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Sanzioni tributarie assicurate

di Giovanni B. Nardecchia

Il decreto sviluppo ha introdotto alcune innovazioni alla disciplina dei privilegi, con immediate e significative conseguenze su tutte le procedure fallimentari in cui non sia stato ancora reso esecutivo il riparto finale.

La prima modifica investe il comma 1° dell'articolo 2752 Codice civile, con l'estensione del privilegio anche alle sanzioni ed all'imposta sul reddito delle società e la precisazione che il privilegio non è più condizionato dal fatto che i tributi siano stati iscritti nei ruoli resi esecutivi nell'anno in cui il concessionario del servizio di riscossione procede o interviene nell'esecuzione e nell'anno precedente.

La seconda riguarda l'abolizione dell'articolo 2771 Codice civile, che attribuiva il privilegio immobiliare ai crediti per le imposte sui redditi. La terza ha per oggetto il comma 3 dell'articolo 2776, con l'estensione del privilegio sussidiario sugli immobili anche ai crediti per imposte indicati dal comma 1° dell'articolo 2752.

A seguito della riforma i crediti per imposte dirette vengono a essere equiparati a quelli per Iva sia con riferimento alla collocazione integrale al privilegio e all'estensione del privilegio sussidiario sugli immobili.

Il decreto, riproponendo un principio già contenuto nell'articolo 15 della legge n. 426/75 che introdusse la nuova sistematica dei privilegi, precisa che le modifiche agli articoli 2752 e 2776 si applicano anche ai crediti sorti anteriormente alla data di entrata in vigore del provvedimento.

Principio che non pone problemi applicativi con riferimento all'articolo 2776, dato che la collocazione sussidiaria sugli immobili non è oggetto di accertamento in sede di verifica dello stato passivo e può quindi essere direttamente riconosciuta dal curatore in sede di riparto.

Quanto all'estensione del privilegio prevista dalla nuova formulazione dell'articolo 2752, l'articolo 40 del decreto 98/2011 stabilisce che i titolari di crediti privilegiati, intervenuti nell'esecuzione o ammessi al passivo fallimentare in data anteriore alla data di entrata in vigore del presente decreto, possono contestare i crediti che, per effetto delle nuove norme di cui ai precedenti commi, sono stati anteposti ai loro crediti nel grado del privilegio, valendosi, in sede di distribuzione della somma ricavata, del rimedio di cui all'articolo 512 del Codice di procedura civile, oppure proponendo l'impugnazione prevista dall'articolo 98, comma 3, del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, nel termine di cui all'articolo 99 dello stesso decreto.

In forza di tale disposizione i privilegi che assistono i crediti sorti anteriormente all'entrata in vigore del decreto possono (ed anzi devono, non essendo ammissibile alcuna modifica d'ufficio dello stato passivo da parte del curatore) essere esercitati, pure dopo l'approvazione dello stato passivo e fino a quando il riparto finale non sia stato dichiarato esecutivo, con le forme dell'insinuazione tardiva, prevista dall'articolo 101 della legge fallimentare, in deroga al principio giurisprudenziale altrimenti operante, sulla non utilizzabilità di quest'ultima per il riconoscimento di un privilegio per un credito già ammesso al passivo in via chirografaria.

Da ultimo va detto che non avendo il legislatore attribuito carattere retroattivo all'abolizione della norma in precedenza attributiva del privilegio immobiliare (2771 Codice civile), non pare possibile degradare al chirografo un credito già ammesso al privilegio.

 

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