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Sanzioni in cura dimagrante

di Fabrizio G. Poggiani  

Per i versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la sanzione ordinaria pari al 30% è ridotta nella misura pari a un quindicesimo per ogni giorno di ritardo, in assenza di ulteriori limitazioni eliminate dalla «Manovra correttiva».

E possibile regolarizzazione spontanea, con utilizzo dell'istituto del ravvedimento operoso e riduzione ulteriore della sanzione a 1/10 del minimo, stante il fatto che il pagamento avviene entro 30 giorni dalla scadenza naturale.

Con il comma 31, dell'art. 23, del dl n. 98/2011 (convertito in legge 111/2011, c.d. «Manovra correttiva») è stata modificata la disciplina riguardante le sanzioni, con particolare riferimento ai versamenti che, pur essendo effettuati in ritardo sono eseguiti entro il termine ristretto di 15 giorni dalla data in cui lo stesso versamento doveva essere effettuato.

Per quanto disposto dal comma 1, dell'art. 13, dlgs n. 471/1997 in presenza di omesso o tardivo versamento delle imposte si rende applicabile la sanzione pari al 30% dell'importo non versato; la modifica impatta sul secondo periodo del citato comma 1 e dispone che «_ per i versamenti effettuati con ritardo non superiore a 15 giorni, la sanzione di cui al primo periodo (_) è ulteriormente ridotta ad un importo pari a un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo_».

Il comma 31, dell'art. 23 della manovra ha previsto, inoltre, l'abrogazione dell'inciso «_ per i versamenti riguardanti crediti assistiti integralmente da forme di garanzia reale o personale previste dalla legge o riconosciute dall'amministrazione finanziaria_», con la conseguente eliminazione del limite di applicazione a determinate fattispecie e conseguente estensione a tutte le tipologie di versamenti, senza alcuna preclusione.

Di fatto, per ogni giorno di ritardo sulla scadenza originaria si rende applicabile una sanzione pari al 2%, con la differenziazione dell'ammontare in relazione al giorno in cui il versamento risulta regolarizzato giacché «_ l'entità della riduzione diminuisce con l'aumentare dei giorni di ritardo, fino ad azzerarsi se il ritardo è pari a quindici giorni _» (cm 138/E/2000).

Naturalmente, la modifica interviene dal 6 luglio scorso, data di entrata in vigore del decreto, ma si segnala, in attesa di precisi chiarimenti ministeriali, la possibile applicazione del «favor rei» sancito dal comma 3, dell'art. 3, dlgs n. 472/1977 mediante il quale «_ se la legge in vigore al momento in cui è stata commessa la violazione e le leggi posteriori stabiliscono sanzioni di entità diversa, si applica la legge più favorevole_» e fatto salvo il caso il cui le sanzioni siano divenute definitive.

Tale modifica impatta, inevitabilmente, anche sull'applicazione del ravvedimento operoso, quando l'irregolarità emergente è sanata dal contribuente di propria iniziativa, tramite detto istituto, di cui all'art. 13, dlgs n. 472/1997; in effetti, seguendo l'indirizzo ministeriale (cm n. 138/E/2000) «_ la riduzione (_) si aggiunge a quella (_) prevista dall'art. 13, lettera a), dlgs n. 472/1997_».

Di conseguenza, quando il versamento viene eseguito spontaneamente entro 15 giorni dalla naturale scadenza, la riduzione a un decimo, disposta dal ravvedimento operoso, si rende applicabile, in estensione, anche alla sanzione riferibile a ciascun giorno di ritardo (per esempio, se la sanzione piena nel primo giorno di ritardo è pari al 2%, la sanzione ridotta per effetto della regolarizzazione spontanea è pari allo 0,2%).

L'occasione della rimodulazione delle sanzioni permette, inoltre, di analizzare due ulteriori fattispecie, in tema di ravvedimento operoso: il primo riguarda la possibilità di effettuare il ravvedimento cosiddetto «frazionato» (rm 67/E/2011) e non «rateizzato», con la possibilità che il contribuente proceda a versare una porzione del debito con contestuale versamento della sanzione e degli interessi commisurati a detta frazione, mentre la seconda riguarda la negazione del perfezionamento del ravvedimento in presenza di un versamento della sanzione ridotta in misura inferiore all'entità dovuta (Cassazione, sentenza 9/6/2011 n. 12661).

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