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Scalata Telecom, Padoan in campo

MILANO Dopo la grande corsa, Piazza Affari ieri ha tirato il fiato e Telecom Italia ha chiuso la seduta sostanzialmente piatta. Il weekend non ha aiutato a chiarire al mercato i contorni dell’irruzione di Xavier Niel nel capitale del gruppo telefonico. Il presidente di Telecom, Giuseppe Recchi, nel fine settimana ha incontrato a Parigi il nuovo azionista, ricevendo — così ha raccontato — l’impressione che si tratti di un’operazione amichevole. Che non era stata però né concordata né anticipata ai vertici del gruppo telefonico. A Parigi Recchi ha visto anche Vincent Bolloré, che attraverso Vivendi ha il 20% di Telecom Italia e da primo azionista si è trovato improvvisamente Niel sulla strada. Il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, ha ribadito che la società ha intenzione di sostenere la strategia del gruppo telefonico e di essere entrati come azionisti di lungo periodo. Ma non fino al punto di lanciare un’Opa (Offerta pubblica d’acquisto), che non rientra nei piani del manager francese.
Dopo il weekend di incontri a Parigi, ieri Recchi è stato chiamato da Pier Carlo Padoan a Via XX Settembre. Il ministro dell’Economia potrebbe aver chiesto informazioni più precise sui colloqui avuti a Parigi e sulle intenzioni che i due azionisti francesi hanno su Telecom Italia, a cui fa capo l’asset strategico della rete nazionale e i cavi internazionali di Sparkle. Su entrambi c’è il presidio della «golden rule».
Oggi Niel è atteso a Roma, dove è stato convocato dalla Consob per chiarire i contorni dell’operazione e il tipo di strumenti utilizzati per costruire la posizione su Telecom. Gli uomini di Giuseppe Vegas sono fiduciosi sul fatto che Niel sarà presente di persona. Nella partita su Telecom il patron di Iliad è assistito dai legali dello studio BonelliErede, che lo accompagneranno in audizione. I funzionari della Commissione hanno diversi quesiti da porre al neoazionista di Telecom, a cominciare dal tipo di strumenti che ha utilizzato. In particolare Vegas vuole sapere se i contratti stipulati sulle opzioni sono di tipo «americano» o europeo. La differenza è sostanziale: nel primo caso esiste un’ampia flessibilità, ossia le opzioni possono essere esercitate in qualsiasi momento, mentre per quelle europee la data di esercizio è fissa. Visto che Niel non ha comprato direttamente azioni, i funzionari gli chiederanno anche se si tratta di un’operazione di trading o di una mossa strategica che mira a incidere sulla governance del gruppo telefonico. Niel oltre alle opzioni ha un equity swap sul 5% di Telecom, che gli darebbe la possibilità di chiamare un’assemblea e chiedere la revoca del board. Con Vivendi al 20% farebbe tuttavia fatica a passare. La Consob sta intanto proseguendo le indagini per valutare eventuali collegamenti tra Vivendi e Niel e accertare se a ridosso dell’annuncio dell’ingresso del patron di Iliad in Telecom, ci sono state anomalie sull’andamento delle azioni del gruppo telefonico. Oggi arriveranno i primi chiarimenti. E giovedì a Milano si riunirà il consiglio di Telecom.

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