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Savona: «Così porto in Consob la rivoluzione culturale dell’hi-tech»

«La Consob ha due obiettivi da raggiungere: utilizzare le nuove tecnologie per far funzionare bene il mercato e proteggere il risparmio. Ma per procedere nella direzione giusta occorre considerare l’habitat, interno e internazionale. Ecco perché occorre una visione complessiva, da cui discendono le scelte operative». Paolo Savona, presidente della Consob, economista e professore, classe 1936, annuncia una svolta: «Sta nascendo la Consob del futuro», dice, «che sarà una rivoluzione culturale perché ho ricevuto un mandato preciso che, al di là delle polemiche, intendo svolgere». Poi si lascia andare a qualche considerazione personale: «Questo progetto è l’attrazione intellettuale che mi tiene fuori dalla forte tentazione del sole di Sardegna giustificando il passaggio all’ombra degli uffici della Consob». Una tentazione forte per uno come lui, nato a Cagliari e fiero delle origini sarde.

In che cosa consiste la rivoluzione culturale?

Oggi buona parte degli abusi di mercato passa tramite i canali elettronici. Per questo diventa decisivo cogliere le opportunità offerte dall’intelligenza artificiale per bloccarli. Non è facile perché è un inseguimento continuo tra le capacità innovative del mercato e quelle dell’autorità di vigilanza, che per essere efficace deve comprenderle il più rapidamente possibile. Un compito fondamentale per contribuire al pieno equilibrio tra democrazia, Stato e mercato.

 

Relazioni che ha studiato nel libro Democracy, the State and the Market, pubblicato recentemente…

Esatto, l’ho scritto dopo un soggiorno di tre mesi a Oxford, da solo, senza famiglia e senza telefono. Nonostante insoddisfazioni diffuse la democrazia resta il modello ed è la forza di Paesi come l’Italia, non si può rinunciare a mantenerla attiva. L’importante è mettere in equilibrio tutte e tre le istituzioni.

La lotta contro gli abusi di mercato resi possibili e amplificati dall’innovazione tecnologica è complessa. Ce la farete?

Abbiamo il vantaggio di non essere soli. Tutto il mondo è in movimento, compresa Banca d’Italia. A livello internazionale la Sec (l’autorità di controllo dei mercati americani, ndr) ha tenuto un grande convegno a Washington, il 31 maggio scorso.

Come verranno conciliati i programmi sull’intelligenza artificiale con l’attività ordinaria della Consob?

Il percorso sarà parallelo. Da una parte sono già state avviate le nuove iniziative, dall’altra prosegue il lavoro tradizionale organizzato dai dirigenti della Commissione, di cui rispetto l’alta professionalità. Poi i due canali confluiranno.

State lavorando anche con la Luiss?

Lunedì scorso c’è stato un primo contatto. Abbiamo scelto una università privata perché quelle statali hanno gli stessi vincoli della Consob: sia di spesa sia normativi. Il rapporto con la Luiss nasce così, per procedere più rapidamente. Siamo un Paese sovraregolamentato. Per avviare i nuovi programmi ho dovuto chiedere al Parlamento di votare una norma specifica, approvata dalla Commissione Bilancio e Finanza. Ora verrà votata in aula. Il tutto, per la verità, si è svolto molto rapidamente, ad una velocità quasi incredibile. Ma questo non toglie che i vincoli ci sono. E che la Luiss ha il vantaggio di non averli. Resta il fatto che l’attività parallela è aperta a tutti i contributi. All’esterno il Politecnico di Milano è un centro di ricerche tra i più avanzati. All’interno perché vale l’insegnamento di Guido Carli quando è stato governatore della Banca d’Italia: qualunque dipendente può partecipare al cambiamento, basta che si faccia avanti, anche se è giovane, a patto che abbia entusiasmo, capacità e spirito di sacrificio.

Chi ha partecipato alla prima riunione?

L’avvocato Paola Severino, due amministrativi dell’università e tre professori specializzati in materia e sulle blockchain.

Che tempi prevede?

L’organizzazione verrà definita in fretta, direi entro l’estate. Così i gruppi di lavoro partiranno.

E la confluenza tra l’attività parallela e quella ordinaria?

È presto per dirlo in quanto si tratta di cambiamenti strutturali. Vedremo quando saremo pronti.

L’intelligenza artificiale crea algoritmi sulla base della ripetitività dei fatti, mentre spesso i casi di abuso del mercato hanno una loro specificità. Sarà davvero possibile intercettarli con l’innovazione tecnologica?

L’abilità degli uffici sarà nell’individuare le discontinuità intervenendo nei momenti di rottura e individuando i casi da trattare a parte, magari anche proponendo modifiche delle norme. La premessa è l’organizzazione di una base dati adeguata, che è in corso d’implementazione. Il data base permetterà di avere un quadro esaustivo dei precedenti e di elaborarli con straordinaria efficienza. Negli Stati Uniti, che hanno un sistema giuridico fondato sul diritto romano, cioè sulle sentenze che fanno legge, l’intera attività di raccolta normativa è fatta ormai tramite intelligenza artificiale. Il computer ha reso inutile il lavoro d’istruttoria compiuto in passato da decine di avvocati in ogni studio legale.

