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Scadenze brevi sui titoli sovrani

Un’intesa carica di mille incognite. La reazione del mercato del reddito fisso ieri, quando è stato annunciato l’esito positivo dell’accordo per il salvataggio della Grecia, vale più di mille analisi e deve servire anche al piccolo risparmiatore che si muove sui titoli di Stato.
«Il raggiungimento di un accordo all’Euro summit — spiega Chiara Manenti, fixed income strategist di Intesa Sanpaolo — sulle riforme necessarie per un nuovo programma Esm per la Grecia ha generato un forte rally sui mercati periferici che si è però interrotto poco dopo: gli spread tra titoli periferici e core sono vicini a livelli di equilibrio e il mercato europeo sta tornando a prezzare il miglioramento del ciclo nell’Eurozona e l’avvicinamento della svolta sui tassi della Fed».
Per tutta la mattinata il mercato si è mosso privilegiando questa chiave di lettura, salvo poi ricredersi nel pomeriggio quando le complessità e gli ostacoli del piano (il Parlamento greco deve approvare un lunga lista di riforme in 48 ore) hanno cominciato a prendere il sopravvento nelle sale operative e sono scattati acquisti in chiave difensiva dapprima sul Bund e poi di riflesso, anche se in forma più contenuta, sul BTp.
Tutto questo, tradotto per il piccolo risparmiatore, significa che è estremamente difficile prendere delle scelte oggi in un orizzonte di medio termine. Il pericolo Grecia non sembra ancora del tutto scampato e la volatilità sul mercato dei bond è destinata a perdurare almeno nel breve.
In queste condizioni gli esperti consigliano sempre di puntare sulle scadenze brevi, a uno – tre anni, piuttosto che sulla parte più lunga. Una simulazione realizzata da Advise Only evidenzia che un rialzo di mezzo punto dei rendimenti sul BTp determina una perdita in conto capitale, nel momento della vendita, dello 0,9% per il titolo a due anni e del 4,5% per il decennale. Meglio quindi limitare i danni con la prima opzione.
Un unico punto fermo è quello che i tassi su Bund e BTp restano su livelli ancora storicamente bassi. Ieri è stata anche giornata di importanti aste per i governativi italiani: i rendimenti sono scesi marginalmente rispetto a quelli delle aste di metà giugno sul BTp a 3 anni (rendimento aggiudicazione 0,48% contro 0,50%) mentre più ampio è stato il calo del rendimento sul BTp a 7 anni (1,6% da 1,76%), sul BTp a 15 anni (2,63% contro 2,77%) e sul BTp a 30 anni (3,24% contro 3,36 per cento).
Lo spread tra BTp (a 10 anni rende il 2,1%) e Bund è sceso da poco sopra i 160 punti base, all’indomani del referendum greco, agli attuali 125 punti base. L’area intorno ai 120 punti comincia a essere correttamente valutata, secondo gli esperti. A questo punto si aprono due possibili scenari per i titoli sovrani: l’accordo greco va in porto e il mercato si concentra sulla ripresa e sui fondamentali del Vecchio Continente. A quel punto è da mettere in conto una ripresa dei rendimenti per effetto della maggiore crescita e dell’inflazione e i prezzi dei bond, soprattutto a lungo, resteranno sotto pressione.
L’altra ipotesi è che l’accordo greco deragli o proceda molto a rilento: a quel punto il primo effetto sarebbe quello di massicci acquisti sui Bund, in chiave di fly to quality, mentre resterebbe l’incognita sui periferici anche se l’azione in corso del quantitative easing e lo sforzo delle istituzioni europee per evitare il contagio potrebbe far scattare acquisti (in chiave di trading) e dovrebbe comunque impedire ai rendimenti di salire troppo.
«Tolta Atene», sottolinea Enzo Puntillo, investment director Gam, «gli altri Stati periferici hanno attuato aggiustamenti significativi negli ultimi anni, per ridurre i deficit di bilancio e delle partite correnti. Il Paese ellenico ha fatto alcuni passi in avanti, ma non abbastanza per rendere l’economia più competitiva. La Bce è disposta a fare qualsiasi cosa per evitare che l’Eurozona collassi, dunque anche per limitare il contagio derivante dalla crisi greca. Le armi a disposizione dell’Eurotower sono inoltre aumentate. Le differenze tra l’economia italiana e quella greca sono enormi e non riteniamo che l’Italia sarà vittima del contagio».

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