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Scambio dati entro dicembre

Country by country reporting ai blocchi di partenza. Il termine per l’invio della prima rendicontazione paese per paese che le multinazionali dovranno presentare al fisco, relativa all’anno 2016, è fissato per i soggetti «solari» al 31 dicembre 2017. L’Agenzia delle entrate scambierà poi in automatico i dati relativi a ricavi, utili, numero di dipendenti e tasse pagate in ogni giurisdizione delle imprese con i «colleghi» esteri entro il 30 giugno 2018. Le informazioni acquisite tramite il Cbcr non potranno essere utilizzate in automatico per rettificare i prezzi di trasferimento praticati dalle aziende, ma saranno usate «ai fini della valutazione del rischio», sia sul transfer pricing sia su altre fattispecie «collegate all’erosione della base imponibile e al trasferimento degli utili». È quanto prevede il decreto Mef 23 febbraio 2017, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 56 di ieri.

Il provvedimento firmato dal ministro dell’economia, Pier Carlo Padoan, dà attuazione alla reportistica paese per paese, una delle colonne portanti del progetto Beps, il piano contro l’elusione predisposto dall’Ocse su commissione del G-20. L’adempimento, introdotto dai commi 145 e 146 della legge n. 208/2015, consiste in una «fotografia» globale del business dei gruppi transfrontalieri con fatturati superiori ai 750 milioni di euro annui.

In un contesto in cui ormai due terzi delle operazioni mondiali sono infragruppo, la Action 13 del Beps ha chiesto ai governi di introdurre l’obbligo per le multinazionali di inviare al fisco ogni anno le informazioni chiave della propria attività, attraverso due tabelle. Come previsto dall’articolo 4 del decreto, la prima racchiude i dati aggregati di tutte le società appartenenti al gruppo per ciascuno stato o territorio in cui le imprese operano (ricavi, utili, numero di dipendenti, immobilizzazioni materiali diverse dalla liquidità); la seconda tabella «spacchetta» le informazioni riportate per ogni stato, elencando per ogni entità del gruppo la natura delle attività svolte. In allegato al dm è approvato il modello di Cbcr (si veda ItaliaOggi Sette del 20 febbraio scorso).

L’obbligo di presentare il Cbcr alle Entrate riguarderà le società capogruppo residenti in Italia. Tuttavia, a certe condizioni, l’onere si sposta sulle imprese controllate residenti: come stabilito dall’articolo 2, comma 2 del dm, ciò si verifica quando la capogruppo è localizzata in un paese non collaborativo (o perché black list, o perché senza normativa sul Cbcr, o perché inadempiente all’obbligo di scambio automatico). Per il solo 2016, in ogni caso, le controllate italiane saranno esonerate dalla rendicontazione qualora la controllante presenti volontariamente il report nel proprio stato. Laddove la controllata non riuscisse a recuperare i dati necessari, dovrà comunicare «tutte le informazioni di cui dispone», evidenziando tale incompletezza all’amministrazione finanziaria.

Entro il termine di presentazione della dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta oggetto di rendicontazione, l’entità tenuta alla presentazione della rendicontazione paese per paese dovrà comunicarlo all’Agenzia.

Valerio Stroppa

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