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Sanzioni disciplinari, rito sprint

di Antonio Ciccia 

Rito sprint per contestare le sanzioni disciplinari ai giornalisti.

Il decreto legislativo 150/2011 del 1° settembre 2011 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 220 del 21 settembre 2011) attua la delega contenuta nell'art. 54 della legge 18 giugno 2009, n. 69, e semplifica il rito per l'impugnazione dei provvedimenti sanzionatori per i giornalisti.

Le impugnazioni delle decisioni del Consiglio nazionale dell'Ordine dei giornalisti, innovando a quanto statuito quasi cinque decenni fa, con la legge 69 del 1963, seguiranno il rito sommario di cognizione, caratterizzato, almeno sulla carta, da tempi più rapidi, anche in considerazione della informalità del rito e della istruttoria semplificata.

Per contestare la sanzione disciplinare irrogata al giornalista si applicherà, dunque, il rito sommario di cognizione, mantenendo però ferme alcune peculiarità.

Il processo si svolge in camera di consiglio e non in udienza pubblica. Inoltre il collegio giudicante è integrato da un giornalista e da un pubblicista, nominati entrambi dal presidente della Corte d'appello.

La nomina del giudice specializzato è effettuata ogni quadriennio, all'inizio dell'anno giudiziario dal presidente della Corte di appello su designazione del Consiglio nazionale dell'Ordine. Il giornalista professionista e il pubblicista, alla scadenza dell'incarico, non possono essere nuovamente nominati.

Competente territorialmente è il tribunale del distretto cui fa parte il consiglio regionale o interregionale presso cui il giornalista è iscritto.

Il procedimento sommario si introduce con un ricorso, si sviluppa secondo le indicazioni del giudice quanto all'acquisizione delle prove, e si conclude con ordinanza, la quale, se non impugnata, diventa titolo esecutivo a tutti gli effetti.

Non soltanto, ma quale garanzia in più al procedimento, rimane ferma la necessaria presenza di un pubblico ministero. Altre peculiarità riguardano il termine per impugnare che rimane di 30 giorni (raddoppiato nel caso di infrazioni su suolo estero) e infine l'obbligo, da parte della cancelleria del tribunale, di notificare l'ordinanza che definirà il giudizio, potendo essa annullare, modificare o revocare la deliberazione impugnata.

Il potere del giudice, dunque, non si ferma alla valutazione della legittimità della deliberazione, ma si spinge nel merito fino a poter rideterminare totalmente o parzialmente la sanzione comminata.

Per un eventuale ricorso ulteriore presso la Corte di cassazione, il termine prefissato è quello stabilito dall'articolo 360 codice di procedura civile e quindi 60 giorni.

La materia delle sanzioni ai giornalisti è disciplinata dalla legge professionale di categoria, la n. 69/1963.

All'esito di un procedimento disciplinare di competenza degli ordini territoriali, il giornalista può rivolgersi al consiglio nazionale della professione. Tali deliberazioni possono essere impugnate dall'interessato ovvero dal pubblico ministero, sempre nei termini di 30 giorni, come imposto dalla semplificazione del decreto legislativo in questione, e il termine rimane lo stesso per eventuali impugnazioni in grado di appello.

Le sanzioni disciplinari per i giornalisti vanno dall'avvertimento alla censura, e poi, in un crescendo di gravità, alla sospensione dall'esercizio della professione per un periodo non inferiore a due mesi e non superiore a un anno e infine la radiazione dall'albo.

Il giornalista radiato dall'albo, dagli elenchi o dal registro a seguito di provvedimento disciplinare può chiedere di essere riammesso, ma solo trascorsi cinque anni dal giorno della radiazione.

L'avvertimento punisce abusi o mancanze di lieve entità e consiste nel rilievo della mancanza commessa e nel richiamo del giornalista all'osservanza dei suoi doveri.

La censura si infligge infliggersi nei casi di abusi o mancanze di grave entità e consiste nel biasimo formale per la trasgressione accertata.

La sospensione dall'esercizio professionale può essere inflitta nei casi in cui sia stata compromesso la dignità professionale. La radiazione, infine, può essere disposta nel caso in cui la codotta del giornalista gravemente compromesso la dignità professionale fino a rendere incompatibile con la dignità stessa la sua permanenza nell'albo.

Il procedimento di applicazione della sanzione precede il necessario contraddittorio con l'interessato, che ha assicurato un termine per presentare le sue difese anche per iscritto.

Inoltre i provvedimenti disciplinari devono essere adottati a votazione segreta e devono essere motivati.

L'azione disciplinare si prescrive entro cinque anni dal fatto.

Nel caso che per il fatto sia stato promosso procedimento penale, il termine suddetto dal giorno in cui è divenuta irrevocabile sentenza di condanna o di proscioglimento.

Secondo di una serie di articoli – Il primo è stato pubblicato su ItaliaOggi del 22 settembre 2011

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