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Sarà il biennio delle riforme, partenza con le semplificazioni

Uno scatto immediato, con un decreto da varare già ai primi di maggio come nel caso delle semplificazioni chiamate a velocizzare la Pa e le procedure ambientali, il superbonus e gli appalti, per avviare senza indugi alcune delle riforme su cui il governo scommette con l’obiettivo di far ripartire il Paese. Ma che dovrà essere seguito da un lavoro costante per mettere in fila nell’arco di un biennio altri interventi strategici e i provvedimenti necessari per completare l’agenda per le prossime settimane anche con l’indispensabile sponda del Parlamento. È il caso delle riforme del processo penale e del processo civile, così come di quella della giustizia tributaria, che dovranno essere definite con disegni di legge delega entro dicembre di quest’anno, ma che dovranno diventare operative con una serie di decreti attuativi prima della fine del 2022. E un analogo percorso in due tappe è stato tracciato da Mario Draghi nel Piano nazionale di ripresa e resilienza per gli appalti, con una fetta di misure nel primo pacchetto d’urgenza e la riforma del Codice da rendere pienamente operativa nel 2022, e per l’azione di sburocratizzazione della Pa. Lo stesso decreto sulle semplificazioni delle norme in materia ambientale, con l’adozione di una speciale Via (Valutazione impatto ambientale) statale, rappresenta una sorta di avamposto del nuovo assetto a regime da disegnare con una delega da chiedere alle Camere entro la fine di quest’anno e che aprirà la strada ai decreti attuativi da varare nei sei mesi seguenti all’approvazione della legge.

Le tappe sono destinate a moltiplicarsi per uno dei provvedimenti più a volte annunciati negli anni senza successo e maggiormente attenzionati dalla commissione Ue: quello sulle nuove norme per la concorrenza, che non saranno tutte racchiuse nel disegno di legge annuale da trasmettere alle Camere al più tardi a luglio, ma che saranno spalmate di anno in anno fino al 2024 in analoghi testi.

Un fitto riconcorrersi di scadenze e appuntamenti che rendono evidente come il rispetto del cosiddetto cronoprogramma della versione aggiornata del Pnrr, su cui si stanno pronunciando le Camere, richieda molto di più di una semplice collaborazione istituzionale tra ministeri, enti territoriali e Parlamento. E non solo perché sulla tabella di marcia contenuta nel Pnrr targato Draghi ci sono i riflettori puntati di Bruxelles, che, prima dell’invio del testo in Parlamento, ha ripetutamente chiesto dettagli, precisazioni non senza muovere obiezioni.

Sul Fisco, ad esempio, dovrà essere compiuto da tutti i soggetti coinvolti uno sforzo importante. Anche perché la partita sulla riforma si presenta complessa e politicamente delicata vista la distanza tra le posizioni di partenza di Lega e Fi, fautrici nei mesi scorsi della Flat tax, e quelle dell’ala sinistra della maggioranza, Pd in testa, che puntavano a una revisione del sistema per alleggerire la pressione fiscale su redditi medio-bassi. Non a caso nel testo del Pnrr si afferma che il governo presenterà entro il 31 luglio in Parlamento un disegno di legge delega che terrà conto delle conclusioni delle dell’indagine conoscitiva, con tanto di proposte, condotta dalle commissioni Finanze di Camera e Senato. Nell’agenda delle riforme è fissato anche un altro appuntamento, quello per completare entro il primo quadrimestre 2026 il processo (di fatto fermo da tempo) sul federalismo fiscale, con conseguente impatto dei costi standard sugli enti territoriali.

Molto prima, entro il prossimo mese di giugno, dovranno prendere forma le nuove regole Anti-corruzione. Anche in questo caso si parte con una legge delega, da attuare nei nove mesi successivi al via libera del Parlamento. Tre mesi dopo, a settembre, approderà in Parlamento un altro disegno di legge, questa volta “semplice”, sulla semplificazione delle misure e delle procedure che regolano gli incentivi al Sud.

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