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Sblocco dei licenziamenti si punta sugli ammortizzatori

Il «passaggio di luglio» con la fine del blocco dei licenziamenti per le imprese dotate di ammortizzatori ordinari «avrà un impatto traumatico» sull’occupazione». Un impatto, ammette il ministro del Lavoro Andrea Orlando (Pd) alle parti sociali, «senza compensazioni di assunti, rispetto alle prevedibili perdite».
Il difficile scenario non basta però a cambiare il piano del governo, tradotto in norma nel decreto Sostegni: fine del divieto al 30 giugno per le grandi aziende (industria e costruzioni), al 31 ottobre per le piccole (terziario). D’accordo Confindustria. Contrari Cgil, Cisl e Uil che chiedono di proseguire per tutti fino al 31 ottobre. In mezzo, Confapi: stop generalizzato fino a fine agosto e poi solo per le “piccole”.
Una mediazione sembra difficile, arrivati a questo punto. In Senato, tra gli emendamenti “segnalati” dai partiti proprio al decreto Sostegni, un paio ricalcano la richiesta sindacale per un blocco continuato fino all’autunno, a firma dell’ex Cgil Valeria Fedeli (Pd) e dell’ex ministra Nunzia Catalfo (M5S).
Ma il ministro Orlando già guarda oltre: «Bisogna anticipare gli scenari, anziché rincorrerli ». Ecco allora la sua tabella di marcia per «gestire il passaggio di luglio».
Primo, chiudere entro maggio il tavolo sulle politiche attive da rafforzare: il ministro ha avviato una serie di incontri bilaterali con le Regioni, a partire da quelle più lente, come Calabria e Sicilia, nel riformare i Centri per l’impiego e assumere i nuovi addetti. Secondo, arrivare a luglio con un impianto definito della riforma degli ammortizzatori “universali”, da rendere operativi quando la Cig Covid a carico dello Stato finirà, cioè da novembre. Terzo, mettere in campo da subito – nel decreto Sostegni bis da 40 miliardi aiuti mirati alle aziende che prevedono di ristrutturare, a partire dai contratti di espansione e di solidarietà. Allargare il primo anche alle aziende sotto i 250 dipendenti – così da anticipare le uscite a 60 mesi dalla pensione è però un intervento costoso per lo Stato e non alla portata di tutte le imprese.
«Dobbiamo provare a costruire fotografie territoriali della situazione e intervenire in modo selettivo», insiste Orlando. La sua idea di “patti territoriali”, Regione per Regione, potrebbe trovare già una prima declinazione nel decreto Sostegni bis con l’avvio dell’Industry Academy – già voluta dall’ex ministra Catalfo e da lei messa nel Recovery – e delle “Scuole di mestiere” per 2 milioni di giovani neet tra 15 e 29 anni che non studiano, non si formano, non lavorano.
I sindacati sono però inquieti. Il terzo incontro ieri sulla riforma degli ammortizzatori – «ancora senza un testo» – lascia molti dubbi. I cardini sembrano vaghi: Cig ordinaria e straordinaria per tutte le aziende, anche sotto i 15 dipendenti, stesso importo (massimo 1.199 euro) ma durata diversa, in base alla dimensioni (Cassa più lunga per le grandi), Naspi e Discoll (sussidi di disoccupazione) potenziati per i lavori discontinui e décalage della Naspi che parte dal sesto mese anziché dal quarto. Per autonomi, agricoli e spettacolo ci saranno tavoli a parte.
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