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Saras, piano di difesa dei margini

La gestione integrata della supply chain (la filiera di approvvigionamento della materia prima) e i benefici derivanti da investimenti e azioni di efficentamento permetteranno al gruppo Saras di raggiungere nel 2019 un margine operativo lordo di 730 milioni circa. Un dato in linea con quanto previsto per l’esercizio in corso, 740-760 milioni di euro circa, ma che, senza le misure del piano industriale presentate ieri, vedrebbe un calo fisiologico a 510 milioni nei prossimi quattro anni (inertial Ebitda). Il mercato ha apprezzato la mossa del gruppo, controllato dalla famiglia Moratti, e ha premiato ieri il titolo a Piazza Affari con un balzo dell’8,75% a 2,04 euro per azione, con un saldo dell’ultimo anno positivo per il 169,74%. Gli analisti, prima della presentazione del piano, erano per il 60% positivi sul titolo (buy), secondo i dati Bloomberg, che indicano un target price medio di 2,45 euro per azione.
I numeri del piano
Nel dettaglio il management, guidato dal vice presidente e direttore generale Dario Scaffardi, si attende un contributo dalle azioni di integrazione della supply chain di 130 milioni di euro a fine piano, mentre le iniziative di efficentamento e gli investimenti di sviluppo contribuiranno al 2019 con altri 90 milioni. Questo permetterà al gruppo di contrastare un calo di 240 milioni del margine operativo al 2019 per la crisi del mercato del greggio, in assenza di iniziative da parte del gruppo.
Il gruppo punta in particolar modo sulla gestione integrata della Supply Chain: con «un lavoro in stretto coordinamento con gli esperti di programmazione della lavorazione di raffineria, il dipartimento commerciale esplora il mercato ed acquista i grezzi più opportuni, scegliendo solitamente tipologie non-standard, con sconti consistenti rispetto ai grezzi più comuni» è stato spiegato ieri nel corso del «Capital Markets Day». Tecniche di miscelazione avanzata, inoltre, vengono impiegate anche sui prodotti raffinati, in modo da penetrare nuovi mercati e segmenti di nicchia. La commercializzazione di questi nuovi prodotti verrà gestita dalla Saras Trading SA, società di recente costituzione a Ginevra, considerata fondamentale per poter efficacemente mettere in atto la gestione integrata della Supply Chain in particolare grazie alla sua ubicazione in uno dei principali centri europei per le attività di trading sulle commodities petrolifere.
Nell’arco dei quattro anni del piano, poi, è stimata la generazione di un cash flow di 1,1 miliardi di euro e sarà forte in grado di supportare gli investimenti, i requisiti di capitale circolante e anche i dividendi in linea con l’attuale politica aziendale «che prevede la distribuzione di un importo compreso tra il 40% ed il 60% dell’utile netto adjusted», ha spiegato il gruppo.
I rapporti con il socio russo
«Il rapporto è ottimo, abbiamo rapporti continui, sono azionisti al 21%» ha dichiarato Scaffardi, a margine della capital market day della società con gli analisti finanziari. Il progetto di joint venture commerciale con i russi Rosneft è stato accantonato: «questo progetto – ha spiegato Scaffardi – era partito insieme a loro, poi ci sono state le problematiche relative alle sanzioni europee nei confronti della Russia che hanno ritardato e consigliato di attendere su certi progetti». A chi gli chiedeva se Rosneft intende incrementare la sua quota nella società controllata dalla famiglia Moratti, Scaffardi ha replicato: «chiedetelo a loro».
Ieri, infine, è stata anche l’occasione per annunciare una staffetta nella gestione finanziaria del gruppo. Il direttore finanziario del gruppo Saras, Corrado Costanzo, ha dichiarato che lascerà il gruppo: «È stata una decisione molto difficile dopo oltre 25 anni di lavoro in questa azienda» ha detto, annunciando inoltre che il nuovo cfo di Saras sarà Franco Balsamo, che si era dimesso a metà settembre da Acea.

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