Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Sblocca Italia, sì ma con le riforme

Lo «Sblocca Italia» può essere un primo passo positivo per rimettere in moto il motore dell’economia del Paese, ma di certo non è sufficiente. Serve più coraggio, in generale. E in particolare, per l’edilizia il governo deve ampliare la semplificazione e la sburocratizzazione per tutti i tipi di appalti.

Anche i sindacati dovranno fare la loro parte dopo che hanno lamentato l’inadeguatezza dello «Sblocca Italia», che pure contiene norme importanti per la semplificazione normativa e la sburocratizzazione. L’appello «ad andare avanti con le riforme» arriva da Dino Piacentini, presidente dell’Aniem, l’associazione nazionale imprese edili manifatturiere.

Domanda. Presidente, in questa fine estate il tema principe è stato lo «Sblocca Italia» che ha introdotto delle novità nel settore delle costruzioni, lei come lo valuta?

Risposta. Come abbiamo segnalato già a fine agosto, il provvedimento sicuramente ha un approccio condivisibile orientato a favorire una ripresa delle attività produttive: accelerazione degli interventi infrastrutturali, sblocco di opere già finanziate, interventi di snellimento delle procedure. Ma, accanto a elementi positivi che sicuramente pongono le giuste basi per ulteriori interventi futuri, si deve segnalare che gli interventi più significativi riguardano infrastrutture di grande portata, mentre bisognerebbe dare maggior risalto, al fine di consentire una più veloce crescita, anche a livello occupazionale, a una seria programmazione di opere piccole e medie, diffuse su tutto il territorio, immediatamente cantierabili.

 

D. Mi spieghi meglio.

R. Partirei dai titoli principali del provvedimento. Innanzitutto le procedure più snelle per le grandi opere: il principio per il quale si sblocca la cantierabilità per le grandi opere è sicuramente un principio condivisibile nella misura in cui può rappresentare un elemento di choc del settore: semplificare i processi autorizzativi è uno dei grandi freni all’attività economica di questo Paese, tempi e procedure asfissianti. Quindi, se lo scopo è quello di voler snellire le procedure non si può non essere d’accordo: il commissario straordinario potrà approvare direttamente i progetti, senza la trafila della legge Obiettivo, con una Conferenza dei servizi iper semplificata, tutti elementi che Aniem auspica da diverso tempo. Stesso discorso per gli interventi urgenti. Diverso invece è il ragionamento sull’affidamento dei lavori che deve restare aperto alla libera concorrenza. Altro elemento certamente apprezzabile all’interno del provvedimento è l’ulteriore defiscalizzazione del project financing che rappresenta uno degli elementi di incentivazione concreta. Mi sembra importante evidenziare che la crisi ha incentivato il ricorso a questo strumento, basta riflettere sul fatto che nel periodo gennaio 2009-agosto 2011 l’incidenza percentuale degli importi relativi alla finanza di progetto sul totale delle opere pubbliche appaltate è salito al 40%. Ma va reso effettivamente utilizzabile, gli operatori imprenditoriali e finanziari vanno messi nelle condizioni di lavorare con tempi certi e con costi sostenibili. Per concludere, alcune semplificazioni che sono state introdotte vorremmo che fossero estese a tutte le tipologie di appalti allo scopo di abbandonare, finalmente, questo approccio culturale e legislativo iper burocratizzato.

D. E gli elementi di criticità?

R. Sempre sul grande tema della sburocratizzazione vorrei evidenziare tre elementi: innanzitutto lo stralcio della disposizione dello Sblocca cantieri minori che consentiva una procedura semplificata per l’affidamento dei lavori; quella sul Regolamento edilizio unico standard che se non eliminata avrebbe consentito un’omogeneizzazione delle farraginose normative territoriali che troppo spesso determinano differenze significative di oneri per gli imprenditori in base al territorio in cui operano; e quella sulla limitazione temporale del potere di autotutela della pubblica amministrazione per Dia e Scia che dava certezza soprattutto ai progetti dei lavori in casa (prima era stato ipotizzato un termine di 6 mesi-1 anno).

D. Sul piano delle regole come valuta l’ampliamento a trattativa privata per le opere di emergenza fino a 5,2 milioni?

R. La valutazione è sostanzialmente positiva: la novità è la possibilità per le scuole, dove nella maggioranza dei casi sono lavori di piccola manutenzione, concessa al funzionario che svolge il ruolo di responsabile del procedimento (solitamente il preside) di affidare in via fiduciaria diretta, cioè senza alcuna consultazione di mercato, lavori fino a 200 mila euro: importo quintuplicato rispetto al valore normale di 40 mila euro. Come dire che la maggioranza degli interventi urgenti inseriti nel programma straordinario di manutenzione scolastica (che include interventi in oltre 20 mila edifici) avrà una corsia preferenziale e accelerata. Un elemento importante è l’elevamento fino alla soglia comunitaria, 5,2 milioni appunto, della possibilità di ricorrere alla trattativa privata, cioè ad una procedura negoziata senza bando per gli interventi urgenti di manutenzione delle scuole, ma anche delle opere anti-dissesto idrogeologico e prevenzione del rischio sismico. E gli interventi per arginare il problema idrogeologico, in Italia, sono molti e consequenzialmente «aprono» un nuova opportunità per le aziende del settore. L’importante è circoscrivere queste procedure ai casi di effettiva urgenza, altrimenti, è evidente, si rischia di sottrarre alla concorrenza una parte importante degli affidamenti, in una fase, peraltro, già recessiva che penalizza particolarmente le pmi.

