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Chi sbaglia perde l’Ici

I contribuenti non hanno diritto al rimborso dell’Ici, o di altre imposte pagate sugli immobili, se hanno commesso errori nel calcolo della rendita catastale. L’obbligo di restituzione di quanto pagato in misura superiore al dovuto è imposto solo quando l’errore nella quantificazione della rendita viene commesso dall’Agenzia delle entrate.

Lo ha chiarito la Corte di cassazione, con l’ordinanza 20463 del 28 agosto 2017.

Per i giudici di piazza Cavour, le variazioni della rendita hanno efficacia a partire dall’anno successivo alla data in cui sono annotate negli atti catastali. Tuttavia, questa regola non vale quando si tratti di modifiche dovute a «correzioni di errori materiali di fatto», purché «l’errore di fatto sia compiuto dall’ufficio e risulti evidente e incontestabile». Mentre, nel caso in esame è «stato commesso dai contribuenti». Si tratta di una questione dibattuta da tempo, su cui in passato si è già espressa l’Agenzia del territorio (circolare 11/2005), la quale ha precisato in quali casi la rettifica della rendita ha effetti retroattivi e, per l’effetto, può dar luogo al rimborso di quanto pagato in eccedenza a titolo di Ici, Imu, Tasi, imposte erariali. L’efficacia del provvedimento catastale rettificato assume rilevanza ai fini fiscali, sia per i tributi erariali sia per quelli locali. Per il catasto non sempre è possibile adottare il provvedimento di autotutela e gli effetti della rettifica possono essere retroattivi. In particolare, l’attività di riesame dell’accertamento catastale può essere esercitata nei seguenti casi: riesame d’ufficio o su segnalazione del contribuente, per eliminare gli errori di inserimento dati oppure che derivano da erronee applicazioni dei principi dell’estimo catastale; riesame, su istanza del contribuente, da cui emergono fatti, circostanze o elementi nuovi, che non potevano essere valutati nel momento in cui il provvedimento è stato emanato. Solo nel primo caso l’annullamento ha effetto retroattivo, vale a dire dalla data del classamento rivelatosi errato e successivamente rettificato. Allo stesso modo questo principio deve valere quando, a seguito di contenzioso tra contribuente e catasto, viene rettificato il provvedimento adottato con sentenza definitiva. È, invece, esclusa l’autotutela quando vengono prodotti nuovi elementi riguardanti la partita catastale o il classamento dell’immobile, dai quali può derivare una revisione. In presenza di elementi sopravvenuti, è più corretto parlare di nuovo classamento anziché di rettifica di quello originario. Pertanto, il provvedimento non può avere efficacia retroattiva e opera ex nunc. Per rendere più trasparente la decorrenza degli effetti, l’Agenzia ha suggerito agli uffici locali di rendere esplicita negli atti catastali l’efficacia della rettifica. Nelle annotazioni degli atti dovrebbe essere specificata anche la loro decorrenza. Va ricordato che la rettifica del provvedimento attributivo della rendita, che deriva dalla constatazione di un errore commesso dal catasto, deve essere presa in esame anche dal giudice tributario poiché assume rilevanza ai fini della determinazione delle imposte locali.

Sergio Trovato

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