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«Sarò il regista del nuovo Mps»

Il tono è inaspettatamente quasi dimesso, di chi ha la consapevolezza, e anche il piacere, di aver voltato davvero pagina. «Sono qui per imparare un mestiere nuovo», dice Alessandro Profumo, da pochi giorni presidente di Banca Monte dei Paschi, ruolo che negli ultimi due mandati è stato di Giuseppe Mussari, attuale leader dell’Abi.
Profumo, 55 anni e una fama di manager aggressivo nel carattere e nelle strategie, è arrivato al vertice di Rocca Salimbeni con abiti molto diversi da quelli che indossava alla guida operativa di Unicredit, lasciata nel settembre 2010 con 38 milioni di liquidazione. Appena eletto, venerdì, ha rinunciato al compenso di presidente (500mila euro). Ma continua a pensare in grande: «Mi piacerebbe mettere a punto un progetto Mps 2020», racconta in questa che è la sua prima intervista da numero uno della più antica banca del mondo.
Con che spirito è arrivato a Siena?
Lo spirito di chi vuole aiutare il Monte a ritrovare il posizionamento che merita. Il modo di fare banca sta cambiando, ma nessuno è in grado di anticipare esattamente come. Però sono convinto che nulla sarà più come prima e che proprio per questo ci sia molto da lavorare. Ecco perché il ruolo che mi è stato assegnato, cioè quello di regista, mi piace veramente.
C’è chi dice che lei, abituato alle deleghe operative, finirà per fare ombra all’amministratore delegato Fabrizio Viola….
Ma no! Stimo Viola e sono qui con una missione diversa. Non voglio neppure fossilizzarmi professionalmente: fare il presidente è un’esperienza nuova che mi consentirà d’imparare molte cose. E non ho rinunciato al compenso di presidente per populismo, ma perchè sono convinto che nel momento in cui si devono fare sacrifici è bene cominciare dai vertici. Poi sono stato un uomo fortunato e in questa fase della vita penso a gratificazioni diverse dal guadagno. Il mio obiettivo è accompagnare Banca Mps nel difficile passaggio epocale a cui accennavo.
Che giudizio dà del gruppo bancario di cui è presidente?
Ha le carte in regola per affrontare il cambiamento. Possiede un marchio forte, un legame stretto con la clientela e la dimensione sufficiente per realizzare le indispensabili economie di scala, senza essere troppo grande da compromettere la rapidità nelle decisioni e nell’azione. Oggi è più importante essere veloci che grandi.
La convince il modello di “banca regionale” a cui Viola ha già detto di guardare?
Le radici che il Monte ha nei territori sono importanti e consentono di guardare lontano. Anche un certo ritorno alla tradizione in questo momento va bene. Basta non mettere vincoli al cambiamento. Che poi vuol dire fare attività bancaria con al centro le esigenze soprattutto della clientela. Bisogna saper ascoltare i clienti più che in passato. E la parola d’ordine dovrà essere “semplificazione”.
Pensa anche a uno sviluppo internazionale del gruppo?
Non c’è alcun disegno in tal senso. Le relazioni internazionali serviranno, ma per accompagnare le nostre imprese-clienti all’estero. Non vedo neppure prospettive di aggregazione: la strada del merger&acquisitions, del resto, è interrotta a livello europeo. L’impegno del nostro consiglio d’amministrazione è quello, a breve, di varare il nuovo piano industriale 2012-2014, sapendo che in questo contesto non sono possibili grandi cambiamenti e dovremo focalizzarci sul rafforzamento del patrimonio, la liquidità, i costi e l’efficienza commerciale. Più a lungo respiro, poi, ho un’ambizione personale.
Quale?
Quella di lavorare a un progetto Montepaschi 2020. Cosa fare, cioè, per diventare la migliore banca italiana.
Ha già qualche idea?
Con Viola stiamo pensando di partire dalla valorizzazione delle risorse interne, che sono di qualità. La motivazione del personale è un fattore decisivo. Poi servirà la capacità di ascoltare i clienti. E non dovremo avere paura dei cambiamenti.
La Fondazione Mps, azionista di riferimento, chiede di tornare rapidamente a distribuire dividendi….
La redditività e anche i valori di Borsa sono conseguenze delle azioni di cui parlavo. Naturalmente al netto dei fattori esterni alla banca.
Tipo?
A livello europeo, il vero problema è la scarsa liquidità. Il mercato si è frazionato su scala nazionale e la Bce è dovuta intervenire per dare ossigeno al sistema. La vera sfida, adesso, è riunificare il mercato superando lo squilibrio tra raccolta e impieghi.
L’autorità bancaria europea, l’Eba, vi chiede un rafforzamento patrimoniale da 3,2 miliardi entro giugno: come può escludere di dover ricorrere a un nuovo aumento di capitale dopo quello dello scorso luglio?
Sono appena arrivato e mi sembrerebbe prematura una risposta nel merito da parte mia. Ma la banca ha presentato all’Eba un piano che ritengo possa bastare.
Gabriello Mancini, presidente della Fondazione Mps, non l’avrebbe voluta al vertice di Rocca Salimbeni: cosa vi siete detti incontrandovi a Siena?
Conosco Mancini da anni e siamo in perfetta sintonia sul fatto che Banca Mps debba creare ricchezza per gli azionisti e per il territorio.
Qualcuno le rimprovera l’inchiesta della magistratura su presunte violazioni fiscali di Unicredit….
Sono fiducioso che la giustizia farà il suo corso dandomi la possibilità di chiarire l’insussistenza del fatto e qualsivoglia mia personale responsabilità.
Come giudica l’azione del premier Mario Monti?
Penso che il governo dovrà focalizzarsi sulla crescita.
È in atto un cambio di equilibri nei palazzi del potere finanziario, da Mediobanca alle Generali: le dispiace di essere lontano dai giochi? E cosa risponde a Leonardo Del Vecchio che sabato dalle pagine del Corriere della Sera le ha attribuito eccessi di finanziarizzazione in Unicredit?
Non voglio parlare di finanza o di salotti. A me interessa solo il Monte dei Paschi.

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