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Scalata Mediaset, giallo sulla quota di Vivendi

Percentuali di acquisti inesatti. Quantità di azioni errate, prezzi sballati. La scalata di Vivendi al gruppo Mediaset si sta dimostrando un ostacolo duro per la multinazionale francese controllata da Vincent Bolloré. Mentre il nome del finanziere bretone finiva sul registro degli indagati della procura di Milano per aggiotaggio, il suo gruppo rettificava i dati della scalata. E, l’errore, non sembra essere da poco. Sono due i documenti – ora acquisiti dai pm milanesi che indagano per le operazioni di Borsa – recapitati in Consob. Il primo porta la data del 13 gennaio, il secondo è del 27 febbraio.
Attraverso una comunicazione di internal dealing, Vivendi sostiene di detenere «volumi e prezzi azionari» del gruppo fondato da Silvio Berlusconi diversi rispetto a quelli comunicati al mercato e all’Authority esattamente un mese prima. Al 13 dicembre sul «mercato italiano – comunica il gruppo – risultano acquisite 46 milioni e 413 mila azioni». Un mese dopo ne mancano 23 milioni e 391 mila. Anche il prezzo d’acquisto viene rettificato.
Abbassandolo a 3, 37 euro, anziché i 3,41 dichiarati nella comunicazione di dicembre. Non basta. Vivendi si corregge anche sulla fetta azionaria acquistata all’estero e in Italia, con volumi consistenti. In totale mancano all’appello 32,221 milioni di azioni pari al 2,73% del capitale Mediaset, che porterebbero la partecipazione del gruppo francese in quello italiano dal 28,8% al 26,07%. Le cifre tornerebbero a coincidere se Vivendi avesse acquistato altre azioni prima del 13 dicembre. A Milano, intanto, il lavoro dei pm, va avanti, verificando come sia stata condotta la scalata. Sul registro degli indagati oltre a Bolloré è finito anche l’ad della società Arnaud de Puyfontaine. L’indagine è nata dopo l’esposto del gruppo Fininvest, che accusa il gruppo francese di aver rinnegato l’accordo per l’acquisto di Mediaset Premium. Era stato De Puyfontaine, in un’intervista a un quotidiano francese, a lanciare dubbi sui conti della pay per view del gruppo Fininvest, creando un crollo del titolo.

Emilio Randacio

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