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Scambi globali in forte recupero

Nei giorni in cui i dati dell’Istat raffreddano le speranze di ripresa per il mercato interno italiano, arrivano ancora una volta dall’estero le buone notizie per le aziende del nostro Paese. Secondo i dati del 12° Rapporto Ice-Prometeia sull’«Evoluzione del commercio con l’estero» presentato ieri a Milano, un biennio di relativa difficoltà, le previsioni parlano di uno scenario «estremamente dinamico» per i prossimi anni, come lo ha definito il presidente dell’agenzia governativa, con una crescita degli scambi globali in aumento del 3,5% per l’anno in corso e addirittura del 4,2% e 5,5% nei due anni successivi. Che, tradotto in cifre, significa un aumento della domanda mondiale, fino al 2016, di quasi 975 miliardi, di cui quasi 35 potenzialmente intercettabili dall’Italia (+14%). Il tasso di sviluppo degli scambi torna inoltre superiore al Pil mondiale. Una svolta dopo che, all’incremento di oltre il 14% seguito alla crisi, il tasso di crescita degli scambi mondiali manifatturieri si era dimezzato ogni anno, arrivando nel 2013 sotto l’1,5%.
Secondo il Rapporto, inoltre, la novità più interessante è il recupero di mercati maturi come gli Stati Uniti e, sebbene in misura minore, l’Europa. «Sicuramente ci sono grandi opportunità sui mercati emergenti – aggiunge Monti – come la Cina, i paesi del sud-est asiatico, oppure l’Africa. Ma il dato più significativo per noi è il consolidamento dei paesi noti, dove molte nostre aziende hanno già una struttura e una tradizione e che rappresentano minori rischi dal punto di vista sia della volatilità delle valute, sia della stabilità politica». Un’ottima notizia anche per il viceministro allo Sviluppo economico Carlo Calenda, «dato che i paesi maturi sono per noi più facili da aggredire, soprattutto da parte delle piccole e medie imprese», che rappresentano oltre il 90% del tessuto industriale italiano.
Non a caso l’Ice ha in programma un importante piano di promozione del made in Italy negli Stati Uniti il prossimo anno, attraverso una formula già sperimentata con successo quest’anno in Germania: non soltanto partecipazione a eventi fieristici o road show, ma l’accordo con grandi department store per dedicare spazi ed eventi ai prodotti italiani. E proprio con gli Stati Uniti, ha spiegato il viceministro, «l’Italia sta discutendo un accordo di libero scambio che speriamo possa avere una svolta proprio durante il semestre italiano di presidenza Ue (iniziato ieri, ndr)».
Non si tratta di rinnegare l’importanza che, soprattutto dopo la crisi seguita al crack Lehman-Brothers, i nuovi mercati hanno assunto per le esportazioni italiane, ma di riequilibrare in qualche modo i flussi di interscambio e operare una maggiore selettività, tenendo conto non soltanto di criteri come la crescita del Pil, ma anche di fattori macroeconomici e geopolitici, che ad esempio fanno guardare con più cautela a mercati pur importanti come la Russia, la Turchia o il Nord Africa.
Per intercettare questa ritrovata accelerazione del commercio internazionale, il governo ha presentato un Piano straordinario per il rilancio del made in Italy che, ha ricordato Calenda, si pone l’obiettivo di aggiungere 22mila imprese esportatrici e 50 miliardi di export in più entro il 2016 e attrarre in Italia 20 miliardi di investimenti (si veda il Sole 24 Ore del 26 giugno).
Quanto ai settori dell’industria italiana che potranno trarre maggiore vantaggio dalla ripresa del commercio internazionale, le maggiori opportunità si presentano per meccanica e settori tecnologici, grazie a una generale ripresa degli investimenti sui mercati esteri, che in molti casi – ad esempio Stati Uniti e Germania – sono previsti in particolare nel settore manifatturiero e nell’innovazione. Ma a trarne beneficio saranno anche altri comparti di eccellenza del made in Italy, come moda, arredo e alimentare.

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