febbraio e nel luglio 2012 (si vedano ItaliaOggi del 27/7 e del 9/2/ 2012) dagli Usa e dall’Italia congiuntamente a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna. La firma di oggi riguarda direttamente lo scambio di informazione tra Italia e Usa. L’intesa vis à vis comporterà l’introduzione per i soggetti finanziari di obblighi dichiarativi automatici quando avranno a che fare con clienti a stelle e strisce. A dire il vero l’intesa doveva essere già entrata in vigore a partire da gennaio 2013. O almeno questa era la tabella di marcia delineata nel luglio 2012 quando Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Italia da un lato e gli Stati Uniti dall’altro hanno messo appunto un protocollo intergovernativo sul funzionamento dello scambio di informazioni,

Con l’intesa bilaterale le istituzioni finanziarie dei due paesi invieranno, in futuro , informazioni sui propri clienti alle rispettive autorità fiscali in entrambe le direzioni (da e verso gli Stati uniti). Le risposte fornite dalle autorità nazionali alle richieste dell’Irs (International revenue service, l’Agenzia delle entrate Usa) dovranno contenere le indicazioni sulle generalità del correntista, il numero del conto corrente e il nominativo della banca presso il quale è stato aperto oltre all’importo totale delle attività detenute. Nel protocollo intergovernativo, siglato nel 2012, era previsto una sorta di lungo rodaggio della durata di 4 anni, con la possibilità, allo scadere del quadriennio, di revisione dell’accordo.

Se in passato, dunque, lo scambio di informazione poteva essere «contrattato» tra le singole banche e gli Usa, con l’adozione a livello governativo dello scambio di informazioni le banche dovranno girare i dati ai governi che inoltreranno il tutto a livello amministrativo.

La normativa Facta è stata adottata nel 2010 in Usa per colpire l’evasione offshore. Il perno delle regole è nell’applicazione, ai soggetti non compliant, della ritenuta del 30% alla fonte sui pagamenti di fonte Usa. L’impatto sarà poi anche sulle imprese non finanziarie laddove presentino compagini azionarie riconducibili agli stati Uniti con almeno il 10% del capitale. Inoltre per il fisco a stelle e strisce si è contribuenti americani per il solo fatto della nascita prescindendo dall’attuale residenza o nuova cittadinanza. Sono contribuenti americani poi anche quelli che hanno lavorato temporaneamente negli Usa e possessori della green-card.

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