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Sarkozy-Merkel: Atene resta nell’euro

di Alessandro Merli

L'asse franco-tedesco si schiera a difesa della Grecia. Il cancelliere Angela Merkel e il presidente Nicolas Sarkozy hanno fatto del loro meglio ieri sera, dopo una conversazione telefonica di poco meno di mezz'ora con il premier greco George Papandreou, per rassicurare i mercati che la Grecia resterà nell'euro. «Ne siamo convinti», hanno detto, in dichiarazioni separate, i due leader, secondo i rispettivi portavoce. Il primo ministro greco ha osservato che «tutti hanno sottolineato che la Grecia è una parte integrante dell'area euro». Merkel e Sarkozy hanno insistito che è essenziale il rispetto da parte di Atene degli impegni presi nel programma concordato con i creditori internazionali. Il portavoce della signora Merkel ha affermato che Papandreou ha ribadito la sua «assoluta determinazione» a mettere in atto tutte le misure necessarie per centrare gli obiettivi fissati.

Se l'aspettativa della teleconferenza è bastata ieri a sostenere l'euro e i mercati azionari e obbligazionari europei, l'attenzione quindi si sposta di nuovo sul lavoro dei tecnici della troika (Commissione europea, Bce, Fondo monetario), che ieri sono tornati ad Atene, dopo aver interrotto due settimane fa le discussioni con le autorità greche in vista dell'approvazione della quinta tranche del pacchetto di aiuti da 110 miliardi di euro approvato lo scorso anno. Il consiglio dell'Fmi ha esaminato ieri, in via informale, la situazione greca, ma non ha emesso alcun comunicato. La tranche dovrebbe essere sborsata questo mese, a fronte di un aggiustamente da parte di Atene, dopo che l'esame precedente aveva mostrato ritardi nell'attuazione del programma. Papandreou ha spiegato ai suoi interlocutori che in due riunioni del Governo questa settimana sono state decise misure per compensare le lacune individuate: una tassa sugli immobili da 2 miliardi di euro circa, ulteriori tagli di spesa e riforme strutturali. Il premier greco ha rammentato anche a Merkel e Sarkozy che le continue voci sulla possibilità di un default di Atene (alcune delle quale, piuttosto insistenti, anche di membri della maggioranza e del Governo tedesco) danneggiano l'intera area euro.

La crisi greca e quella del resto della periferia dell'Eurozona saranno all'ordine del giorno dell'incontro dei ministri finanziari dell'Ecofin riuniti venerdì in Polonia, incontro al quale parteciperà anche il segretario al Tesoro Usa, Tim Geithner, il quale ha più volte sottolineato in questi giorni la preoccupazione americana per le difficoltà dell'area dell'euro che rischiano di aver gravi effetti destabilizzanti su scala globale.

Il presidente Sarkozy (il cui portavoce aveva dichiarato in precedenza che la Francia «è pronta a fare tutto quello di cui c'è bisogno per salvare la Grecia») e la signora Merkel si sono impegnati dal canto loro a favorire una rapida approvazione delle decisioni del consiglio europeo del 21 luglio scorso, che comprendono l'ampliamento dei poteri del fondo salva-Stati europeo Efsf. Uno degli ostacoli principali all'approvazione definitiva, che deve passare attraverso i parlamenti nazionali, è proprio al Bundestag, dove una parte della maggioranza che sostiene la signora Merkel si è schierata contro. Il voto è previsto il 29 settembre. Alcuni esponenti del partito liberale Fdp si stanno muovendo per realizzare un referendum fra gli iscritti sull'Efsf e i salvataggi europei: una bocciatura avrebbe conseguenze probabilmente fatali per la coalizione e per il Governo.

Un altro intoppo è insorto ieri in Austria, dove una commissione parlamentare non ha inserito la questione Efsf in una procedura rapida che avrebbe portato al voto mercoledì prossimo, come il Governo aveva sperato. La votazione dovrà quindi andare a una sessione parlamentare speciale, che il Governo conta di mettere in calendario entro i primi di ottobre.

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