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«Sarà il G20 della ripartenza L’Italia non sprechi l’occasione»

Il G20 riunisce le principali economie del mondo. I Paesi che ne fanno parte — dagli Usa alla Cina, dalla Russia all’India, oltre a Regno Unito, Francia, Germania e Italia per l’Europa — rappresentano l’80% del Pil mondiale, il 75% del commercio globale, il 60% della popolazione del pianeta. Il G20 si riunisce ogni anno, ma questa volta non sarà un evento di routine. Il mondo intero è alle prese con la pandemia, il 2021 ambisce a essere l’anno della ripresa. Ma quale ripresa? Per chi? Con quali nuovi equilibri politici ed economici? Sul piatto la posta è altissima. E per l’Italia c’è un’opportunità (o un rischio?) in più. Il G20 — e il B20 a esso collegato, la riunione della comunità del business dei 20 Paesi — si terrà infatti nel nostro Paese. Partenza tra pochi giorni, il 21 gennaio. Confindustria, che da padrona di casa ha la responsabilità dell’organizzazione del B20, ne ha affidato l’organizzazione a Emma Marcegaglia. A lei toccherà guidare il processo che, a ottobre, porterà lo stesso B20 a formulare una serie di raccomandazioni alla presidenza del G20.

Questo B20 deve confrontarsi con la ricostruzione dopo la pandemia. Può dare un contributo tangibile?

«Sì: non sarà una passerella, dobbiamo incidere. E ci sono le condizioni perché ciò avvenga. Quando si è dovuto confrontare con le crisi, il G20 ha portato ai risultati e alle proposte più efficaci. Tocca a noi condividere oggi le vie d’uscita dall’emergenza».

Cosa comporta per l’Italia arrivare alla sua prima presidenza del G20 e del B20 in piena crisi di governo?

«Non sta a me dire quale, ma una soluzione va trovata in fretta. Il Paese non può restare in questa impasse, non ce lo possiamo permettere. Il G20 è una vetrina per il Paese e l’occasione per dimostrare sul campo la nostra capacità di leadership al centro della scena internazionale. Abbiamo l’obbligo di non sprecarla».

La la crisi accelera la deriva protezionista?

«La tendenza esiste e va contrastata. I primi ad avere interesse a che i mercati restano aperti siamo noi europei. Oggi siamo il mercato più grande e più ricco, è vero. Ma la demografia ci dice che in futuro la crescita non sarà qui. Anche per questo dobbiamo opporci a ogni deriva protezionista. Nello stesso tempo, però, dobbiamo porre le basi per una globalizzazione diversa».

Diversa in che senso?

«Diversa perché più sostenibile sul piano ambientale e sociale. È necessario andare oltre gli accordi di Parigi sul clima. Un’opportunità può essere la Cop26, la conferenza delle Nazioni Unite sul clima che si terrà a novembre, organizzata in partnership dall’Italia con il Regno Unito. Per fare tutto questo la strada è proprio la promozione di una concorrenza più leale tra Paesi. Per intenderci, penso a merci e servizi prodotti condividendo standard che garantiscano il rispetto dell’ambiente e dei diritti».

Bisogna porre le basi per una nuova globalizza-zione più equa e sostenibile

La Cina ha stretto accordi con i Paesi del Sud Est asiatico, di recente anche con l’Ue. Chi detta gli standard?

«Usa ed Europa devono trovare la forza e la coesione per tornare a dettare gli standard. Anche questo è un tema di cui ci occuperemo con il B20».

Il tavolo del Wto è in stallo dal 2014, G20 e B20 possono contribuire a riavviarlo?

«Credo di sì. In generale la pandemia ha ricordato a tutti che i problemi globali non possono che essere risolti insieme. Bisogna avere luoghi di confronto dove mettere a punto strumenti di gestione di crisi come questa. Oggi a essere messo alla prova è il piano sanitario, domani potrebbe essere, per esempio, la cybersicurezza. È importante spingere per restituire vigore agli organismi multilaterali. A partire dal Wto perché se, come impresa, faccio un contratto negli Usa o in Cina devo avere un organismo che dirima un eventuale contenzioso. Ma anche l’Organizzazione mondiale della sanità».

Il B20 parte il giorno dopo l’insediamento di Biden.

«Con la fine dell’era Trump, America is back, gli Usa sono di nuovo in campo. Speriamo per supportare questo tipo di visione. Non a caso all’apertura del B20 sarà presente John Kerry, segretario di Stato con l’amministrazione Obama».

Come valuta il Piano nazionale ripresa e resilienza?

“Trovo che sia migliorato nei contenuti. Ma non basta. Per la sua gestione l’Italia deve avere solide capacità di governo. E attenzione: non ne va solo del nostro futuro come Paese ma di tutta l’Europa. Con il Recovery fund l’Ue ha scommesso su di noi”.

Dal G20 e dal B20 una spinta per il rilancio di organismi multilaterali come Wto e Oms

Lei è stata la prima donna al vertice di Confindustria, Business Europe, Eni. Non trova che però in media il cammino delle donne verso una parità reale sia più lento del previsto?

«Purtroppo sì. Anche per questo ho voluto che una delle task force del B20 fosse dedicata a “Women in power”. Oggi l’attenzione al tema della diversity è altissima. Sfruttiamola. E le donne supportino le altre donne con merito e capacità. Sta a noi non trovarci tra cinque anni con l’amaro in bocca di chi ha sprecato un’occasione».

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