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Sanzioni, partenza lenta per i Consigli di disciplina

Partenza scaglionata per i nuovi Consigli di disciplina degli Ordini, ovvero quegli organismi terzi rispetto ai vertici dei Consigli in carica, che in base alla riforma delle professioni dovrebbero garantire imparzialità e indipendenza nei giudizi disciplinari sugli iscritti.
Tutti gli Ordini hanno rispettato la scadenza del 13 novembre per presentare al ministero della Giustizia il regolamento che deve stabilire il profilo, i requisiti e le incompatibilità dei componenti dell’organo di giudizio, ma in due (commercialisti e consulenti del lavoro) non hanno ancora concluso l’iter.
Sono invece in vigore le regole delle professioni tecniche (architetti, ingegneri, geometri) e dei giornalisti. All’appello mancano gli avvocati, che però fanno storia a parte: la riforma forense è in vigore solo dal 4 febbraio e il Consiglio ha già messo a punto una prima bozza.
Ma se si va a cercare i primi esempi operativi dei nuovi Consigli di disciplina i numeri sono molto diversi: di fatto, tra gli Ordini maggiori, solo i giornalisti hanno tagliato il traguardo con un Consiglio nazionale già funzionante.
Lo sprint dei geometri
All’estremo opposto si collocano gli ingegneri, il cui processo di riforma si completerà solo fra tre anni: fino al rinnovo del Consiglio nazionale (nel 2016, appunto) la vigilanza deontologica per i ricorsi contro le decisioni del Consiglio territoriale resta in capo all’attuale Collegio. Gli altri proseguono in ordine sparso. Buono lo sprint dei geometri, che hanno già aperto le candidature a livello locale, mentre i geologi lo hanno fatto per i consigli già rinnovati. Gli architetti aspettano il rinnovo dei Consigli locali, fissato per l’estate. Entro il 2013 rinnovano i Consigli provinciali anche gli ingegneri: la prima sarà Roma.
La procedura di selezione è la stessa per tutti, già indicata nella norma (articolo 8, Dpr 137/2012): gli Ordini territoriali raccolgono le candidature e le vagliano. La «rosa» dei candidati è sottoposta al presidente del Tribunale del luogo, che effettua la selezione. Un modo per tagliare il “cordone ombelicale ” che legava le commissioni disciplinari all’Ordine stesso.
I requisiti richiesti agli aspiranti “censori” sono tutti abbastanza simili: come vuole la norma, non possono fare parte dei Consigli di disciplina territoriali nè i consiglieri nazionali nè quelli dello stesso Ordine territoriale. Qualcuno (geologi e ingegneri) estende il divieto anche ai revisori dei conti degli stessi Ordini.
Le aperture degli ingegneri
Non tutti, poi, hanno approfittato della facoltà di aprire agli esterni: continuano a giocare solo in casa, per esempio, i giornalisti. A spingere sulla presenza di membri esterni sono gli ingegneri. Possono aprire gli organismi territoriali, fino a un terzo dei componenti, ad altre professioni tecnico-giuridiche, ma anche ai magistrati. Una possibilità che il presidente, Armando Zambrano, intende cogliere appieno: «Il principio di terzietà deve essere applicato il più possibile, perché è l’occasione di dare un segnale di apertura importante e di sempre maggiore trasparenza».
Per il presidente del Cnapp (architetti), Leopoldo Freyrie, gli esterni «saranno fondamentali per giudicare le violazioni delle società multidisciplinari tra professionisti».
Non avranno i Consigli di disciplina i medici e i professionisti dell’area sanitaria, che per legge conitinuano a mantenere la Ceeps (Commissione per gli esercenti le professioni sanitarie) presso il ministero della Salute, che è già organo terzo.
Caso a parte anche i notai, il cui sistema disciplinare è stato riformato con il Dlgs 149 del 2006, che ha portato alle commissioni di disciplina regionali presiedute da un magistrato di Corte d’appello. Inoltre gli atti dei notai sono controllati, tramite gli archivi, dal ministero della Giustizia ogni due anni.

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