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Sblocca-Italia, più spazio ai privati

Arriva lo sblocca-Italia, una cornice di misure che dovrebbe far ripartire infrastrutture, edilizia, città per 43 miliardi di euro. Sarà il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, a spiegare cosa ci sarà in questa cornice stasera, nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri. Nessun provvedimento, per ora, ma una consultazione di un mese, come già si era fatto con il decreto di riforma della Pa. Le uniche cose che potrebbero concretizzarsi già oggi in forma di provvedimenti sono il «piano aeroporti» – un decreto che aspetta l’approvazione del governo dopo una “riflessione” di quattro anni nei cassetti ministeriali di un documento strategico fondamentale – e un pacchetto di opere che potrebbe essere approvato dal Cipe: la defiscalizzazione per la Pedemontana lombarda (sarebbe il secondo caso dopo la Orte-Mestre, delibera del novembre 2013 ferma però alla Corte dei Conti), atto aggiuntivo per la Metro C di Roma, piano finanziario della Milano-Serravalle.
«In consiglio dei ministri la discussione sullo sblocca-Italia e l’apertura della fase di consultazione (mi dispiace, consulteremo i cittadini per il solo mese di agosto: ma le buone idee non vanno in ferie. Fine di agosto dobbiamo essere operativi con i provvedimenti!)». Così ha scritto ieri Renzi nella sua lettera «e news».
Lo Sblocca Italia a cui sta lavorando il governo si annuncia comunque come un provvedimento a 360 gradi. Dall’accelerazione sui fondi Ue alle semplificazioni radicali per l’edilizia privata, dalla riprogrammazione della legge obiettivo al finanziamento immediato di un numero ristretto di grandi opere, dalla riforma dei porti all’approvazione (forse con Dpcm) del piano aeroporti, dalla riforma degli incentivi per il project financing a quelli per la banda larga, da un piano di piccole opere che tenga dentro le 1.400 segnalazioni arrivate a Renzi dai sindaci al rifinanziamento del «piano città» e del «piano dei 6mila campanili».
Le nuove risorse dovrebbero oscillare fra due e tre miliardi di euro, ma è probabile che su questo Renzi non scopra ancora le carte, visto che non saranno approvati provvedimenti. Almeno un miliardo dovrebbe arrivare dalla revoca di finziamenti a opere della legge obiettivo e non solo, un lavoro istruttorio fatto dal ministero delle Infrastrutture, mentre altre risorse dovrebbero arrivare dall’Economia (il Dl Irpef convertito a fine giugno prevedeva un lavoro di verifica e riassegnazione dei residui passivi nel bilancio dello Stato, da effettuarsi entro il 31 luglio).
Una parte di questi fondi dovrebbero andare a un gruppo di grandi opere, proposte dal Ministro delle Infrastrutture Maurizio Lupi. Tra queste dovrebbero esserci l’autostrada Tirrenica, la terza corsia sulla A4 Venezia-Trieste, il Passante ferroviario di Torino, il collegamento ferroviario Milano-Seregno-Malpensa, il primo lotto dell’autostrada Termoli-San Vittore, il completamento della linea 1 della metropolitana di Napoli.
Un’altra parte dei fondi dovrebbe invece andare al piano “6mila Campanili” (piccole opere nei Comuni con meno di 5mila abitanti) e per finanziare alcune delle 1.400 opere (piccole ma non solo) segnalate dai Comuni a Renzi su sua diretta sollecitazione.
Un intervento radicale è annunciato anche per le semplificazioni in edilizia privata, per tentare di superare le “riforme a metà” o non attuate degli anni scorsi. La prima misura sarà quella del regolamento edilizio standard per tutti gli 8mila comuni, una vera rivoluzione. Ma ci saranno anche norme per limitare il potere di autotutela dei Comuni dopo la presentazione della Scia o della Dia edilizia; un accorciamento dell’iter del permesso di costruire; un rafforzamento dello Sportello unico edilizia.
Infine modifiche alle conferenze di servizi e una riduzione del raggio d’azione delle Sovrintendenze, con l’esclusione dei piccoli e piccolissimi lavori, che costituiscono il 70% del totale.

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