In che modo pensate di organizzare i gruppi di lavoro che partiranno con la Luiss?

Abbiamo individuato sette funzioni svolte dalla Consob e per ognuna partirà un gruppo di lavoro. Poi le proposte finali convergeranno con l’organizzazione tradizionale avviandone il cambiamento. A quel punto l’attività interna cambierà grazie all’incorporazione dell’attività parallela.

La banca dati che rappresenta la base dei programmi d’intelligenza artificiale è interna?

Abbiamo un centro della Commissione, che verrà potenziato creando un sistema aperto, alimentato scambiando informazioni con istituzioni italiane ed estere, a partire dalla Banca d’Italia e dalla Sec.

C’è un rischio di cybersecurity?

Il problema della sicurezza dei dati è evidente, sia per evitare incursioni dall’esterno sia per le strategie difensive. Se ne sta occupando, in particolare, Paolo Ciocca, uno dei commissari. È molto esperto, molto motivato e anche molto ottimista. Dice che in materia possiamo essere i più avanzati al mondo. Io sono più prudente perché, come Socrate, so di non sapere.

Lei cita spesso Socrate. Lo ritiene un punto di riferimento?

In effetti è un filosofo che sento molto vicino. Fu accusato e decise di morire per idee che gli vennero attribuite e che non erano sue. Un po’ come è successo a me.

Nella nuova Consob il ruolo dei commissari cambierà?

Svolgono e continueranno a svolgere un ruolo fondamentale perché l’autorità, secondo quanto stabilisce la legge, è governata dalla Commissione e non dal presidente in autonomia. Ugualmente in Banca d’Italia c’è un direttorio, che affianca il governatore. Non un leader indiscusso come in passato. I quattro commissari attuali sono preparati e complementari perché hanno conoscenze assortite: Anna Genovese, vicepresidente, e Giuseppe Maria Berruti sono bravi giuristi, Carmine Di Noia è un esperto del diritto societario oltre che economista, Paolo Ciocca ha una visione generale e socio politica, molto preparato anche nel campo del diritto. Completa la squadra il segretario generale, Carlo Deodato, che conosce bene leggi e procedure dello Stato. Insieme abbiamo l’obiettivo di far funzionare nel modo migliore la macchina organizzativa. Spero che riusciremo a non incorrere in errori di gestione.

Applicherà in Consob il modello organizzativo della Banca d’Italia?

È la legge che ci equipara a Bankitalia, sia in generale sia nell’organizzazione. In parte è già così, in parte dovrà esserlo.

Può fare un esempio dei cambiamenti in arrivo?

La programmazione delle carriere.

Lei coglie spesso l’occasione per sottolineare la convergenza con il governatore Ignazio Visco. Perché?

Intanto l’esperienza formativa che ho fatto in Banca d’Italia è stata decisiva e altrettanto lo sono stati i rapporti con Guido Carli, a lungo governatore. Anche oggi sono in piena sintonia con i banchieri centrali. Nel passato le due organizzazioni, non i vertici, tendevano a confliggere. Questo non deve più accadere perché tra protezione del risparmio monetario, che è compito di Bankitalia, e del risparmio finanziario, prerogativa di Consob, c’è una relazione stretta.

L’organigramma organizzato in 10 divisioni rimarrà?

Per ora sì, come pure le funzioni di staff: dalla consulenza legale al segretariato generale per l’avvocatura, dal controllo interno alle ispezioni e al bilancio. L’occasione vera per ripensarlo sarà quando l’attività parallela sull’intelligenza artificiale convergerà con quella tradizionale. Da subito, invece, i direttori delle divisioni avranno più responsabilità, non soltanto quella di preparazione degli atti da trasmettere alla Commissione. Saranno responsabili dei contenuti di ogni pratica in prima persona anche se le responsabilità dei commissari restano perché dovranno motivare gli scostamenti ogni volta che decideranno diversamente dalle direzioni. Lo ritengo importante per aumentare la trasparenza dei provvedimenti e l’attribuzione delle giuste responsabilità.

Sempre per quanto riguarda i rapporti tra autorità, come vede quelli tra Consob e magistratura?

Noi siamo un organo di vigilanza e controllo del mercato. Nel caso di violazione delle leggi abbiamo poteri sanzionatori e di segnalazione all’autorità giudiziaria. In particolare abbiamo stipulato due convenzioni con la Procura di Milano e, circa un mese fa, con quella di Roma. Con il procuratore capo di Milano, Francesco Greco, i rapporti sono ottimi ed è stata a lungo l’unica Procura ad organizzare un presidio solido contro i reati societari. A Roma l’accordo è stato raggiunto proprio poco prima dell’uscita del procuratore capo Giuseppe Pignatone. L’obiettivo di tutti è valutare se nelle varie vicende sono stati commessi reati penali. Come Consob gran parte delle istruttorie vengono fatte in casa, pur contando sulla collaborazione della Guardia di finanza.

Avete in arrivo accordi con altre Procure?

Rapporti già esistono. Se ci saranno le condizioni verranno stipulate altre convenzioni.

