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Sanzioni riviste in due tempi

Al via la revisione in due tempi delle sanzioni tributarie. Le modifiche al sistema penale scatteranno il 22 ottobre prossimo, mentre per le sanzioni amministrative occorre aspettare il 1° gennaio 2017. Questo per effetto dell’art. 32 del decreto attuativo della legge delega approvato e pubblicato sul sito del governo (dlgs n. 158 del 24 settembre 2015), che approda oggi sul supplemento ordinario n. 55 alla Gazzetta Ufficiale n. 233. Decorrenze diverse, quindi, nei due settori dell’ordinamento sanzionatorio tributario, che sono accomunati però dal principio di retroattività della legge più favorevole, in forza del quale le modifiche migliorative per i contribuenti, quando saranno applicabili, dovranno essere applicate anche alle violazioni commesse precedentemente, salvo che vi sia un provvedimento definitivo. Questo comporta che, per quanto riguarda le numerose innovazioni favorevoli introdotte dal decreto sul versante delle sanzioni amministrative, si apre una lunghissima fase transitoria (oltre 14 mesi) durante la quale, da un lato, gli uffici continueranno ad applicare le «vecchie» sanzioni, ancora vigenti, mentre i contribuenti, dall’altro, coltiveranno la legittima aspettativa di una revisione a loro favore. Aspettativa che potrebbe essere frustrata solo da un intervento legislativo volto a derogare al principio del favor statuito dall’art. 3 del dlgs n. 472/97, che appare tuttavia poco probabile, anche in considerazione dei presupposti a tal fine necessari secondo l’insegnamento della corte costituzionale.

Modifiche ai reati tributari. Rivediamo in sintesi alcune modifiche al dlgs n. 74/2000, applicabili dal 15° giorno successivo alla pubblicazione del dlgs n. 158/2015 in G.U., ossia dal prossimo 22 ottobre. Anzitutto la soglia oltre la quale il mancato versamento dell’Iva, se protratto oltre il termine per il versamento dell’acconto del periodo d’imposta successivo, diventa reato, passa da 50.000 a 250.000 nell’anno solare. Elevata sensibilmente, sebbene in misura più contenuta, la soglia di punibilità penale del mancato versamento delle ritenute alla fonte, che passa da 50.000 a 150.000 euro annui; diversamente che in passato, però, si terrà conto delle ritenute dovute, anche se non certificate. Si ricorderà che la cassazione a sezioni unite ha stabilito che, al ricorrere dei presupposti del reato, la sanzione penale della reclusione da sei mesi a due anni si aggiunge a quella amministrativa del 30% dell’importo non versato. Il cumulo delle due sanzioni potrà essere però evitato grazie al riformulato art. 13 del dlgs n. 74/2000, che dichiara non punibili i reati di omesso versamento (nonché quello di compensazione indebita di crediti non spettanti, ma esistenti) qualora i debiti tributari, compresi interessi e sanzioni, siano stati estinti prima della dichiarazione di apertura del dibattimento. Analoga causa di non punibilità viene introdotta per i reati di dichiarazione infedele (art. 4) e dichiarazione omessa (art. 5), purché i debiti tributari siano stati estinti a seguito di ravvedimento operoso, ovvero della presentazione della dichiarazione omessa entro il termine di presentazione di quella dell’anno successivo, ma prima che l’autore abbia avuto formale conoscenza di accessi, ispezioni, verifiche o dell’inizio di qualunque attività di accertamento amministrativo o di procedimenti penali. Anche per questi reati sono state elevate le soglie di punibilità. Da evidenziare l’estensione del reato di omessa dichiarazione all’adempimento dei sostituti d’imposta. Nella logica di punire più severamente gli illeciti più pericolosi, sono state aumentate le pene detentive per i reati di compensazione di crediti inesistenti oltre 50.000 euro annui (art. 10-quater) e di occultamento o distruzione di scritture contabili (art. 10).

Modifiche alle sanzioni amministrative. Molto più estesa e articolata la revisione delle sanzioni amministrative, che scatterà però, come si è detto, solo nel 2017. Le novità riguardano soprattutto le fattispecie in materia di imposte dirette e di Iva, contenute nel dlgs n. 471/97. Non mancano però modifiche negli altri settori tributari, nonché ad alcuni principi generali del dlgs n. 472/97 (tra cui ravvedimento operoso e recidiva). Il comune denominatore è rappresentato dalla riduzione di un decimo delle sanzioni per l’infedeltà delle dichiarazioni, ipotesi per la quale vengono introdotte circostanze attenuanti e aggravanti. Nell’ottica di una migliore graduazione della sanzione rispetto alla gravità della violazione, inoltre, viene prevista, sempre in via generale, la riduzione della sanzione dal 30 al 15% per i ritardati versamenti eseguiti entro novanta giorni dalla scadenza; di riflesso, scende dal 2 all’1% giornaliero la sanzione per i ritardi fino a 14 giorni.

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