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Sanzioni senza sconti: linea dura sui reati fiscali

Linea dura della Cassazione sugli illeciti tributari: nel nostro ordinamento è legittima l’applicazione di una doppia sanzione, penale e amministrativa, per la stessa violazione. Ad affermarlo è stata la sentenza 20266/2014 (si veda anche «Il Sole 24 Ore» del 16 maggio scorso). La pronuncia va in direzione opposta rispetto alla decisione del 4 marzo della Corte europea dei diritti del l’uomo (Cedu) che sembrava escludere la sovrapposizione delle due sanzioni. Mentre, come emerge dalla relazione 35/2014 dell’ufficio del massimario della Cassazione, la Corte europea punta a rimettere al giudice nazionale la valutazione sull’afflittività della doppia punizione.
La questione
Le violazioni tributarie di una certa gravità sono “punite” con una duplice sanzione: amministrativa e penale. Consideriamo l’omesso versamento del l’Iva superiore a 50mila euro risultante dalla dichiarazione annuale: in questo caso scatterà la sanzione tributaria del 30% del non versato e la reclusione da 6 mesi a 2 anni.
La normativa vigente
L’articolo 19 del Dlgs 74/2000 stabilisce che, se un determinato fatto è idoneo a configurare la violazione di due disposizioni che prevedono una sanzione amministrativa e una sanzione penale, verrà applicata la sanzione (penale o amministrativa) che presenta degli elementi «speciali» rispetto all’altra. Ciò consente di evitare che lo stesso soggetto sia sanzionato due volte per l’identica violazione. Deve esserci identità del trasgressore: la sanzione fiscale e quella penale devono colpire il medesimo soggetto giuridico, autore della violazione. Secondo la circolare 154/E/2000 del ministero delle Finanze, il più delle volte risulterà speciale la norma penale, in considerazione degli elementi specifici richiesti, come il dolo specifico (il fine di evadere l’imposta), il superamento delle soglie di punibilità e le particolari modalità commissive.
Così, in presenza di una violazione tributaria che costituisce reato commessa da una persona fisica (professionista o ditta individuale) l’ufficio applicherà comunque le sanzioni amministrative relative alle violazioni tributarie oggetto di notizia di reato. Tuttavia la riscossione coattiva di tali sanzioni è sospesa finché il procedimento penale non arriva a definizione. Se viene definito con sentenza irrevocabile di condanna, per il principio di specialità, l’attività amministrativa già esperita non produce alcun effetto. Se, invece, il procedimento si conclude con un’archiviazione o con sentenza di assoluzione o di proscioglimento, si rimette in moto il procedimento per la sanzione tributaria. A fronte di questo quadro normativo abbastanza chiaro, negli anni raramente il Fisco ha applicato tale principio, forte di una giurisprudenza in genere favorevole alla doppia sanzione.
La giurisprudenza
Le Sezioni unite della Cassazione (sentenze 37424 e 37425 del 2013) hanno affermato che nel l’omesso versamento di ritenute e Iva non sussiste la specialità tra le due sanzioni (penali e tributarie) ma un rapporto di progressione qualora la fattispecie penale, essendo più grave di quella amministrativa, la arricchisca di elementi essenziali (si pensi alle soglie di punibilità). Ne deriva l’applicazione di entrambe le sanzioni.
Dopo queste pronunce, sembrava definitivamente tramontata la possibilità di applicare una sola sanzione per le più gravi violazioni tributarie che costituiscono reato. Poi è arrivata l’apertura della sentenza del 4 marzo scorso della Cedu . Ma subito dopo la sentenza 20266/2014 della Cassazione ha affermato la legittimità del doppio sistema sanzionatorio, in quanto il processo penale per reati fiscali «viaggia» in parallelo con l’esistenza del debito tributario (imposta) da adempiere.
Un’occasione per fare definitivamente chiarezza sarà l’attuazione della delega fiscale (legge 23/2014), anche perché, in mancanza di una separazione tra le due sanzioni, c’è il rischio concreto che l’Italia possa essere condannata di nuovo dai giudici europei.

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