D. Si parla di 4 miliardi stanziati, ma l’88% di questi saranno disponibili solo dopo il 2016. È sufficiente per l’auspicato choc al settore?

R. È evidente che guardando la cosa esclusivamente dal nostro osservatorio, senza tener conto della situazione generale del sistema Paese, dovrei dire di no, non è sufficiente. Ma possiamo accettarlo, per un periodo di tempo temporaneo, perché ci è stato detto che tutte le procedure verranno snellite in maniera sostanziale. Questo porta ad agevolare e rendere effettivo l’entrata di capitale privato nelle infrastrutture che sono necessariamente grandi opere. Se la situazione del Paese è quella che tutti noi conosciamo e viviamo quotidianamente e i segnali della ripresa ancora non sembrano arrivare, l’effetto choc ci può essere solo se tutti ci comportiamo in maniera ragionevole. Da parte nostra, quindi, ci accontentiamo per il 2015 anche solo del 12% a condizione che sia effettivo il processo di sburocratizzazione, che si favorisca l’entrata dei capitali privati, che si diano certezza agli operatori: tanto per tornare al delicato tema del finanziamento privato delle opere è inammissibile che si debbano aspettare anni per avere il via libera. Se il prezzo da pagare è aspettare il 2016 perché si vada a regime, è un sacrificio che le piccole e medie imprese cercheranno di fare consapevoli che lo stato non può fare di più. Ma quello che chiediamo e su cui non siamo disposti a transare è dal punto di vista normativo, delle procedure autorizzative anche nei piccoli lavori: anche in questo settore bisogna superare la cultura dell’emergenza e del sospetto che ci porta da decenni a costruire norme, regolamenti e procedure talmente complicati da ingessare il settore senza peraltro risolvere nulla in termini di moralizzazione.

D. Nel programma del governo Renzi per i prossimi 1.000 giorni, quali sono le accelerazioni auspicabili?

R. Noi auspichiamo più coraggio ancora sul fronte della modernizzazione del Paese. Politiche industriali che guardino con decisione alle priorità del Paese, mi riferisco, ad esempio, al grande tema della riqualificazione delle nostre città per il quale non basta solo una politica di incentivazione fiscale, ma occorre un’azione selettiva che consenta, come avviene nel resto del mondo, anche di sostituire comparti edili irrimediabilmente degradati ed energivori con edilizia moderna e sostenibile. Non si tratta di un’utopia, lo ripetiamo, si può e si deve fare utilizzando anche in questo caso risorse private, anche perché non avremmo più il tema della speculazione sui terreni. È questo il futuro dell’edilizia nelle città, anche perché lo spazio non è infinito ed è chiaro che la priorità sarà sempre più quella di riqualificare dove l’uomo ha già costruito, spesso male.

Sul tema delle regole, ci attende una fase molto delicata che è quella della riscrittura del Codice appalti. Abbiamo apprezzato le dichiarazioni del premier Renzi che ha posto dei paletti su questo grande progetto di riforma, avvicinarci all’Europa ed alle sue direttive, liberarci di tutti quegli oneri e quelle eccezioni che snaturano sempre le nostre leggi di recepimento. Semplificare le regola in questo senso vorrebbe dire dare una scossa positiva al settore.

Infine, torno su un tema che ci sta molto a cuore, il costo del lavoro. Dobbiamo tornare a dare dignità e valore al lavoro edile. Per farlo dobbiamo garantire stipendi dignitosi alle maestranze, renderlo attraente anche per i nostri giovani. Occorre quindi liberarci da tutti quegli oneri impropri e quelle gestioni illogiche e insensate che ancora appesantiscono i costi per l’imprenditore senza arrecare vantaggi ai lavoratori. Un esempio per tutti è l’esigenza non più rinviabile di alleggerire i costi della bilateralità in edilizia attraverso un progetto di accorpamento unitario delle casse edili.

Nei giorni scorsi i sindacati hanno evidenziato i dati allarmanti sulla perdita di addetti negli ultimi 7 anni (circa il 50%) e hanno lamentato l’inadeguatezza dello «Sbolcca Italia»: forse sarebbe il caso di iniziare a valutare anche la responsabilità e le potenzialità di intervento anche da parte delle organizzazioni dei lavoratori. Un po’ di coraggio anche lì non guasterebbe.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Sono sessantasei i fascicoli di polizze infortuni in favore dei dirigenti di cui si sono perse le tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Questo shock senza precedenti potrebbe causare qualche vittima tra le banche». Un Ignazio Visco i...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«Non sarà possibile avere il Recovery Fund in funzione dal primo gennaio 2021 e anche il Bilancio ...

Oggi sulla stampa