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Sanzioni, riscossione no limit

Riscossione delle sanzioni senza frontiere in Europa. Per gli stati dell’Unione l’introito viene curato, su richiesta dello stato che ha emesso la decisione, dal paese dove risiede o detiene i beni l’obbligato. È quanto prevede il dlgs 37/2016, pubblicato in G.U. n.60 del 12 marzo scorso, che entrerà in vigore il 27 marzo 2016 e che attua la decisione quadro 2005/214/Gai del Consiglio, del 24 febbraio 2005, relativa all’applicazione del principio del reciproco riconoscimento delle sanzioni pecuniarie nell’Ue. Il decreto stabilisce le procedure da seguire sia in caso di attività in Italia su richiesta di altro stato dell’unione, sia nell’ipotesi reciproca. Da sottolineare che se da un lato lo stato che cura l’esecuzione ne sostiene anche le spese, dall’altro lato ne fa suo l’introito. In Italia, con riferimento all’esecuzione dei provvedimenti sanzionatori, il bilancio degli incassi risulta essere minimo: non raggiunge nemmeno il 3%. Nel dettaglio, il provvedimento riguarda la pena pecuniaria (irrogata dal giudice a seguito di condanna); la somma liquidata dal giudice come risarcimento delle vittime, se le stesse non si sono costituite parte civile; la somma dovuta a seguito di condanna alle spese nei giudizi penali e amministrativi; la somma da versare in favore di fondi pubblici o di organizzazioni di assistenza alle vittime. In relazione al testo, già passato al vaglio del parlamento, è emerso come tra le definizioni di «sanzione pecuniaria» non sia stata inserita la «sanzione amministrativa pecuniaria». Per il recupero all’estero di sanzioni comminate in Italia il pubblico ministero dovrà, quindi, trasmettere la decisione sulla sanzione pecuniaria all’autorità dello stato europeo nel quale o si trova la persona condannata o la persona condannata dispone dei beni o dei redditi o, nel caso delle persone giuridiche, dove è stabilita la sede legale. Inoltre, l’articolato si riferisce al pm presso il tribunale, ma nel corso dell’esame parlamentare era stato fatto presente che la pena pecuniaria potrebbe essere irrogata anche dal giudice di pace e che lo stesso giudice di pace è generalmente competente per l’opposizione all’ordinanza ingiunzione delle sanzioni amministrative pecuniarie. Il pm, comunque, deve mandare all’autorità omologa europea la decisione con un certificato per l’esecuzione. A seguito del riconoscimento, l’autorità italiana non può più procedere all’esecuzione della sanzione. Se il riconoscimento è rifiutato, l’autorità italiana non perde, però, il potere di procedere. Quando la decisione sulla sanzione pecuniaria sia stata adottata in altro Stato Ur e deve essere eseguita in Italia la competenza al riconoscimento della decisione spetta alla Corte d’appello. Inoltre, per alcuni fatti prestabiliti, non bisogna neppure fare un controllo sul fatto che sia previsto come reato dalla legge italiana. Tra i reati esonerati dal requisito della doppia incriminazione si trovano l’associazione per delinquere; terrorismo; riciclaggio; furti organizzati o con l’uso di armi; traffico illecito di beni culturali; estorsione; traffico di veicoli rubati; violenza sessuale; violazione dei diritti di proprietà industriale e altri gravi illeciti. Il decreto specifica che se la sanzione pecuniaria è più elevata rispetto al massimo consentito dalla legge italiana, la Corte d’appello può ridurre l’importo della sanzione all’indicato importo massimo consentito. In caso di impossibilità, anche parziale, di procedere alla riscossione, potranno essere applicate sanzioni alternative solo se espressamente previsto nel certificato che accompagna la decisione. Le somme riscosse spettano allo stato di esecuzione, salvo diverso accordo con l’autorità competente dello stato della decisione; lo stesso stato italiano sostiene le spese per l’esecuzione della decisione.

Antonio Ciccia Messina

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