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Sarkozy: se fosse caduta la Grecia poi sarebbe toccato all’Italia

di Ivo Caizzi

BRUXELLES — Il presidente francese Nicolas Sarkozy ha difeso l'accordo concluso dall'Eurogruppo dei capi di Stato e di governo per il salvataggio della Grecia e delle banche esposte nei Paesi a rischio. «Abbiamo evitato la catastrofe — ha detto Sarkozy —. Se avessimo lasciato cadere la Grecia poi sarebbe toccato all'Italia. E poi sarebbe stata la fine dell'Europa».
È stato difficile convincere le banche private ad accettare «volontariamente» una perdita del 50% sui titoli della Grecia in portafoglio. Ma è stata dura anche la resistenza della cancelliera tedesca Angela Merkel sull'aumento a mille miliardi del Fondo salva Stati, che Sarkozy avrebbe voluto far salire a 1.400-1.600 miliardi. La trattativa a Bruxelles si è estesa fino alle quattro di notte. Merkel, Sarkozy e il premier Silvio Berlusconi hanno espresso la loro soddisfazione. Il direttore del Fmi di Washington, la francese Christine Lagarde, ha parlato di «sostanziali progressi su numerosi fronti». Il presidente Usa, Barack Obama, ha detto che le «importanti decisioni dell'Ue mettono le fondamenta per una soluzione completa della crisi». Obama ha auspicato «una rapida applicazione del piano». Apprezzamenti sono arrivati perfino dal Giappone.
Il presidente dell'Eurogruppo dei capi di governo, il belga Herman Van Rompuy, ha negato che nell'accordo ci siano solo «decisioni di principio». Ha aggiunto che «è sempre così, solo dopo seguono le iniziative» rinviando all'intervento dell'Eurogruppo/Ecofin in programma il 7 e l'8 novembre. Alcuni economisti criticano le misure varate perché affronterebbero gli effetti e non le cause. Sarkozy ha commentato che l'errore fu ammettere nell'Ue la Grecia ancora «non pronta».
Rompuy ha definito l'accordo sulla ricapitalizzazione delle banche un «progresso molto più grande di quello che si possa pensare». Prevede 106 miliardi per aumentare il capitale di qualità al 9% degli investimenti a rischio (inclusi i titoli greci). A pagare saranno le banche. In alternativa interverrebbero i singoli Stati e, solo come ultima istanza, l'Ue. Il coinvolgimento di Merkel e Sarkozy nella negoziazione ha consentito di fissare al 50% la perdita sui titoli della Grecia a carico dei creditori privati (escludendo Bce e Fmi). Dovrebbe ridurre il debito greco al 120% del Pil nel 2020 (dal 160%). Il Fondo salva Stati Efsf è stato aumentato a mille miliardi con la leva finanziaria nell'eventualità che il caso Grecia possa contagiare Paesi più grandi come Italia e Spagna. L'Eurogruppo/Ecofin dovrebbe finalizzare l'estensione dell'Efsf all'assicurazione su titoli di Stato e alla creazione di un fondo di sostegno ai bond e di ricapitalizzazione delle banche in difficoltà, aperto a grandi investitori extra Ue come Cina e Brasile.

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