Nell’ultimo anno l’unica grande operazione di finanza sul mercato italiano è stata la quotazione di Nexi e, anzi, alcune importanti società quotate hanno spostato la sede legale in altri Paesi. La Consob può contribuire a ripristinare le condizioni per invertire la tendenza negativa per il mercato finanziario in Italia?

Deve farlo e lo farà.

Come?

Le faccio un esempio. Mediaset ha dichiarato che ha scelto l’Olanda per risolvere problemi di governo societario. E io ho chiesto agli uffici Consob di scrivere una norma italiana uguale a quella olandese. Punto. Ognuno è libero di trasferirsi dove crede. Ma io sono libero di chiedere il perché e di proporre la modifica della normativa italiana per renderla identica a quella di altri Paesi europei. Sono poi convinto che il motivo vero di scelte del genere, oltre alle ragioni fiscali, sia il voto multiplo, che in Paesi come l’Olanda favorisce di più l’azionista di maggioranza. Anche in questo caso ritengo opportuno che l’Italia si adegui. L’etica deve fare i conti con la realtà.

Gli italiani rimangono degli accumulatori straordinari di risparmio, ma buona parte delle società di gestione sono state vendute a capitali esteri. La partita è persa oppure è ancora possibile rimediare?

Ne rimangono ancora e vanno difese anche se il problema vero è come viene impiegato il risparmio raccolto, a prescindere dalla nazionalità della società di gestione. La necessità è di ripristinare la fiducia nell’Italia, un Paese che non crede più in sé stesso. Senza inversione di tendenza, il risparmio italiano finirà all’estero. Qualunque sia la nazionalità delle società di gestione.

Generali, Carige, Telecom: le situazioni di società importanti quotate in Borsa sono molto complesse. Come vede la situazione?

Entrare nel merito sarebbe fuori luogo. Posso soltanto dirle che stiamo seguendo attentamente quanto accade.

L’Europa ha imposto misure severe alle banche italiane per la copertura dei crediti inesigibili, mentre ha chiuso entrambi gli occhi sui derivati. Può continuare così?

Il problema va affrontato alla radice mettendo fine alla benevola disattenzione con cui finora l’Europa e la Federal reserve hanno trattato la materia. È un argomento che ho studiato a fondo: la verità è che la valutazione corretta del rischio sui derivati non è possibile, con tutte le conseguenze del caso sui bilanci delle grandi banche più esposte. L’Unione europea ha responsabilità da cui non può prescindere.

Lei ha sottolineato fattori di similitudine tra Italia e Giappone, il che lascia spazio per la crescita del debito pubblico italiano, già fuori controllo. Come pensa che livelli d’indebitamento analoghi al Giappone possano essere perseguiti anche dall’Italia senza alimentare crisi di sfiducia?

La mia posizione è chiara, anche se è stata strumentalizzata. Se il risparmio e la bilancia dei pagamenti lo consentono, il rapporto tra debito pubblico e Prodotto interno lordo non può essere la variabile principale intorno a cui costruire la politica economica. Il che non significa che il debito pubblico possa aumentare senza limiti, in quanto la crescita deve rimanere al di sotto di quella del Prodotto interno lordo. Questa è una buona regola anche per le imprese: gli interessi sul debito non devono crescere più della redditività dei profitti.

In questi giorni ha debuttato il sistema di blockchain targato Facebook. C’è il rischio che la situazione sfugga di mano alle banche centrali e ai governi?

Si sta creando una situazione destinata ad avere conseguenze drammatiche. Di fatto società come Facebook e Amazon si stanno sostituendo alle grandi banche internazionali. Senza che le banche centrali, le autorità di controllo e gli Stati battano un colpo. È un caso classico di come l’abilità dei privati superi quella dell’area pubblica. Oggi si assiste alla sottovalutazione di un fenomeno che creerà gruppi onnipotenti e monopolisti. Impossibili da riportare sotto controllo. Stanno nascendo sistemi di pagamento che coinvolgono miliardi di persone contro, per esempio, i 500 milioni di europei che utilizzano l’euro. Inoltre, se le banche perdono i sistemi di pagamento sono finite. Indicativo è che Facebook abbia scelto di chiamare Libra il nuovo denaro, lo stesso nome scelto dall’imperatore Carlo Magno quando inventò la moneta che rappresentò una svolta per il Medio Evo. La verità è che si stanno creando nuove monete per i traffici internazionali.

L’incapacità di arginare lo strapotere dei nuovi giganti multinazionali si spiega anche con la mancanza di leadership adeguate nella politica e nella società?

Il mondo cambia alla velocità della luce e servirebbero più che mai leader capaci di avere visioni d’insieme, di collegare competenze specifiche a esigenze generali. Non è facile. Io, per quanto mi riguarda, sento molto la mancanza di personaggi che erano in grado di farlo al meglio e con cui sono cresciuto. Nella politica ricordo Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi, Guido Carli. E ancora: Paolo Baffi per l’economia e Guido Rossi nel diritto societario. Oggi sarebbe prezioso confrontarmi con loro.

Fabio Tamburini

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