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Sanzioni «graduali» Parigi e i pirati del web

di Stefano Montefiori

PARIGI— Domani l’Agcom italiana potrebbe approvare la contestata delibera sulla protezione del diritto d’autore, che introduce la possibilità di chiudere i siti internet in via amministrativa. Una soluzione che sta provocando proteste e appelli non dissimili da quelli che accompagnarono l’entrata in vigore della legge Hadopi, in Francia, e del Digital Economy Act, in Gran Bretagna. Le critiche sono bipartisan. Nel centrodestra il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni: «La pirateria sul web non si combatte offrendo la censura come unica risposta. Ho scritto al presidente dell'Autorità Garante per le Comunicazioni, Corrado Calabrò, esortandolo, prima di deliberare il provvedimento ora allo studio, a valutare con attenzione l’impatto che rischia di avere sulla libertà di espressione su Internet, in particolare per le nuove generazioni» . Nell’opposizione, tra gli altri, Nichi Vendola: «Le decisioni che l’Autorità Garante per le Comunicazioni si accinge a prendere non aiutano l’espressione della libertà ma rischiano di fare dell’Italia uno dei Paesi più chiusi, dove con il pretesto della tutela del diritto d’autore potrebbero realizzarsi veri interventi censori» . E Antonio Di Pietro: «L’Italia dei Valori aderisce alla manifestazione "Notte della Rete"contro la delibera dell’Agcom. In Italia la Rete libera è uno dei pochi spazi informativi dove la partecipazione democratica è ancora possibile» . Ma come funzionano gli esempi già in vigore in Europa? In Francia, la prima versione della legge che istituiva la Hadopi (Alta autorità per la diffusione delle opere a la protezione dei diritti su Internet) prevedeva che un organismo amministrativo — come l’Agcom in Italia — potesse staccare la spina agli utenti che avessero usato programmi peer to peer per scaricare illegalmente materiale protetto dal diritto d’autore. Il Consiglio costituzionale nel 2009 ha dichiarato illegittima questa possibilità, richiedendo l’intervento obbligatorio del tribunale, che potrebbe entrare in azione per la prima volta proprio in queste ore. La legge Hadopi si fonda sul principio della «risposta graduale» in tre fasi: alla prima infrazione, invio di un avviso tramite email; poi lettera raccomandata, infine denuncia alla procura. Dall’ottobre scorso, da quando la Hadopi è a regime, le prime due fasi sono state ampiamente attivate: la Cpd (commissione per la protezione dei diritti) ha spedito fino a oggi agli utenti oltre 400 mila email di avvertimento, e poi 3.500 lettere raccomandate a chi non si è lasciato intimorire. La terza fase, quella davanti al tribunale, è pronta a scattare: la Cdp sta esaminando 10 casi di navigatori già avvertiti e sorpresi più volte a scambiarsi file protetti da copyright. In Gran Bretagna, il Digital Economy Act — che entrerà completamente in funzione tra un anno — è sottoposto a molte contestazioni, soprattutto dopo che un rapporto delle Nazioni Unite di inizio giugno ha stabilito che il sistema dei «tre colpi e sei fuori» allestito da Londra e Parigi viola i diritti umani. Dieci giorni fa i due provider British Telecom e TalkTalk si sono visti respingere la richiesta di appello contro la legge voluta dall’ex braccio destro di Tony Blair, Peter Mandelson; prevedono ora di fare ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo.

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