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Sarkozy: «Europa a rischio, mai così vicina all’esplosione»

di Luigi Offeddu

BRUXELLES –Tre sole frasi prese insieme, fra le tante della giornata, spiegano che cosa stia accadendo nella timoniera dell'Unione Europea. Nicolas Sarkozy, presidente francese: «L'Europa non è mai stata così vicina all'esplosione». François Fillon, il suo primo ministro: «Se il vertice di mercoledì fallisce, allora può far scivolare il continente verso terre ignote». E infine Amadeu Altafaj Tardio, portavoce del commissario europeo agli Affari economici e monetari, Olli Rehn: «Quello che succede in Italia ha un grande impatto su tutti gli altri Paesi dell'Eurozona».
«Quello che succede in Italia» è precisamente il cuore del vertice dei 27 capi di Stato e di governo della Ue, che si apre stasera a Bruxelles. Sotto un cielo già tempestoso: l'Ecofin, l'altro vertice preparatorio che questa mattina avrebbe dovuto riunire i 27 ministri delle finanze, è stato annullato poiché le trattative procedevano a singhiozzo. La palla passa dunque a presidenti e primi ministri, nella speranza di un accordo politico al livello più alto. Nell'ordine del giorno figurano punti importanti e controversi come la ricapitalizzazione delle banche, o il rafforzamento della “governance” nella zona euro: ma nessuno sembra oggi così delicato, o almeno così caricato di attese, come la «questione italiana». Lo conferma Jean-Claude Juncker, presidente dell'Eurogruppo, uno che solitamente non usa parole a tinte forti: «Il Fondo salva Stati va potenziato per evitare che il contagio del debito greco si estenda all'Italia».
Si attende dunque Silvio Berlusconi, con la lettera che elencherà tempi e modi delle riforme per la crescita e la riduzione del debito pubblico. «L'Italia ha un'economia forte anche se a due velocità, sono certo che risponderà a tutte le incertezze e a tutti i dubbi», rassicura il presidente della Commissione europea, José Manuel Barroso. Ma se così non sarà, allora si spalancheranno davvero le «terre incognite». Perché appunto, come non si stanca di ripetere la Commissione europea, ciò che accade a Roma ha un impatto su tutta l'Eurozona, «e per questo la sorveglianza esercitata fra pari e le indicazioni della Ue sono assolutamente normali, nell'ambito di un'unità economica e monetaria». Per questo, ancora, «l'austerità non basta a risolvere i problemi dell'Italia e degli altri, il consolidamento dei conti deve andare in parallelo con la crescita». Al di là del linguaggio diplomatico, Bruxelles preme su Roma, ancora e sempre: attende da lei «impegni specifici, rapide misure», tutto ciò su cui — ma il commento non è aggiornato perché risale a fine mattinata — «non abbiamo avuto finora alcuna indicazione». Tuttavia «nessuno vuole umiliare l'Italia», aggiunge subito il portavoce del commissario Rehn. E il suo «percorso di bilancio» è sì «appropriato», ma «è anche necessario che vi sia un orizzonte temporale chiaro». In altre parole non basta dire quel che si vorrebbe fare, ma bisogna dire anche «quando». Ancora (stavolta il messaggio giunge direttamente dall'ufficio di Barroso): non ci si deve adombrare pensando ai «grandi» che da Berlino o Parigi vogliono comandare su tutti gli altri, perché in Europa le decisioni sono collegiali, vengono prese da tutti gli Stati membri. Con quali effetti lo si vedrà oggi, come non mai.

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