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Scalata Mediaset, Vivendi rastrella oltre il 12%

Fininvest risponde e oggi salirà al 38,26% – Esposto contro Vivendi per «manipolazione di mercato» – Monitoraggio Consob
Vivendi detto-fatto. Non ha perso tempo Vincent Bollorè. Lunedì la media company transalpina ha annunciato di avere superato la soglia del 3% nel capitale di Mediaset e ieri ha comunicato di essere già salita al 12,32%. La risposta di Fininvest non si è fatta attendere. In serata la holding della famiglia Berlusconi, che fino a ieri deteneva la quota di riferimento di Mediaset col 34,7%, ha comunicato di avere acquistato 27,66 milioni di azioni ordinarie del gruppo televisivo e di aver stipulato un contratto con il diritto a rilevare, nella giornata di oggi, altri 14 milioni di titoli, un pacchetto aggiuntivo pari complessivamente al 3,527% del capitale. La partecipazione di Fininvest sale quindi al 38,266% e, considerate le azioni proprie detenute da Mediaset e pari al 3,795%, al 39,775% dei diritti di voto. Volendo, la quota del socio di riferimento, potrebbe essere arrotondata ancora fino a raggiungere il 5% del capitale aggiuntivo, senza incorrere nell’obbligo di Opa. Per dodici mesi poi non sarebbero consentiti altri acquisti, se non appunto lanciando un’offerta sul mercato. Nel frattempo Fininvest ha presentato un esposto in Procura per «manipolazione di mercato» contro Vivendi.
Anche da parte francese non è detto sia finita qui, dal momento che all’esordio come azionista di Mediaset Vivendi aveva reso noto, volontariamente, di essere interessata a rilevare «in un primo tempo» fino al 20%. Difficile, se non impossibile, conoscendo l’abilità finanziaria di Bolloré, che gli ulteriori acquisti siano stati effettuati ieri quando il titolo Mediaset, tra continui stop & go per eccesso di rialzo, ha finito per concludere la seduta in progresso del 31,86% a 3,584 euro.
Nello scenario di un assedio di Vivendi, se non di una vera e propria scalata, il titolo Mediaset si è riportato nel corso di una sola seduta ai livelli di prezzo intorno a cui viaggiava prima della “disdetta” francese all’accordo firmato in primavera per il passaggio di mano di Premium.
Non si annuncia di voler comprare per far scappare il prezzo, a meno che sia un bluff. E bluff non è stato. È?possibile che Vivendi avesse già la disponibilità delle azioni dal giorno prima, per acquisti diretti o forse per l’esercizio di opzioni call. Se ne avesse in mano delle altre, dovrebbe denunciarle entro cinque giorni dalla sottoscrizione, salvo che si tratti di contratti put&call stipulati con la stessa controparte, nel qual caso potrebbe tenere ancora le carta coperte. Ma anche se avesse in mano solo delle opzioni put, per proteggere un’eventuale ritirata in caso di malaparata, Vivendi non sarebbe tenuta a renderlo pubblico. Di fatto il comunicato di ieri non fornisce alcun dettaglio se non la quota secca detenuta a ieri in portafoglio.
Allora, chi ha comprato quell’11,71% del capitale Mediaset che è passato di mano ieri a prezzi via via più surriscaldati (è stato segnato un massimo di 3,688 euro)? Certamente la speculazione di mercato che, fiutando sangue, si è posizionata. Fininvest ha fatto la sua parte, ma ancora questo non basta a spiegare il maggior balzo sperimentato da Mediaset in una sola seduta e i volumi impressionanti che sono stati scambiati. Qualcuno sta rastrellando i titoli per poi offrirli al miglior offerente o schierarli in appoggio a uno dei due fronti in una lunga battaglia di trincea? A ottobre la mappatura del flottante in mani istituzionali vedeva gli italiani in posizione minoritaria col 3,5%, mentre il 23,3% del capitale di Mediaset era riferibile a investitori nord-americani, con Francia e Benelux all’8,1% e Uk al 7,3%. I nomi più importanti, Lazard asset management con una quota stimata del 5,6%, Mackenzie col 2,7%, norges Bank con l’1,8%.
Consob non è intervenuta a chiedere la denuncia di partecipazioni potenziali da parte di Vivendi perchè, se ci fossero, con i caveat sopra descritti, dovrebbero essere comunicate per legge. Tuttavia ha fatto sapere di avere attivato, come di prassi quando ci sono forti movimenti su un titolo, il consueto monitoraggio degli scambi.
Da parte di Mediaset nessuna nuova. Quello che aveva da dire l’ha detto il giorno prima, quando ha reso noto con un comunicato arrivato in tarda serata di avere ingaggiato come advisor Intesa e UniCredit, vale a dire le prime due banche italiane, per tutelare gli interessi di tutti gli azionisti e quelli della società, verificando la compatibilità delle reali intenzioni francesi con le strategie del gruppo. Nella stessa nota Mediaset aveva confermato di essere stata all’oscuro delle mosse di Vivendi, con la quale è aperto un contenzioso sul piano legale per il rispetto del contratto firmato l’8 aprile che prevedeva il passaggio del 100% di Premium sotto le insegne francesi e uno scambio azionario reciproco tra Vivendi e Mediaset, limitato al 3,5%, con l’innesto nei rispettivi board di un rappresentante dell’altro gruppo.
Il Biscione, infatti, scrive che gli acquisti di Vivendi «sono avvenuti a totale insaputa della società e al di fuori di qualunque accordo con Mediaset» e inoltre che dal 25 luglio, data della “disdetta” francese, «non c’è stato più alcun contatto tra le due società e tantomeno tentativi amichevoli di risolvere alcunchè».

Antonella Olivieri

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