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Sarà Bruxelles a dettare i tempi del negoziato per l’uscita

I Ventisette sono pronti a iniziare tambur battente i negoziati con il Regno Unito non appena il Paese avrà notificato il suo desiderio di uscire dall’Unione. Ieri Bruxelles si è detta «pronta alle trattative». La partita sarà tutt’altro che facile. Non solo sarà complicato mantenere l’unità dei Paesi membri nel corso del negoziato, ma Brexit rischia di creare una «colossale incertezza legale», secondo l’espressione di un diplomatico, che potrebbe complicare ulteriormente trattative già difficili.
In più di una occasione, i Ventisette hanno spiegato di volere affrontare il negoziato con Londra in due tempi: prima di tutto vogliono raggiungere una intesa sul divorzio; poi solo successivamente si aprirà la trattativa sul futuro rapporto tra l’Unione europea e la Gran Bretagna (si veda Il Sole24Ore del 22 febbraio). Questa prospettiva non piace a Londra, che vorrebbe negoziare sui due fronti in contemporanea. In questo momento, sembra che Bruxelles possa avere la meglio.
La partita prevede una complicata tempistica. Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ha reagito ieri all’annuncio che la notifica ufficiale del desiderio inglese di lasciare l’Unione giungerà il 29 marzo: «Entro 48 ore dalla notifica – ha spiegato su Twitter l’ex premier polacco – presenterò ai Ventisette una bozza delle linee-guida» delle prossime trattative. Queste linee-guida dovranno essere negoziate a livello diplomatico in vista dell’approvazione del Consiglio europeo possibilmente a inizio maggio.
Molti diplomatici ammettono che la trattativa tra i Ventisette non sarà facile. Si tratta di conciliare interessi in alcuni casi divergenti. «Il testo andrà negoziato nei dettagli», ammette un negoziatore nazionale. Una volta approvate le linee-guida, la Commissione europea invierà «immediatamente», secondo quanto ha detto ieri a Bruxelles il portavoce dell’esecutivo comunitario Margaritis Schinas, le proprie raccomandazioni ai Paesi membri.
Queste ultime sono in realtà dettagliate linee-guida negoziali, che andranno approvate a livello ministeriale, possibilmente in giugno. Solo a quel punto potrà iniziare il negoziato: «Idealmente – spiega un esponente europeo – dovremmo puntare ad avere tre testi: un primo trattato di divorzio; una successiva intesa da applicare in una fase transitoria; e poi finalmente un accordo che regoli i rapporti tra Londra e Bruxelles e che dovrebbe prendere le sembianze di un intesa di libero scambio».
L’obiettivo è di chiudere il negoziato di divorzio entro l’autunno del 2018.
Due i temi più controversi: la situazione dei cittadini europei nel Regno Unito e dei britannici in Europa, così come gli impegni finanziari che Londra ha già preso nei confronti dei suoi partner e che Bruxelles vuole siano rispettati (in tutto 40-60 miliardi di euro). «Sono due nodi infernali – dice un negoziatore europeo –. C’è di buono che sul piano finanziario i Ventisette non hanno alcuna intenzione di annacquare la loro posizione».
I Paesi che hanno propri connazionali nel Regno Unito vorranno difendere il loro status, ma Londra ha già detto che una volta uscita dalla Ue non vuole sottostare all’autorità della Corte europea di Giustizia. A questo proposito, il ministro degli Esteri ceco Lubomir Zaoralek ha avvertito ieri che nuove limitazioni alla libera circolazione potrebbero essere necessarie per rassicurare le pubbliche opinioni nazionali in questo difficile momento economico. La presa di posizione fa temere spaccature tra i Ventisette.
In questo contesto, un diplomatico avverte che Brexit provocherà una «colossale incertezza legale», tale da complicare ulteriormente i rapporti tra Londra e i Ventisette, e le stesse trattative. Gli interrogativi sono numerosi, e spaziano dagli accordi commerciali che l’Europa ha firmato con vari Paesi e di cui il Regno Unito non farà più parte, alla gestione dei rifiuti nucleari inglesi che finora sono stati regolati da una intesa europea con l’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea).

Beda Romano

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