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In scadenza 4mila miliardi di debiti societari

Uno degli effetti salienti della pandemia è stato il netto aumento del debito. Sia quello pubblico vista l’esigenza dei governi di finanziare misure di stimolo fiscale senza precedenti. Sia quello societario, vista la necessità delle aziende di assicurarsi un adeguata riserva di liquidità per far fronte alla crisi. Il boom di emissioni che si è registrato nella prima metà dell’anno – segnala S&P Global Ratings in un recente studio – ha comportato un aumento del 3% de debiti societari in circolazione .Il controvalore complessivo ha raggiunto così quota 6800 miliardi di euro suddiviso in parti uguali tra settore finanziario e non.

Il grosso di questo debito dovrà essere rimborsato o rifinanziato entro il 2025. Nei prossimi cinque anni andranno a maturity 4mila miliardi di debiti societari. Si tratta soprattutto di titoli ad alto rating che rappresentano l’84% del totale.È in particolare nel 2022 che le scadenze saranno impegnative visto che andranno scadenza titoli per 807 miliardi di euro. Si è registrato poi un significativo aumento dei titoli in scadenza nel 2025 il cui controvalore si attesta a quota 683 miliardi di euro (+17% rispetto a inizio anno).

La pandemia ha comportato un aumento del rischio di insolvenza sul debito. In particolare nell’universo delle aziende a basso rating il cui tasso di default è stimato in crescita dal 3,35% di giugno 2020 all’8,5% di giugno del prossimo anno. Eppure, nonostante il maggior rischio, il mercato si è dimostrato in grado di assorbire un volume di emissioni nettamente oltre la media che nel primo semestre si è attestato a 565 miliardi di euro (il 27% in più rispetto alla media dell’ultimo quinquennio).

Con le emissioni di inizio anno il controvalore del debito societario europeo a basso rischio (investment grade) è cresciuto di 180 miliardi (+3,3%). In questo segmento le emissioni fatte da società non finanziarie hanno beneficiato delle misure anti-crisi della Bce. In particolare l’aumento del valore dei titoli acquistati mensilmente nell’ambito del Qe e del Pepp (il piano straordinario di acquisto titoli varato per far fronte alla pandemia). I titoli ad alto rischio (high yield) sebbene non direttamente interessati dagli acquisti Bce ne hanno comunque tratto indirettamente beneficio dalle misure. Il controvalore è cresciuto del 3,2% per un ammontare di 34 miliardi di euro. In questo segmento le emissioni di inizio anno hanno permesso di allungare la vita media del debito. Il grosso dei 591 miliardi di debito in scadenza nei prossimi anni dovrà infatti essere rifinanziato tra il 2024 e il 2025 quando, si spera, l’economia si sarà ripresa dallo shock della pandemia.

Le massicce risorse mobilitate da governi e banche centrali in tutto il mondo hanno contribuito a disinnescare una mina, quella del debito societario, potenzialmente letale. Le politiche espansive sono state decisive nell’allentare le tensioni sui mercati, favorire le operazioni di rifinanziamento del debito ed evitare una raffica di default societari dagli effetti destabilizzanti.

Ad oggi le quotazioni di mercato indicano un ritorno ai livelli pre-Covid per il segmento delle obbligazioni societarie ad alto rating (IG). Se la passano meno bene i bond ad alto rischio il cui premio di rischio sconta ancora un considerevole grado di incertezza. Eppure c’è chi vede opportunità in questa classe di investimento. È il caso del colosso dell’asset management Blackrock che, nonostante la recente impennata della volatilità, di recente ha rivisto al rialzo le prospettive su questa categoria di bond giudicati interessanti sia per il rendimento offerto sia sulla prospettiva di un aumento delle quotazioni.

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